• Sole, mare ed eritemi solari: cosa fare in caso di scottature

    eritema solareLa prevenzione resta sempre la strategia migliore, utilizzando creme ad alto fattore di protezione, moderata esposizione per i primi giorni, evitando fasce orarie pericolose. Bisognerebbe infatti aumentare progressivamente le ore di esposizione nell’arco di più giorni e privilegiare le prime ore del mattino (9-11) o il secondo pomeriggio (6-19), in quanto il sole è dannoso sia a breve termine che a lungo termine e quindi vale la pena fare un piccolo sforzo e acquisire queste regole come abitudine. Nell’immediato il danno più frequente sono gli eritemi solari, vere e proprie ustioni della pelle che alla lunga portano ad un aumento delle probabilità di incorrere in macchie cutanee, fotoinvecchiamento (le famose “rughe da sole”) e melanomi (tumore della pelle).

    Cosa fare in caso di scottature

    siIdratare la pelle con lozioni o creme idratanti. Molto adatti allo scopo sono l’oleolito di iperico, quello di calendula e di arnica. Anche l’olio di Argan può essere impiegato: lenisce il bruciore e il prurito eritematoso e reidrata la pelle. Si consiglia anche l’uso del gel di Aloe Vera, che decongestiona e aiuta nelle rigenerazione dei tessuti. Raffreddare questi prodotti in frigorifero prima dell’applicazione aumenta la sensazione di sollievo.

    si

    L’amido contenuto nella patata e nella mela, a contatto con la pelle ha un effetto decongestionante ed antinfiammatorio immediato: basta applicare le fette sulla pelle irritata per trovare subito giovamento.

    si

    Raffreddare la parte scottata con impacchi di ghiaccio, docce fredde e panni inumiditi. E’ un sollievo temporaneo, ma necessario nella fase più acuta.

    siBere molto e mangiare molta frutta e verdura: aiuta sia nella termoregolazione, che a prevenire un’eventuale disidratazione. Inoltre le vitamine C ed E aiutano nel ridurre i danni grazie agli antiossidanti.

    Cosa bisogna assolutamente evitare :

    no

    Continuare ad esporsi al sole. Per le successive 72 ore bisogna evitare nel modo più assoluto di esporsi al sole. Infatti un eritema solare non grave si risolve nel giro di pochi giorni. Se il problema persiste, con sintomatologie gravi (febbre, capogiri e vomito), molto probabilmente si tratta di una vera e propria insolazione.

    no

    Rompere le vescicolette che si formano nei casi già più gravi : si prolungano i tempi di guarigione della pelle, aumentando anche i rischi di infezione.

    no

    Grattarsi: il prurito misto a bruciore e dolore spinge a grattarsi. La pelle già provata non ha bisogno di altro stress.

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  • La pacciamatura: cos’è, a cosa serve e come si fa

     

    La pacciamatura è una pratica che risolve molti problemi pratici nella gestione di un orto o di un giardino. Consiste nella copertura della superficie del terreno con materiale di varia natura, organica ed inorganica.

    I principali vantaggi della pacciamatura sono:

    • trattenere l’umidità del terreno, riducendo l’evaporazione (in estate) ed un conseguente risparmio idrico [ leggi anche “ 10 semplici regole per risparmiare acqua in giardino ” ]
    • proteggere le radici dalle escursioni termiche: dunque trattenere calore in inverno ed evitare un eccessivo surriscaldamento in estate.
    • evitare il compattamento del suolo dovuto all’impatto della pioggia
    • impedire la crescita delle infestanti, sottraendo luce [ leggi anche “Diserbante naturale : acqua e sale !” ]

    Regole basilari per pacciamare in modo ottimale:

    1. In un contesto strettamente biologico-naturale, utilizzare solo materiale organico (paglia, aghi di pino, fogliame, corteccia, cippato, fibra di cocco, torba.. ecc..), o inorganico, purché di origine minerale ( ghiaia, roccia lavica, sassi ..).
    2. Nei giardini o comunque in prossimità di piante perenni dove non c’è un frequente ricambio delle colture si può optare per una pacciamatura minerale. Mentre nelle colture annuali, si consiglia materiale di origine vegetale e con uno spessore dello strato non superiore ai 5-6 cm per favorirne il naturale processo di decomposizione. Strati troppo spessi di pacciamatura, oltre a restare indecomposti, rischiano di essere ricettacolo di ospiti sgraditi attratti da marcescenze ed essere anche veicolo di malattie.
    3. Ogni materiale pacciamante ha diverse caratteristiche e diversi tempi di degradazione. Ad esempio, la torba, pur essendo un ottimo substrato (utilizzato in sostituzione del terriccio nella coltivazione indoor), ha tempi di degradazione molto lunghi  ed influisce sul pH del terreno, verso valori di acidità. Stesso discorso vale per gli aghi di pino che, se usato come pacciamante, aumenta l’acidità del terreno a livelli tali da avere l’effetto di diserbo totale. Dunque torba e aghi di pino possono essere usati come materiale pacciamante delle acidofile (ad esempio camelia e ortensia, ma anche fragole, lamponi e frutti di bosco) o mischiati ad altri materiali. Altri materiali grossolani, ricchi di cellulosa ( trucioli, segatura, cippato..) hanno tempi di decomposizione più lunghi di materiali acquosi come foglie, sfalci d’erba, scarti dell’orto. Ogni materiale ha i suoi pro e i suoi contro: il trucco è capire quello più adatto.
    4. La velocità di decomposizione dello strato pacciamante dipende, oltre che dalla natura del materiale, anche da temperatura ed umidità. Maggiore umidità e temperature elevate, riducono i tempi di degradazione. Quindi, nonostante si possa pacciamare praticamente in qualsiasi momento dell’anno e in qualsiasi fase di crescita, anche la stagione e l’esposizione al sole della zona da pacciamare incidono sulla scelta della materiale da utilizzare.

    L’unico aspetto negativo della pacciamatura è una momentanea sottrazione di azoto nel terreno da parte della microflora: la decomposizione avviene ad opera di microorganismi che in presenza di risorse, aumentano esponenzialmente e per moltiplicarsi hanno bisogno proprio di azoto. Nonostante sia temporanea questa fase, il problema può essere ovviato incrementando azoto con letame o compost maturo. Tuttavia è una sottrazione momentanea, in quanto la stessa degradazione della pacciamatura apporterà azoto al terriccio.

    In conclusione la pacciamatura è utile e, se fatta con i materiali giusti, migliora anche la qualità del terreno.

     

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  • Limoncello senza zucchero con la stevia

    limoncello con stevia senza zuccheroEsistono moltissime ricette di limoncello. Come per tutte le ricette tipiche regionali, molto probabilmente ogni famiglia campana ha una sua variante con quantità differenti, ma fondamentalmente con gli stessi ingredienti: alcool, bucce di limone, acqua e zucchero. In questa variante molto originale del noto liquore, lo zucchero sarà sostituito dalle foglie di Stevia. Sostituire in un liquore lo zucchero con la Stevia ne riduce l’apporto calorico (nella ricetta originale ben 800 grammi di zucchero per 2 litri di prodotto finito equivalgono ad 3136 Kcal ).

    Occorrente :

    • 1 litro di alcool puro  a 95°
    • 10 limoni medi biologici non trattati
    • 150 grammi di foglie fresche o 50 grammi di foglie essiccate (oppure 45 g di polvere di stevia).
    • 1 litro di acqua

    Lavare ed asciugare bene i limoni e le foglie di stevia. Sbucciare i limoni, prelevando solo la parte esterna, evitando quella interna, bianca (albedo), che, pur essendo buonissima da mangiare, in questa preparazione rischia di compromettere il colore del liquore, rendendolo più opaco ed inoltre lasciando un retrogusto amaro al limoncello. Come già detto in precedenza, l’estrazione del potere dolcificante della stevia avviene per infusione in alcool delle foglie. Dunque si inseriscono in un recipiente con chiusura ermetica l’alcool, le bucce dei limoni e le foglie e si lascia il tutto in macerazione per 10 giorni, mescolando quotidianamente e facendo attenzione che l’alcool copra per bene bucce e foglie. Successivamente si filtra l’infusione e si aggiunge l’acqua. Nel caso non si abbiano a disposizione le foglie di stevia, è possibile utilizzare la polvere, disciogliendola nell’acqua prima di unirla all’infuso di bucce di limone. Il limoncello così ottenuto dovrà essere rigorosamente servito freddo. Il colore e il sapore, chiaramente , non è quello originale del limoncello tradizionale: il liquore così ottenuto avrà una colorazione verde scuro se saranno state usate solo le foglie e il gusto è a metà tra limone e liquirizia (la stevia infatti ricorda la liquirizia).

    In conclusione, la stevia può essere utilizzata anche per sostituire lo zucchero nei liquori. Oltre al limoncello, si possono preparare anche tutti quei liquori che prevedono l’infusione di erbe o frutti. Orientativamente ogni 100 grammi di zucchero vanno sostituiti con circa 20 grammi di foglie fresche di stevia, che equivalgono a circa 6 grammi di polvere di stevia.

    Erroneamente si pensa che eliminare lo zucchero nella preparazione di un liquore possa influire anche sulla gradazione alcolica finale del prodotto, in realtà non è così: solo in un processo di fermentazione (tipo quella che avviene al mosto per ottenere il vino) lo zucchero influisce sulla gradazione aumentandola. In questo caso la presenza o meno di zucchero, dunque, non interferisce direttamente sulla gradazione finale, se non per una diversa diluizione dell’alcool. In questo caso infatti, un liquore ottenuto senza zucchero potrebbe avere una gradazione alcolica maggiore, essendo inferiore la diluizione. Quindi se orientativamente un limoncello fatto in casa di solito ha una gradazione inferiore ai 30°, nella versione senza zucchero può superare anche i 40°. Quindi per un limoncello meno alcolico è sufficiente aumentare un po’ la quantità di acqua (invece di 1 litro, utilizzarne 1,2).

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  • Pasta per celiaci

    (Tratta da “Fatto in casa – Smetto di comprare tutto ciò che so fare” di Lucia Cuffaro )
    pasta senza glutine celiaci
    Per arricchire la propria alimentazione con farina senza glutine, adatte anche a persone celiache, è possibile variare utilizzando numerose tipologie che non lo contengono: riso, mais, grano saraceno, soia, mandorle, castagne, manioca e tutte quelle che si ottengono da legumi e cereali senza glutine (quinoa, amaranto, miglio).

    Ingredienti per 4 persone :

    – 300 g di grano saraceno
    – 100 g di farina di riso
    – 4 uova o acqua q.b.
    – un pizzico di sale
    – 1 cucchiaio olio extravergine

    Disponiamo a fontana le farine.

    Nel mezzo disponiamo le uova(o una quantità equivalente di acqua se intolleranti o vegani ), l’olio, il sale. Con la forchetta si inizia ad amalgamare i liquidi con le farine. Procedere lavorando con le mani.
    Dare all’impasto una forma sferica, avvolgiamolo in una pellicola e farlo riposare almeno 30 minuti prima di utilizzarla.
    Con la farina di grano saraceno si ottiene un impasto leggermente più scuro del solito.

    Poi si procede come per qualunque impasto, stendendolo e tagliandolo a piacimento.

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  • Come fare in casa i germogli senza germogliatore

    germogli fatti in casaQuando abbiamo parlato dei “super cibi” e nello specifico dei semi di lino, abbiamo fatto un accenno ai benefici dei germogli.

    Gran parte dei semi sono ricchissimi di proteine, fibre vegetali, minerali ed acidi grassi essenziali. Il seme, infatti, è un concentrato di energie e nutrienti di riserva per il futuro germoglio.

    Le sostanze nutritive del seme aumentano sensibilmente durante il processo di germogliazione producendo inoltre enzimi, sostanze vive fondamentali per la digestione e il metabolismo.

    In commercio si trovano molti tipi di germogli, freschi nei banchi frigo o in scatola. Tuttavia, farli in casa è molto semplice ed economico, anche senza l’ausilio di un germogliatore, inoltre prevede un impiego di risorse minore (basti solo pensare ai mille imballaggi con cui vengono venduti gli alimenti), quindi anche più sostenibile. Inoltre dopo lo scandalo di qualche anno fa dei germogli contaminati dall’ E. coli, autoprodurseli è una garanzia in più, in quanto la contaminazione avvenne ad opera dell’acqua, non dei semi.

    Come fare i germogli in casa

    Occorrente:

    • colino capiente a maglie fitte
    • semi da germogli, ad uso alimentare (non quelli da semina che potrebbero essere trattati)
    • acqua

    Tenere in ammollo i semi per idratarli. Il tempo di idratazione dipende dalle dimensioni del seme: un seme piccolo impiega poche ore, un seme più grande può richiedere fino a 6-7 ore di idratazione.
    Alcuni tipi di semi sono detti “mucillaginosi” ( lino, crescione, basilico e rucola), ovvero appena idratati formano una sostanza gelatinosa in superficie: in questo caso si consiglia di farli rinvenire per pochi minuti.

    Una volta idratati, si trasferiscono i semi nel colino e si sciacquano sotto il getto dell’acqua corrente.

    Il colino va posto in un contenitore che permetta di mantenerlo in sospensione per far circolare l’aria ed evitare i ristagni di umidità. Il recipiente sottostante sarà pieno d’acqua, ma non entrerà mai in contatto con i semi per evitare marcescenze.
    Passare il colino sotto l’acqua corrente 2-3 volte al giorno per 4-5 giorni finché i germogli non raggiungono i 2-3 cm di altezza. Chiaramente ogni tipo di seme ha tempi di crescita differente. Non devono mai mancare umidità, luce (non diretta) e tepore ( l’ideale è tra i 15 e i 20, ma temperature maggiori sono sempre ben accette, velocizzando di molto i tempi), come avviene per ogni tipo di semina. Appena raggiungono l’altezza desiderata, si possono conservare in frigo per diversi giorni, dove continuano a crescere, ma molto più lentamente.
    Si possono mangiare crudi, nelle insalate o cotti, ripassati in padella. Unico limite è la fantasia!

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  • Uno smoothie per ogni occasione!

    Con una consistenza a metà tra frullato e purea, è la bevanda più in voga del momento. Può contenere sia frutta che verdura, purché sia congelata, così da dare consistenza allo smoothie e da consentire di non impiegare latte, gelato o yogurt, come nei frullati. In alternativa, quando non si può congelare la frutta o la verdura ( ad esempio in caso di verdure “da foglia”) si può utilizzare il ghiaccio.
    Ricchi di vitamine, depurano e saziano, senza apportare troppe calorie.

    E poi sono buoni e belli, con i loro colori vivaci. Tutti da provare.
    smothie disintossicante

    Smoothie disintossicante:
    Frullate 200 ml di latte di cocco, con 5-6 cubetti di ghiaccio, una manciata di rucola, gambi di sedano e un pizzico di pepe o noce moscata. Il sedano ha proprietà diuretiche, la rucola depurative.

     

     

     

     

    smothie

    Smoothie rinforzante

    Frullate una manciata di bacche di Goji secche, una manciata di more congelate, una costa di sedano e qualche foglia di lattuga. Ricco di flavonoidi, per una sferzata di energia e un carico di antiossidanti.

     

     

     

     

    smothieSmothie drenante

    150 gr. di ananas a cubetti
    75 gr. papaya
    60 ml di succo di guava
    1 cucchiaio di succo di lime
    1 cucchiaio di sciroppo di melograno
    ghiaccio tritato q.b.

    Tritare il tutto e servire subito.

    L’ananas è drenante. Il melograno ricchissimo di antiossidanti.

     

     

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  • Le piante barometro, altro che app!

    Le condizioni meteorologiche da sempre influiscono sulle nostre attività . Infatti negli ultimi anni le previsioni meteo sono diventate un vero business, tra app, siti dedicati e i rispettivi spazi pubblicitari. Gli utenti appassionati di meteorologia aumentano esponenzialmente di anno in anno chiedendo previsioni a lungo termine sempre più precise.

    Purtroppo spesso le previsioni non si avvicinano nemmeno lontanamente alle reali condizioni del tempo, penalizzando fortemente alcuni settori come il turismo.

    Per chi si accontenta di avere previsioni a breve tempo, per intenderci, giusto per capire se è il caso o meno di portarsi dietro l’ombrello in questa anomala estate, ci si può affidare a delle piante molto particolari, sensibili ai cambiamenti di umidità. Alcune piante, soprannominate “piante barometro”, reagiscono in anticipo ai cambiamenti climatici, in particolar modo all’aumento di umidità nell’aria. Infatti, appena l’umidità aumenta (fenomeno che avviene prima che inizi a piovere), queste piante si preparano alla pioggia chiudendo i fiori, in modo da evitare la dispersione di polline (in questo caso sarebbe una dispersione non proficua, dal momento che scivolerebbe sul terreno inutilizzato).

    Tra le principali piante barometro, le più diffuse e note sono la Calendula Officinale e l’Escolzia (entrambe presenti allo stato spontaneo, ma facilmente coltivabili) e l’acetosella ( Oxalis ) e la Carlina (Carlina acaulis )(per lo più spontanee).

    La Carlina conserva la peculiarità di chiudere le brattee per preservare il polline anche da recisa. E’ diffusa perlopiù in climi montani e asciutti, dove c’è l’usanza di tenerla da recisa appesa alla porta di casa. L’origine del nome, non confermata, pare si attribuisca a Carlo Magno che la uso come medicamento per i suoi soldati, pur non avendo in realtà nessuna proprietà terapeutica, ma utilizzata solo in cucina come un carciofo.

    Quindi, prima di uscire di casa, controllate sul davanzale della finestra se i fiori sono chiusi!

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    Semi di Escolzia in miscuglio[Eschscholtzia californica ]

    E’ largamente usato per decorare aiuole e bordure, ma in erboristerie è impiegato anche come sedativo.

     

     

     

    Semi di Calendula Officinale

    E’ un fiore allegro, decorativo, edibile e ricchissimo di proprietà terapeutiche, oltre che utile in giardino contro i parassiti. Non dovrebbe mancare in giardino!

     

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  • Chips di pomodoro

    Seguendo il filone delle alternative alle conserve tradizionali, oggi scopriamo insieme come realizzare delle gustosissime chips, ottime come snack da mangiare subito, ma, se opportunamente conservate in recipienti ermetici , un valido metodo di conservazione. L’unica pecca di questa preparazione è che le chips sono così buone che una volta assaggiate è difficile conservarle, perché finiscono subito !
    Si ottengono per disidratazione al forno o in essiccatore , in quanto richiede una temperatura superiore ai 100°. Purtroppo l’essiccazione al sole in questo caso è sconsigliata, in quanto non supera i 40°.
    Tagliare i pomodori con uno spessore uniforme di pochi millimetri , disporli su una teglia e condirli a piacimento (sale grosso, spezie, aromatiche e niente olio), e procedere alla disidratazione.
    In forno occorrono circa 2 ore, nell’essiccatore dalle 7 alle 8 ore.
    E’ possibile fare chips anche di carote, zucca, zucchine, ovviamente patate, ma anche frutta come mele, pere e banane. L’unico accorgimento è tagliare la verdura in modo uniforme e molto sottile. Questo tipo di preparazione ha il vantaggio di apportare pochissime calorie e preservare inalterati i sapori della verdura (o frutta) che sono addirittura più concentrati , dal momento che sono disidratati.

    Si conservano in barattoli a chiusura ermetica al riparo dalla luce. Come per l’essiccazione di frutta e verdura, si consiglia di suddividere le chips in piccoli contenitori , in modo tale che in caso di ammuffimento di anche una sola chips, non si debba buttare via troppo materiale. Chiaramente, prima di consumare le conserve di qualunque tipo è sempre bene controllare lo stato di conservazione e la presenza di muffe.

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    Libri sull’essiccazione ed essiccatori 

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  • ” VadavialaCheciàp ” ( Ketchup homemade)

    ketchap

    [Ricetta tratta dal libro ” 100 cult in padella ” : succede solo a casa tua ! Come reinventare “I classici” del cibo industriale . 100 ricette fai-da-te , ecologiche e sane .]

    Ai milanesi il nome sarà chiaro . se non avete mai assaggiato un ketchup fatto in casa non potete dire che il ketchup non vi piace .

    • 400 g. di pugne denocciolate ( se non le avete congelate in autunno , vi toccherà usarne 4 secche , lasciate in ammollo preventivo per una mezz’oretta )

    • 450 g. di passata di pomodoro ( o pomodori freschi di stagione)

    • 100 g. di aceto di mele o di vino bianco autoprodotto (a pag. 24)

    • 30 g. di zucchero di canna grezzo

    • 1 spicchio d’aglio

    • 1 foglia di alloro

    • 2 chiodi di garofano

    • peperoncino q.b.

    • sale q.b.

    Tritare prugne ed aglio assieme , il più finemente possibile . Poi cuocere a fiamma bassa tutti gli ingredienti tranne zucchero , aceto e peperoncino , finché non cala di circa la metà . Togliete alloro e chiodi di garofano ( se li riuscite a trovare ) e aggiungete aceto e zucchero .
    Cuocete ancora fino alla consistenza voluta e terminate la creazione con una passata di minipimer . Se lo volete creare pronto all’uso , basta versarlo bollente come una passata o una marmellata in contenitori adatti , in modo da farlo andare sottovuoto .

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  • Tabasco fatto in casa: un altro modo per conservare i peperoncini

    tabasco fatto in casaUna volta raccolti i peperoncini, generalmente vengono essiccati, congelati o conservati sott’olio. In alternativa, si può provare a fare in casa la famosa salsa piccante.
    Il nome “Tabasco” deriva dalla varietà di peperoncini utilizzata. In sostituzione può essere utilizzato anche un altro peperoncino, ad esempio quello di Cayenna, che ha lo stesso valore nella scala di Scoville (unità di misura della “piccantezza”). La ricetta originale, dunque, prevede l’utilizzo di peperoncino “Tabasco” ed anche una macerazione degli ingredienti in botti di quercia per tre anni ed un invecchiamento del composto in nuove botti per diverse settimane. Dal momento che probabilmente pochi hanno in casa botti di quercia, ma soprattutto tre anni di paziente per l’attesa di seguito la ricetta riveduta e corretta trovata su Wikipedia.

    Occorrente:

    • 640 grammi di peperoncini freschi e ben maturi
    • 20 grammi di sale grosso
    • 20 cl di aceto di vino bianco

    La preparazione è molto semplice: bisogna lasciare in macerazione per almeno un mese i peperoncini (semi inclusi) ben tritati con il sale in un recipiente sterile, chiuso non ermeticamente con un tovagliolo. Dopo il primo mese di macerazione (l’ideale sarebbe anche per un periodo più lungo), si trasferisce il composto in un nuovo recipiente sterile e si aggiunge l’aceto. Dopo una settimana, si può filtrare il composto, eventualmente si corregge di sale e si ripone in frigo.

    La presenza del sale e dell’aceto garantisce la conservazione per vari mesi.

    In base ai gusti e alla disponibilità si possono usare tipi di peperoncini diversi, con valori di Scoville differenti.

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