• I Super cibi: il lupino

    Lupino alleato contro colesterolo e diabeteIl lupino è un legume tutt’oggi ancora associato all’idea di snack, mangiato in salamoia e venduto in sagre o fiere di paese.
    In realtà negli ultimi anni è stato molto rivalutato per la grande quantità di proprietà:

    • alto contenuto proteico: è tra i legumi a presentare il più alto contenuto proteico (ben 36 g per 100 g di prodotto), anche più della soia (34 g per 100 g), quindi risulta una valida alternativa nelle diete vegetariane e vegane.
    • alto contenuto Omega-3: acidi grassi polinsaturi essenziali che regolano il colesterolo “cattivo” (LDL) del sangue
    • presenza della proteina conglutina: recenti studi hanno dimostrato la capacità di questa proteina di regolare i valori del glucosio nel sangue, verosimilmente all’azione della stessa insulina.
    • ricco di fibre e poche calorie: 100 grammi contengono appena 116 Kcal e ben 3 grammi di fibre, rendendolo adatto anche in un regime alimentare controllato e ai celiaci, in quanto non contiene glutine.

     

    Coltivarlo è semplice e, in quanto leguminosa, arricchisce anche il suolo di azoto, rendendolo più fertile.
    Sicuramente una varietà da rivalutare nell’alimentazione e nella coltivazione.

    Dove acquistare i semi di Lupino : http://www.ifioridelbene.com

     

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  • I super cibi: la Stevia. Come si coltiva e come si usa.

    Stevia , l'alternativa allo zuccheroPresente ormai in tutti i prodotti a basso contenuto calorico, meglio ancora, “low-carb”, ovvero a basso contenuto di carboidrati, forse non molti sanno cos’è effettivamente la Stevia e perché è rientrata di diritto nei cosiddetti “super cibi”.
    E’ un arbusto perenne appartenente alla famiglia dei crisantemi originaria del Paraguay e Brasile: utilizzata come dolcificante naturale per la presenza dello stevioside, il principio che ne determina il potere dolcificante a zero calorie e senza influire sui valori della glicemia (dunque molto importante anche per chi soffre di diabete).
    Lo stevioside a differenza di altri dolcificanti di sintesi, come l’aspartame, oltre a non apportare danni alla salute, non si altera alle alte temperature, quindi è adatto anche nelle cotture (gli edulcoranti di sintesi alle alte temperature si “denaturano”, perdendo il potere dolcificante).
    La Stevia si adatta bene anche ai climi italiani e, grazie alle modeste dimensioni, può essere coltivata anche in vaso, avendo l´accortezza di mantenere il terreno sempre ben drenato.
    La Stevia necessita di luce ed annaffiature costanti, effettuate solo
    quando la terra è asciutta.
    E’ una pianta perenne. In inverno si consiglia di tenerla al riparo.
    Le piante vanno potate almeno due volte: prima e dopo la fioritura. La prima quando la pianta raggiunge 10-12 centimetri di altezza, con tagli netti e obliqui e fatti al di sopra di una gemma, dalla quale si formerà un nuovo ramo. Questa potatura ha la funzione di far crescere la pianta in larghezza, piuttosto che in lunghezza, aumentando quindi il numero delle foglie. La seconda potatura va fatta subito dopo la fioritura (da Ottobre in poi), e dopo che tutti i semi siano stati raccolti, infatti in autunno la pianta generalmente comincia a seccare, per andare in riposo vegetativo durante l’inverno. E’ a tutti gli effetti una ” brevidiurna”, ovvero subisce molto l’influenza della riduzione quotidiana delle ore di luce: come le ore di luce si riducono, comincia a fiorire per terminare il suo ciclo.

    Dopo la potatura, se preservata dal freddo, la stevia rigetterà nuovamente durante la primavera successiva.

    I semi, quindi, si raccolgono nel momento in cui i fiori, piccolissimi e bianchi (non profumano), cominciano a seccare.
    La Stevia si può riprodurre anche mediante talea.
    La talea, che è di tipo erbacea, va fatta proprio all’inizio di primavera: si preleva un rametto dalla parte più giovane della pianta e lo si interra. Nel giro di qualche settimana la talea inizierà a radicare.

    Come si usa la Stevia Rebaudiana:

    Foglie fresche.

    Si possono usare per infusioni o decotti.

    Estratto liquido di Stevia.

    Estratto di Stevia :
    Ingredienti :
    – 1 litro di alcool a 95°
    – 350 grammi di foglie fresche di stevia
    – 350 ml d’acqua

    Preparazione :
    L’estratto si prepara mettendo le foglie fresche ( 350 grammi) in un
    litro di alcool a 95° e lasciando macerare il tutto per 15 giorni.
    Successivamente si filtra la soluzione e la si diluisce aggiungendo 350 ml di acqua. A questo punto si fa evaporare l’alcool, riscaldando la soluzione a fuoco lento per evitare che possa infiammarsi. Poi si procede concentrando la soluzione facendola bollire (quindi a fiamma vivace) fino a raggiungere la consistenza di uno sciroppo. Ovviamente più l’estratto è concentrato, più è dolce.
    E’ stato stimato che 200 grammi di sciroppo (ottenuto da 1 litro di
    alcool) abbia un potere dolcificante pari a circa 14 chili di zucchero
    (saccarosio).

    Polvere:

    Si ottiene dalle foglie secche, ottenute come la maggior parte delle erbe officinali, ovvero lasciandole essiccare al sole per qualche giorno.
    Dopo l’essiccazione si procede allo sminuzzamento delle foglie, che possono essere sbriciolate manualmente o in un comune mixer.

    Grappa alla Stevia:

    Occorrono circa 50 foglie di Stevia (ben lavate ed asciugate) per 1 litro di grappa bianca (preferibile quella a 40 gradi): basta tenere in infusione le foglie nella grappa per circa 30 giorni (in realtà dipende dai gusti, più tempo resta nella grappa, più sarà marcato il carattere dolce della stevia), si filtra e si gusta a temperatura ambiente!
    La grappa, tipicamente pungente, con la Stevia assume un carattere tondo e diventa gradevole come un liquore.

    Leggi anche Limoncello senza zucchero con la stevia

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  • I super cibi: bacche di Goji, proprietà, usi e coltivazione

    Bacche di Goji

    Coltivate da migliaia di anni e considerate un potente integratore naturale, le bacche di goji sono diventate note almeno in Italia solo di recente. Il consumo giornaliero raccomandato di queste bacche rosse è di circa 10/20 grammi al giorno.

    Proprietà delle bacche di Goji

    Consumate sia fresche che essiccate, hanno un elevato contenuto di antiossidanti, vitamina C (500 volte superiore alle arance), calcio, ferro, vitamine del gruppo B, sali minerali e proteine (ben 12 g per 100 g). Stimolano il metabolismo e il sistema immunitario, aiutano il sonno e hanno anche proprietà antinfiammatorie. Tuttavia, in un’alimentazione controllata, durante una dieta ipocalorica, è bene anche ricordare che 100 g di bacche i Goji contengono 362 Kcal, quasi quanto la pasta da cruda. Quindi in riferimento alla quantità giornaliera consigliata, l’introito calorico supplementare sarà di 36-72 Kcal, valore trascurabile se si rispettano le dosi suggerite.  

    Come si consumano le bacche di Goji

    Le bacche di Goji possono essere mangiate sia essiccate che fresche. Se le consumate essiccate, si possono mangiarle così come sono come snack oppure, come ingrediente in dolci o insalate, ammollandole prima in acqua come si fa con l’uvetta. Possono essere utilizzate da fresche anche frullate estraendone il succo, o da essiccate sempre dopo averle precedentemente ammollate. Si possono aggiungere a frullati e bevande. Infine possono essere utilizzate in infusione per ottenerne una bevanda calda.

    Come si coltiva Lycium Barbarum, ovvero la pianta delle bacche Goji

    Forse non tutti sanno che il Lycium Barbarum, nome botanico della pianta nota per le sue bacche, pur essendo originaria dell’Asia Orientale, è possibile coltivarla facilmente anche in Italia. Addirittura in Europa ne esiste una forma spontanea di Lycium, il Lycium Europaeum. Considerate le piccole dimensioni del Lycium Barbarum, può essere tenuto anche in vaso. Non teme il freddo, ma in climi particolarmente rigidi, è preferibile utilizzare una copertura in TNT (tessuto non tessuto) o il ricovero in serra. Appartiene alla grande famiglia delle Solanacee, la stessa di pomodori, melanzane e peperoni e pertanto ha esigenze simili: predilige terreno sabbioso e ben drenato, con posizione soleggiata.

    Dove trovare Semi di Lycium Barbarum (Bacche Goji) : su http://www.ifioridelbene.com/semi/18-semi-di-lycium-barbarum-bacche-goji.html

     

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  • Sugaring: depilarsi con lo zucchero.

    Con l’avvicinarsi dell’estate, si ripresenta l’annoso problema dei peli superflui.
    Il metodo più efficace e duraturo è sicuramente la cera a caldo, pur se con qualche inconveniente come i residui sulla pelle e lo smaltimento dopo l’uso.
    Una valida alternativa può essere l’utilizzo di una pasta di zucchero, chiamato “sugaring”, che pare abbia origini lontanissime risalenti addirittura all’Antico Egitto.
    In rete sono tantissime le ricette e spesso si consiglia di stendere il composto ottenuto quando è compatto, quasi solido, ma in realtà così facendo perde molto del suo “potere avvolgente” intorno al pelo.
    Gli ingredienti sono semplicemente tre, di facile reperimento e con un bassissimo costo: acqua, limone e, ovviamente, zucchero.
    Il rapporto è di 1:1:5, ovvero per ogni grammo di acqua, ne occorre uno di limone e 5 di zucchero.
    Si sciolgono tutti gli ingredienti in un pentolino a fiamma bassa, portandolo ad ebollizione e si continua finché il composto non assume un colore ambrato (attenzione a non farlo bruciare, altrimenti non bloccherà più il pelo). Si può utilizzare anche lo zucchero di canna, ma quello raffinato, comune, ha il vantaggio di avere come parametro di riferimento la colorazione, invece il composto ottenuto con lo zucchero di canna parte già molto scuro e bruciarlo è molto più facile. Per chi è in possesso di un termometro da cucina, il composto non deve superare i 160 ° C.
    Prima dell’utilizzo, è consigliabile farlo raffreddare per qualche minuto.


    Da questo punto in poi si procede come una comune cera: si stende il composto non troppo caldo (è ustionante proprio come la cera!) sulla parte da depilare e si strappa con decisione una volta raffreddato. Il preparato di zucchero tende a consolidarsi in fretta , quindi durante la depilazione è bene tenerlo in caldo a bagno maria (non direttamente sulla fiamma, altrimenti lo zucchero si brucia).

    Può capitare, soprattutto le prime volte che si prepara la nostra “ceretta green”, di sbagliare i dosaggi o i tempi di cottura e dunque di ottenere un composto troppo fluido da non poter essere strappato dopo l’applicazione. Tuttavia se risulta ugualmente appiccicoso, si può applicare, ma andrà rimosso disponendo sopra una striscia di stoffa e strappando il tutto, come si fa con le strisce di cera a freddo confezionate. 


    Può essere riutilizzato più volte (lo zucchero è un ottimo conservante naturale non a caso impiegato nelle confetture), riponendolo in un barattolo chiuso e sciogliendolo a bagno maria quando andrà riutilizzato.
    Questa pratica del Sugaring, detta impropriamente anche “pasta di zucchero”, ha molti vantaggi: è economico, ecologico e per rimuovere i residui è sufficiente una doccia.

     

     

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  • In tempo di crisi si riscopre l’alimurgia, la scienza delle erbe spontanee

    L’alimurgia o fitoalimurgia è la scienza di riconoscere e impiegare le erbe spontanee non solo per fini curativi, ma anche e soprattutto come alimento. Le piante alimurgiche vennero impiegate principalmente nei periodi di carestia e nei dopoguerra, ma sono state riscoperte anche oggi per piacere o necessità .
    Non tutte le erbe spontanee sono alimurgichee per l’uomo. Inoltre vanno raccolte possibilmente in zone lontane dallo smog.
    Nel dettaglio delle foto le quattro piante alimurgiche più diffuse: portulaca, ortica, farinello comune (Chenopodium album), tarassaco.

    Portulaca oleracea 

    E’ unaPortulaca pianta particolarmente infestante.
    In ogni regione ha un nome differente: purselana (Liguria), erba grassa (Lombardia), barzellana (Sardegna), purcacchia o purcacc (Lazio), porcacchia (Marche), precacchia (Abruzzo), porcacchia o perchiacca (Basilicata), pucchiacchèlla, chiaccunella(Campania), perchiazza, sportellecchia (Toscana), andraca, purchiacca (Calabria), purciaca o purciddana (Sicilia), perchiazza o spurchiazza (Puglia), ‘mbrucacchia o brucacchia (Salento).

    I germogli più teneri vengono impiegati crudi in insalata, tipo rughetta. Mentre le foglie più coriacee in minestre o frittate.

    E’ ricchissima di omega-3 (adatta quindi alle persone affette da problemi cardiovascolari), un discreto apporto proteico (indicata nelle diete vegetariane o vegane).

     

    ortica L’ortica è l’erba spontanea più nota e riconoscibile a causa delle sostanze urticanti che si sprigionano se toccata.
    Gli impieghi sono molteplici, dall’uso tessile a quello erboristico.
    Tuttavia può essere utilizzata anche in cucina esclusivamente cotta, in quanto la cottura inibisce le sostanze urticanti.
    Può essere usata in minestre, risotti, frittate, frittelle.
    E’ ricchissima di ferro (più degli spinaci), minerali e vitamine. Nel nostro blog abbiamo realizzato addirittura la birra e un ottimo macerato contro i parassiti.

     

    Farinello comune ( Chenopodium album )

    Farinello comune (Chenopodium album)

    E’ diffuso in tutta Italia e può avere molte forme e colorazioni (dal verde all’amaranto). E’ uno spinacio selvatico, e, in quanto tale, può essere impiegato allo stesso modo.

     

     

     

    Tarassacoll tarassaco è il re indiscusso in cucina per la versatilità.
    Con il rizoma si può ottenere un surrogato del caffè
    Con i fiori ancora chiusi , una sorta di “cappero” sotto sale , mentre con quelli aperti, il “miele” (sciroppo), chiamato anche “miele vegano di tarassaco“, un vero toccasana per la tosse e il mal di gola . E con le foglie il famoso erbazzone.
    E , come se non bastasse, il tarassaco, oltre ad avere mille e più proprietà terapeutiche, è anche una pianta mellifera, quindi attrae gli insetti pronubi, ovvero gli impollinatori
    .

     

    Non chiamiamole più “erbacce”!

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  • Ormoni radicanti naturali

    Riprodurre le piante per talea è il modo più semplice e più rapido per ottenere nuovi individui peraltro con le stesse caratteristiche della pianta madre, quindi è particolarmente indicata questa pratica se la pianta da riprodurre ha caratteristiche rare, è un ibrido o è difficile da riprodurre mediante semina.
    Per facilitare il processo, in commercio esistono vari tipi di prodotti chimici in polvere o liquidi, chiamati ormoni radicanti per la presenza di fitormoni di sintesi che stimolano la formazione delle radici. In un contesto biologico, o soprattutto per la coltivazione di ortaggi, l’uso sconsiderato di prodotti chimici è da ridurre il più possibile.
    L’alternativa biologica e completamente innocua agli ormoni radicanti di sintesi sono diversi. Ad esempio si possono utilizzare anche altri prodotti di uso comune in cucina, come la cannella e il miele, per ottenere lo stesso risultato.
    Il miele, ad esempio, è noto per le sue proprietà antibatteriche: applicato sul taglio della talea, preserva la zona dalla formazione di muffe e marcescenze. A tal scopo, sul nostro shop è possibile acquistare un miele non alimentare appositamente prodotto dalla Bio Magno, biologico ed interamente ottenuto in Italia, chiamato appunto ” RIZOGENESI ” proprio perché favorisce la formazione delle radici.

    La cannella in polvere, invece, spolverizzata sul taglio, dopo averlo precedentemente immerso in acqua, per facilitarne l’adesione, evita l’insorgere di malattie fungine e previene lo sviluppo di marciume nella delicata fase di attecchimento delle talee sostituendo egregiamente i prodotti chimici normalmente venduti per tale scopo. La cannella in polvere può essere usata anche nelle semine, cosparsa sul terriccio, come antimicotico naturale.
    Oltre al miele e alla cannella, si può usare anche un infuso di salice piangente, per la presenza di acido acetilsalicilico ( il principio attivo dell’aspirina). Volendo si potrebbe utilizzare anche direttamente l’aspirina, magari quelle scadute, ma poi si perde di vista l’obbiettivo di utilizzare prodotti naturali.

    Tutti le alternative agli omoni radicanti elencati possono essere utilizzati non solo nelle talee, ma anche per proteggere eventuali ferite della corteccia di piante e alberi molto ricorrenti durante le potature effettuate con attrezzi non idonei o non affilati. Infatti tutti gli ormoni radicanti di cui abbiamo parlato hanno in comune proprietà antibatteriche e antimicotiche, non hanno una vera e propria azione sulla formazione delle radici, ma piuttosto creano le condizioni ottimale in un momento delicato in cui la pianta non è protetta dalla corteccia, prevenendo le malattie più comuni.

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  • Realizzare gessetti colorati con verdure, erbe e spezie

     

    realizzare gessetti colorati con erbe spezie e verdure
    (Tratto da ” Facciamo i colori” di Helena Arendt )
    Occorrente:
    – gesso
    – cartoni delle uova o altre forme di cartone
    – succo di rapa rossa (gessetto rosa)
    – succo di cavolo rosso ( gessetto blu )
    – curcuma in polvere (gessetto giallo)
    – curcuma in polvere + succo di cavolo rosso (gessetto verde)
    – terra rossa (gessetto arancione)
    – succo di geranio (gessetto viola chiaro)
    – cucchiai e bicchieri

    Mettere tre cucchiai di succo colorato in un bicchiere. Per la curcuma e la terra rossa, bisogna sciogliere un cucchiaio di polvere con tre di acqua.
    Con un cucchiaio asciutto, aggiungere tre cucchiai colmi di gesso e mescolare facendo attenzione a non formare grumi: il composto deve essere compatto, ma né troppo denso né troppo liquido. All’occorrenza aggiungere altro succo per diluire o altro gesso per renderlo più denso.
    Inserire il composto in una sagoma di cartone, tipo il retro della confezione delle uova per ottenere dei gessetti a forma di cuneo.
    Lasciare asciugare negli stampi per qualche ora ed estrarre con attenzione per non rischiare di rompere i gessetti.

    Si possono ricavare altri colori, aggiungendo ai succhi un po’ di zucchero ed aceto o mischiando più succhi insieme: magicamente si potranno ottenere gessetti con mille sfumature.

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  • Letto per voi: recensione alla nuova edizione de “L’erba del vicino” di Elisa Nicoli

    L'erba del vicino - Elisa NicoliLa riedizione di un libro è sempre un buon segno: in linea di massima significa che il libro è piaciuto e l’autore non ha smesso di sperimentare ed approfondire l’argomento. E questo è proprio quello che è successo a “L’erba del vicino”.
    La precedente edizione aveva almeno due punti di forza. Il primo era la passione travolgente dell’autrice nel raccontare un argomento che, se non vissuto in prima persona come una sorta di missione, rischiava di essere una piatta trascrizione di un erbario.Il secondo punto di forza era, strano a dirsi, la “tascabilità”.
    A distanza di sei anni dalla prima edizione, “L’erba del vicino” si è arricchito di altri aneddoti, approfondimenti e le storie di persone speciali che Elisa ha conosciuto durante le sue ricerche. Riconoscere ed usare le erbe spontanee è un modo per ricreare un contatto con la natura, nel rispetto dei cicli e le stagionalità: ormai l’agricoltura “industrializzata” ci ha abituati ad avere tutte le varietà di frutta e verdura tutto l’anno, mentre allo stato selvatico bisogna saper aspettare ed ogni mese serba nuove scoperte e nuove risorse (citando l’autrice: “L’Eden era selvatico, non coltivato! “).
    Nel libro sono state aggiunte altre 12 schede (in totale 48) di piante ed illustrazioni finalmente a colori.
    In merito al secondo punto di forza, la nuova edizione è leggermente più grande ( l’abbiamo misurato: circa mezzo centimetro per lato – 11 x 16), quindi è ancora molto tascabile: aspetto non trascurabile per una guida da portarsi dietro durante le escursioni. Anche se chiamarla guida è riduttivo: è un’esperienza di vita!

    L’Eden era selvatico, non coltivato!

    L’erba del vicino è il manuale pratico di raccolta e uso d’erbe e frutti selvatici: perché andar per campi è una pratica antica, un piacere primitivo che ci apre al mondo di prati, rovi e alberi.

    48 schede e immagini di piante a colori, fiori e frutti facili da trovare e riconoscere, dall’ortica al melo selvatico, e i consigli per usarle in modo conviviale. Le storie affascinanti di chi ancor oggi vive di raccolta, i luoghi e gli eventi “selvatici”.

    • Autore : Elisa Nicoli

    • Libro – Pagine 128

    • Formato: 11×16

    • Anno: Edizione 2016

     

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