• Conservare frutta e verdura con l’essiccazione al sole

    frutta essiccata

    L’estate è notoriamente il periodo delle conserve. Le eccedenze dei raccolti vengono opportunamente impiegate in prelibate confetture, o conservate principalmente sottolio per poter essere usate nel periodo invernale.
    Le conserve e le confetture, tuttavia, apportano un valore energetico considerevole a quelli che di base sono alimenti sani e leggeri. Inoltre richiedono molta manualità e tempo.
    L’ essiccazione è uno dei metodi più antichi per conservare il cibo e produrre della frutta e verdura secca deliziosa e nutriente in modo semplice. Quella domestica può avvenire al sole (se l’aria non è inquinata e sufficientemente calda e secca per almeno 3-4 giorni consecutivi) oppure in forno o in appositi essiccatoi là dove il clima è più umido.

    I telai per l’essiccazione al sole possono essere facilmente costruiti con una cornice di listelli di legno e una rete simile a quella delle zanzariere (oppure una garza) ben tesa sulla superficie, purché non si tratti di ferro zincato, che tende ad ossidare il cibo. I pezzi di cibo preparati per l’essiccazione devono essere disposti in uno strato singolo, evitando il contatto tra loro e posizionati in un luogo che sia non soltanto soleggiato, ma anche ben arieggiato – ideali una terrazza o un tetto. Inoltre devono essere capovolti almeno una volta al giorno e ritirati al chiuso durante la notte. Se vi sono insetti nelle vicinanze, meglio coprire la superficie con un velo di tulle, avendo cura che il tessuto non tocchi il cibo.

    Per un prodotto di buona qualità, ortaggi e frutti devono essere preparati per l’essiccamento subito dopo la raccolta e non essere eccessivamente maturi. In alcuni casi devono essere sbollentati, lasciati raffreddare e messi a essiccare. Prima di passare dal luogo dell’essiccazione al contenitore per la conservazione, gli alimenti devono essere lasciati raffreddare completamente.

    Per la conservazione, si possono usare contenitori di plastica, di vetro, di metallo. Vanno tutti bene, purché siano a chiusura ermetica, non esposti alla luce (per esempio messi dentro una busta di carta o una scatola) e tenuti al fresco. Si conservano per almeno sei mesi. E’ preferibile suddividere in piccole quantità, cosicché, in caso di ammuffimento anche di un solo pezzettino di frutta, non si debba buttare via tutto il contenuto.

    Per quanto riguarda la frutta, bisogna ricordare che essa subirà un processo di ossidazione per cui assumerà un colore scuro: la frutta secca che si compra al supermercato è pesantemente trattata per evitare questo inconveniente.

    Quando la frutta apparirà grinzosa ed appiccicosa, mentre la verdura rigida al punto di spezzarsi, saranno pronte.

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    Essiccatori domestici per essiccare tutto l’anno comodamente in casa frutta, verdura e ogni altro tipo di alimento e scoprire non solo come conservare il cibo in modo sano, ma come sfruttarlo anche per decorare, ad esempio, con le arance essiccate

     

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  • Gelato con 1 ingrediente senza gelatiera

    Una preparazione che prende ispirazione gelato con 1 ingrediente senza gelatieradal “Raw Food” , letteralmente ” Cibo crudo” : uno stile di vita volto ad un’alimentazione sana e naturale che prevede il consumo di cibo di origine vegetale crudo o trattato a temperature inferiori ai 40-45 gradi , in Italia più noto come “crudismo” . Infatti è un gelato completamente vegano e che non prevede cotture quali potrebbe essere la pastorizzazione degli ingredienti come avviene nel gelato tradizionale nel quale viene utilizzato l’uovo e il latte .

    Come si prepara il gelato con un solo ingrediente , ma soprattutto senza gelatiera ?

    Semplice . E’ necessario congelare la frutta precedentemente lavata a pezzetti almeno 8 ore prima dell’uso . I frutti più adatti sono sicuramente banana , lampone , fragole , mirtilli o tutta quella frutta già molto dolce ed aromatica senza l’aggiunta di altri ingredienti . Una volta congelati , vanno frullati con l’aggiunta di pochissima acqua fredda finché il composto non appare cremoso .

    Disporre con un cucchiaio il gelato nelle coppette e servire subito , oppure riporre in un contenitore nel freezer .

    Indicato per gli sportivi , per chi è sempre a dieta o semplicemente per chi è attento a ciò che mangia . Può avere infinite varianti , anche con l’aggiunta di altri ingredienti , ma sicuramente risulta un’ottima idea per far mangiare più frutta ai bambini e per utilizzare eccedenze di frutta ( per chi ha la fortuna di avere un orto ) che altrimenti sarebbero destinata alla compostiera , in quanto si congela la frutta e la si può utilizzare fino ai sei mesi successivi  .

    Per approfondimenti sul “Raw Food” per bambini :

    Libro ” Primi passi verdi “. Guida per genitori e bimbi eco-sostenibili, da 0 a 6 anni: cibo, abiti, pulizia, giochi, attività – I fiori del bene – Vendita semi on line

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  • 10 semplici regole per risparmiare acqua in giardino

    risparmio-idrico

    L’acqua è un bene prezioso: vietato sprecarla!

    1) Innaffiare solo quando necessario. Sembra una banalità, ma talvolta per eccesso di zelo, si tende ad annaffiare più del necessario, provocando addirittura danni alle piante. Dunque annaffiare solo quando il terriccio è realmente molto asciutto. In commercio esistono degli strumenti capaci di misurare l’umidità in profondità al livello delle radici ( misuratore 3 in 1 – pH , umidità , illuminazione  ) dove il terriccio può essere molto umido anche se in superficie è stato asciugato dall’aria e dal sole.

    2) Annaffiare solo di mattino presto o tardo pomeriggio: annaffiare nelle ore più calde danneggia solo le radici delle piante, in quanto tenderà ad evaporare, cuocendo letteralmente le radici.

    3) Riutilizzare l’acqua usata in cucina per lavare le verdure o della cottura della pasta, chiaramente dopo che si sia raffreddata.

    4) Scegliere piante con un’esigenza idrica bassa: privilegiare quindi ad esempio salvia, timo, origano, rosmarino, piselli e alcune varietà di pomodoro.

    5) Arieggiare il terreno: un terreno troppo sodo e compatto risulta quasi impermeabile all’acqua e le radici delle piante fanno fatica a ramificarsi in modo sufficiente da poter assorbile bene l’acqua.

    6) Impiegare la pacciamatura: la pacciamatura è uno strato superficiale isolante del terreno che può essere costituito sia da materiale organico ( ghiaia, corteccia, foglie, sfalcio di erba, aghi di pino, segatura, fibra di cocco..ecc..), che inorganico minerale ( ghiaia e rocce laviche). Impedisce l’evaporazione dell’acqua in estate e le gelate d’inverno . Inoltre riduce notevolmente il problema delle infestanti. [Leggi anche “La pacciamatura“]

    7) Le infestanti entrano in competizione con le piante coltivate, in quanto necessitano anch’esse di acqua per sopravvivere. Quindi vanno assolutamente estirpate.

    8) Bagnare solo le radici: le foglie e il tronco non hanno bisogno di acqua, anzi potrebbero essere danneggiate dall’insorgere di muffe e marcescenze. Tutta l’acqua che non arriva alle radici è tutta acqua sprecata. Quindi anche nella scelta di un sistema di irrigazione, è preferibile optare per un sistema a goccia piuttosto che quello a pioggia.

    9) Raccogliere e riutilizzare l’acqua piovana: è gratis e si può raccogliere facilmente disponendo contenitori in giro per il giardino  N.b.: è preferibile non conservarla per troppi giorni, in quanto potrebbe diventare ricettacolo di larve di insetti sgraditi o raccoglierla in contenitori chiusi.

    10) Raccolta e riutilizzo delle acque grigie: le acque grigie sono quelle di scarico provenienti da lavandini, docce, cucine e lavatrici. Possono essere riutilizzate nell’irrigazione a condizione che i prodotti impiegati per l’igiene della casa o della persona siano ecologici, altrimenti possono essere utilizzate solo per la pulizia di terrazze o cortili.

    In conclusione, teniamo presente che le piante sono più predisposte a sopravvivere alla carenza che agli eccessi di acqua. Infatti nelle cellule vegetali presentano una struttura, il vacuolo, che ha anche la funzione di riserva di acqua e sostegno per i tessuti delle foglie e dei fusti. In caso di siccità, l’acqua stoccata nei vacuoli viene impiegata per le esigenze primarie della pianta e foglie e fusti, perdendo sostegno, appassiscono. Occorre idratare le radici e le foglie riprendono turgore in poche ore. I danni, invece, generati dagli eccessi non sono così visibili e nemmeno reversibili.

    Quindi meglio mantenersi indietro con le irrigazioni che eccedere.

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  • Come preparare il caffè di Lupino

    caffe-lupinoTra le semine autunnali non può mancare il lupino (lupinus albus – lupino bianco): un alimento preziosissimo, che lo fa entrare di diritto nella categoria dei “super cibi“,  in quanto privo di glutine, ricchissimo di minerali, vitamine , proteine vegetali (molte di più della soia), omega 3 e omega 6.
    Ma forse non tutti sanno che con il lupino si può ottenere anche un surrogato del caffè, sfruttando l’alcaloide che lo rende amaro. Il lupino, infatti, prima di essere usato, generalmente viene “deamarizzato”.

    Come deamarizzare il lupino

    Il lupino, per essere utilizzato come alimento, ha bisogno di un processo di deamarizzazione, ovvero deve essere trattato. E’ necessario prima tenere in ammollo i semi per qualche ora e poi portare l’acqua in ebollizione per circa mezz’ora, non di più, altrimenti si sfarinano. Successivamente, si sostituisce l’acqua e si lascia riposare per circa una settimana, sostituendo l’acqua almeno due volte al giorno. Dopo questi sette giorni, se si desidera utilizzare il lupino come snack salato, si cambia di nuovo l’acqua, mettendovi dentro anche il sale (circa 75g-100g di sale per litro), ricordando che la quantità di “salamoia” dipende ovviamente da quella dei lupini e che la salamoia deve coprirli completamente. Dopo qualche giorno finalmente si possono consumare. Se invece si desidera utilizzare il lupino come un comune legume, nella fase finale non si utilizza sale e si procede con la cottura come di consuetudine.

    Il caffè di lupino

    Per preparare il caffè di lupino, si salta il passaggio della “deamarizzazione”, e i semi di lupino vengono fatti tostare nell’apposito tosta caffè o in una semplice padella, fino a quando non hanno raggiunto la tipica colorazione brunita. Dunque si procede con la macinatura. Chiaramente, in quanto surrogato , non avrà lo stesso aroma del caffè né la caffeina, anzi, a differenza dell’originale, il sapore è molto più amaro e carico, tanto che può essere necessario fare una miscela con altri sostituti, come l’orzo e frumento.

     

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  • I Super cibi : semi di lino

    Semi-di-linoGran parte dei semi sono ricchissimi di proteine vegetali, fibre, minerali ed acidi grassi essenziali. Il seme, infatti, è un concentrato di energie e nutrienti di riserva per il futuro germoglio.

    Ogni tipo di seme ha delle peculiarità. I semi di lino, ad esempio, sono ottimi antiossidanti e ricchi di principi che favoriscono un’azione disinfettante e ricostituente sull’organismo. Sono molto ricchi di proteine (20-25%), Omega-3, calcio, ferro, magnesio, fosforo, potassio e forniscono tutti gli aminoacidi essenziali.

    Inoltre forniscono una buona quantità di fibra con effetti benefici sul sistema digestivo ed aiutano a combattere i problemi di stipsi e ad abbassare il livello di colesterolo nel sangue.

    L’Omega-3 ha ottime proprietà anti-infiammatorie e abbassa la pressione del sangue.

    Le sostanze nutritive del seme aumentano sensibilmente durante il processo di germogliazione producendo inoltre enzimi, sostanze vive fondamentali per la digestione e il metabolismo. Quindi per chi non gradisce i semi, può anche assumerne i germogli. Come? In entrambi i casi, semi o germogli, possono essere inseriti in fresche e ricche insalate, aggiunti nei contorni al termine della cottura, o nei primi piatti.

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  • La bella di notte e la fitodepurazione

    mirabilis-jalapa-bella-di-notteGran parte delle quotidiane attività industriali ed anche agricole producono una quantità notevole di agenti inquinanti che inevitabilmente confluiscono nel suolo, rendendolo contaminato e potenzialmente pericoloso per la salute.

    La bonifica dei suoli da queste sostanze di varia natura è dunque fondamentale per migliorare la qualità di vita.

    Negli anni sono state sperimentate molte tecniche, ma non tutte sostenibili a causa dei costi in termini economici e ambientali. Tuttavia relativamente di recente si è orientati verso un approccio più naturale, con l’impiego di piante capaci di assorbire gli inquinanti e renderli inerti.

    Grazie alla fitodepurazione, infatti, è possibile al tempo stesso bonificare il suolo, migliorandone anche la fertilità, e addirittura riutilizzare i composti stoccati dalle piante stesse.

    Molto adatta allo scopo si è dimostrata la Mirabilis Jalapa, la bella di notte, capace non solo di sopravvivere in suoli con alte concentrazioni di metalli pesanti , ma anche di avere una forte propensione ad assorbire nella parte aerea piombo e zinco.

    L’eccezionalità della scoperta è anche nell’enorme diffusione come varietà spontanea della Mirabilis su tutto il territorio italiano.

    Oltre alla bella di notte, si sono dimostrate molto utili nel fitorisanamento anche la canapa sativa, impiegata di recente per bonificare l’Ilva di Taranto, il girasole selvatico, la senape indiana ed anche alberi come pioppi.

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  • Oleolito di iperico e la notte di San Giovanni

    Oleolito di ipericoL’iperico (Hypericum perforatum ) è una varietà perenne spontanea diffusa in quasi tutta Italia. Viene chiamata anche come erba di San Giovanni, in quanto la sua fioritura raggiunge il culmine in prossimità del 24 Giugno, giorno appunto di San Giovanni Battista.

    L’iperico è una pianta che difficilmente supera i 50 cm di altezza, dunque  se non si ha la fortuna di poterla raccogliere allo stato spontaneo,  si può anche coltivare in vaso. Il nome latino, Hypericum Perforato, deriva dalla caratteristica delle foglie che, se osservate in controluce, appaiono appunto forate, ma, in realtà, sono piccole vescichette oleose dalle quali filtra la luce creando questo particolare effetto ottico. I fiori sono gialli, con cinque petali, sui quali sono visibili dei puntini neri: essi sono delle strutture ghiandolari che contengono l’ipericina, una sostanza profumata e oleosa che, insieme ad altre sostanze presenti nell’iperico, lo rendono un potente fitofarmaco. L’iperico, infatti, è impiegato in erboristeria per le sue proprietà antidepressive, antibatteriche ed antinfiammatorie.

    Il modo più semplice, in un contesto domestico, per impiegare l’iperico è con la preparazione dell’oleolito: si macerano al sole i fiori di Iperico, circa 30 g per ogni 100 ml di olio di oliva (si consiglia un olio buono, per evitare che irrancidisca presto) per sei settimane al sole, ma coperto, perché l’olio è fotosensibile. Successivamente si filtra l’olio, che sarà diventato rosso per via dell’ipericina, e lo si conserva in un recipiente pulito e preferibilmente di vetro scuro. L’oleolito di Iperico si conserva anche per 24 mesi e si può utilizzare per uso esterno per curare ferite, nei massaggi per alleviare dolori muscolari, o per alleviare problemi di couperose e arrossamenti. Prezioso per gli eritemi solari e le scottature in generale.

    Per uso interno, invece, si può utilizzare in infusione dei fiori essiccati o freschi (in estate si consiglia di raccogliere i fiori ed essiccarne una parte solo per gli infusi per l’inverno): un cucchiaio di fiori per ogni tazza di acqua. L’infuso di iperico è molto indicato per alleviare tosse, raffreddore, insonnia ed ansia.

    Per tradizione, i fiori di iperico si raccolgono il 24 Giugno, giorno di S. Giovanni, in quanto, come già detto, oltre ad essere il giorno di fioritura massima, si narra che la rugiada della notte di San Giovanni abbia virtù eccezionali simili a quelle dell’acqua battesimale del Santo. Molto probabilmente questa credenza è la trasposizione cristiana di un rito pagano nel quale all’origine si celebrava il solstizio d’estate e l’unione tra il sole e la luna.

    Ad ogni modo il tempo balsamico dell’iperico (ovvero il periodo dell’anno in cui l’erba ha la più alta concentrazione del principio per cui viene utilizzata) è proprio Giugno, quindi nelle credenze popolari a volte c’è un fondamento scientifico.

    ATTENZIONE :  Se ne sconsiglia l’uso in gravidanza ed allattamento. Può inibire l’assorbimento di farmaci, quindi durante terapie farmacologiche, evitare assolutamente l’impiego dell’iperico.

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    Dove trovare i Semi di iperico

    Di facile coltivazione, in quanto molto rustica e resistente al freddo. Non supera i 50 cm di altezza, quindi è coltivabile anche in vaso .
    Per chi non ha la possibilità di coltivarlo, consigliamo la sezione dedicata ai prodotti con l’iperico del nostro sito, dove è possibile trovare l’oleolito di iperico già pronto, l’unguento, il libro e addirittura anche prodotti specifici per alleviare irritazioni dei nostri amici a quattro zampe (sia cani che gatti).

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  • Come ottenere lo scheletro di una foglia

    decorazione con scheletri di foglie

    Forse ti sarà capitato già di imbatterti in questi  eterei oggetti misteriosi , più simili a delle piume, che non a delle foglie. Gli scheletri delle foglie, “skeleton leaves” in inglese, possono essere utilizzati per decorare pacchetti, impreziosire biglietti, realizzare composizioni o diventare veri e propri gioielli. In commercio si trovano di tutti i colori, forme o misure, ma realizzarli è piuttosto semplice e gratificante.

    Occorrente:
    – bicarbonato (anche quello non alimentare)
    – candeggina e coloranti (opzionali)
    – spazzolino da denti
    – foglie ( le più adatte sono acero , gardenia , magnolia , castagno , betulla o faggio )

    come fare scheletri di foglie

    Per ogni mezzo litro d’acqua occorrono circa 20 grammi di bicarbonato.
    Far riscaldare la soluzione e prima dell’ebollizione,versare le foglie all’interno. Le foglie vanno letteralmente lessate per circa 30 minuti e scolate con estrema delicatezza.
    Una volta freddate, bisogna riporle su un piatto o un tagliere e spazzolate delicatamente con lo spazzolino da denti per eliminare la lamina fogliare dalle nervature.
    Successivamente lo scheletro può essere sbiancato con qualche goccia di candeggina per un effetto neutro, o addirittura colorato con colori naturali ( barbabietola, zafferano, spinacio, ecc..ecc..) o alimentari. Chiaramente l’uso di candeggina, seppure in pochissime quantità, è opzionale ed anche sconsigliato considerato l’impatto ambientale di questa sostanza chimica. Molto più indicato uno sbiancamento naturale, sfruttando l’esposizione al sole, procedimento più lungo, ma più ecologico. Prima di essere impiegate in qualsiasi tipo di composizione, necessitano di un’accurata e prolungata asciugatura, maneggiandole sempre con estrema delicatezza.

    facciamo-i-colori-Potrebbe interessarti anche “Facciamo i colori” di Helena Arendt  Ricette e idee per dipingere e giocare con la natura . Dal rosso dei gerani al blu dei mirtilli, dal verde dell’ortica al rosa della malva… la natura è un’immensa tavolozza da cui tutti possiamo attingere: basta saperla usare!

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  • Alimurgia pratica: l’erbazzone

    erbazzoneL’Alimurgia richiede due abilità fondamentali: la capacità di riconoscere le erbe spontanee edibili da quelle potenzialmente pericolose e una buona dose di inventiva in cucina. Fortunatamente entrambe sono abilità facilmente acquisibili con l’esperienza “sul campo” nel vero senso della parola!  Il modo più semplice è andare a passeggio in zone lontane dal traffico con una persona più esperta o con un buon libro sul tema e testare con mano. Per l’aspetto culinario, invece, oltre ai libri, si può scavare nella tradizione dei piatti tipici regionali.  L’erbazzone, ad esempio, nasce come piatto povero, costituito perlopiù da erbe spontanee, ripassate in padella, racchiuse in una pasta sottile e cotto al forno. Negli anni la ricetta è stata rielaborata e arricchita con salumi, formaggio e le erbe spontanee sostituite da spinaci e bietole. Ritornando alle origini, l’erbazzone può quindi essere realizzato tranquillamente con un miscuglio di foglie di tarassaco, piantaggine, farinello (chenopodium ), cicorietta, in base alle disponibilità, riscoprendo gli antichi sapori di questa prelibata torta salata. In realtà, molte delle odierne preparazioni con gli spinaci, in origine erano preparazioni con le spontanee, come ad esempio nei ravioli e nei risotti.

    Libri consigliati :

    Gruppi Facebook interamente dedicati alle erbe spontanee :

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  • I Super cibi: pomodoro nero di Crimea

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    Il Pomodoro Nero di Crimea (Solanum Lycopersicum ‘Nero di Crimea’) appartiene alla famiglia delle Solanacee, proprio come tutti gli altri pomodori. La sua peculiarità è nella colorazione: un rosso, tendente al marrone scuro , con striature verdi, quindi non è proprio “nero-nero”, come lascia intendere il nome. Tale colorazione è data dall’altissima quantità di licopene, un carotenoide che, oltre ad avere molteplici proprietà di cui parleremo dopo, ha anche la funzione di dare una colorazione ai frutti e agli ortaggi. In realtà è presente in tutti i pomodori, ma in quantità maggiori nel nero di Crimea, purché a completa maturazione. Infatti a parità di varietà , a differenti stadi di maturazione, presentano concentrazioni di licopene differenti. Secondo recenti studi, è stato dimostrato che il licopene è tra i carotenoidi con il più alto potere antiossidante, quindi un ottimo alleato nella prevenzione di tumori. Nello specifico, si è dimostrato particolarmente efficace nel ridurre i rischi di cancro alla prostata nell’uomo e al seno nelle donne.

    Da altri studi sul licopene si è anche dimostrato che se trattato termicamente, quindi con la cottura, la sua biodisponibilità  aumenta, ovvero viene assorbito meglio e più in fretta dal corpo, soprattutto in presenza di grassi, in quanto lipofila.

    In altre parole, uno spaghetto al pomodoro, che è un po’ l’emblema della cucina italiana, si dimostra una scelta gustosa ed anche molto salutare.

    Da un punto di vista della coltivazione, il nero di Crimea ha anche un ciclo piuttosto breve: dopo tre mesi dalla semina, è già possibile raccogliere i primi frutti.

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