Mangiatoia per uccelli realizzata con materiale di recupero

Con l’arrivo dei primi freddi e in prossimità di gelate o, peggio ancora, di nevicate, per la fauna selvatica e, nello specifico, per gli uccelli che non migrano, risulta molto difficile reperire il cibo.
Erroneamente si pensa che sia sufficiente disporre briciole di pane sul davanzale o sui balconi per aiutare i volatili a superare l’inverno.
In realtà come spesso dichiarato anche dalla LIPU, i prodotti lievitati, salati, o con additivi chimici non sono adatti all’alimentazione degli uccelli. Dunque è preferibile utilizzare semi di girasole, canapa o anche quelli già in miscela dei canarini. Alcuni uccelli non disdegnano nemmeno uvetta, pezzetti di mela e grasso.
Il modo ottimale per somministrare il cibo è attraverso delle mangiatoie disposte in punti strategici del giardino o del balcone lontani da occhi indiscreti dove gli uccelli si possano sentire al sicuro. Può capitare di dover spostare più volte le mangiatoie per trovare il punto più giusto.
Per la mangiatoia riportiamo un’idea molto interessante tratta dal libro di Marinella Correggia “Io lo so fare. Piccola guida all’autoproduzione manuale, creativa ed ecologica. Far da sé, non sprecare, risparmiare
Occorrente :
– miscela semi per uccelli e pezzetti di frutta
– bottiglia di plastica da 2 litri
– stecchi di legno o due cucchiai di legno
– carta da cucina

Con la carta si forma sul fondo della bottiglia uno strato di circa 5 cm. Quindi si inseriscono dei vecchi cucchiai di legno o degli stecchini nella bottiglia in modo tale che sporgano di pochi centimetri all’esterno, così che formino tra loro angoli retti e ad una distanza di circa 5-10 cm di altezza. Utilizzando un taglierino creare una fessura di circa 5 cm sopra ogni cucchiaio: da queste fessure cadranno i semi, dunque devono essere delle dimensioni adatte. Fessure troppo grandi rischierebbero di far cadere troppi semi, sprecandoli. Fessure troppo piccole, al contrario, ne bloccherebbero la caduta.
Riempire la bottiglia con il becchime, avvitare il tappo, avvolgere il filo intorno al collo della bottiglia ed appenderla.
Le mangiatoie vanno posizionate all’inizio dell’inverno, rabboccando all’occorrenza i semi fino alla primavera.
Sfamare gli uccellini può essere anche uno spunto per osservarli e conoscerli meglio.
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Come curare il prato: dalla semina al taglio, alla manutenzione stagionale

Sfatiamo da subito un mito: l’erba del vicino non è sempre più verde, ma solo più curata!

Un prato verde ed uniforme richiede cure costanti in tutte le stagioni dell’anno, non solo in primavera quando si comincia a vivere di più gli spazi all’aperto e ci si rende conto delle imperfezioni, quali erba ingiallita, poco brillante, con chiazze di vegetazione secca e troppo compatta.

In realtà già dalla semina o dall’istallazione di zolle o rotoli, bisognerebbe scegliere la varietà adatta in base all’esposizione al sole, al clima (temperature e piovosità) e all’uso del prato (se sarà molto calpestato o meno), e, da non sottovalutare, anche alla frequenza di taglio che richiedono.

In linea di massima i semi più utilizzati sono la FESTUCA che si adatta bene ai terreni aridi, con crescita lenta, dunque una bassa manutenzione; l’AGROSTIDE, anch’essa con crescita lenta e manto fitto e compatto, caratteristica che le conferisce un’altissima resistenza al calpestio; il LOIETTO, invece, ha una crescita molto veloce, si adatta a chi ha fretta di vedere il proprio prato subito verdissimo, tuttavia richiede tagli frequenti. E’ resistente al calpestio.

Per risultati ottimali, si predilige utilizzare miscele di più varietà per sfruttare i vari punti di forza di ciascuna componente.

La semina avviene in primavera o in autunno, quando le temperature sono costanti: la temperatura ottimale è di 20° C. Prima di procedere però alla semina è fondamentale livellare eventuali avvallamenti o piccole gobbe del terreno. Il livellamento del terreno non è solo una necessità estetica, ma risulterà utile per un risultato omogeneo del prato. In caso di avvallamenti l’acqua ristagna in maniera differente e la crescita e la compattezza dell’erba sarà maggiore rispetto ad altre zone. Anche durante il taglio, eventuali sporgenze o rientranze del prato rischiano di compromettere l’uniformità, fino addirittura a poter danneggiare le lame del tagliaerba. Per lo stesso motivo è necessario anche ripulire il terriccio da sassi o altri detriti. La superficie deve essere compatta e omogenea.

Dopo aver scelto la varietà di semi più adatta e livellato il terreno, si può finalmente seminare: la semina avviene a spaglio, ovvero si getta in modo casuale, ma mantenendo una distribuzione uguale su tutta la superficie. Le irrigazioni devono essere costanti, senza ristagni: il terriccio nelle prime settimane deve mantenersi sempre umido. Dopo circa 5-10 giorni l’erba comincerà a spuntare. Il primo taglio può essere fatto solo dopo circa 4 settimane, ma le tempistiche dipendono molto anche dalla varietà scelta.

Dopo il primo taglio, le irrigazioni vanno diradate, per essere sospese quasi completamente in inverno.

A che altezza tagliare il prato? 

Praticamente tutti i tagliaerba hanno la possibilità di regolare l’altezza di taglio dell’erba. In linea di massima l’altezza ottimale per avere un prato compatto è 2-4 cm, sebbene questo comporti una frequenza maggiore dei tagli. In base alla stagione è preferibile scegliere altezze diverse. In estate e in tardo autunno, prima della sospensione dei tagli (in inverno il prato entra in riposo vegetativo, quindi cresce pochissimo), è preferibile aumentare di qualche centimetro l’altezza per proteggere il prato dal caldo e dal freddo.

Dopo l’estate, già a partire da Settembre, è possibile riabbassare l’altezza del taglio a 2-4 cm, almeno fino a Novembre, dopo bisogna rialzarla.

A Settembre è fondamentale arieggiare il prato nelle zone in cui il caldo e il sole forte ha fatto danni: bisogna rimuovere il “feltro”, ovvero il prato secco e compattato ed eventualmente riseminare se la situazione è particolarmente grave.

Dunque in primavera si semina, si falcia e s’irriga il prato, in estate s’irriga e si taglia con lama alta, in autunno si risemina, si procede con la sfeltratura e l’arieggiatura… e in inverno?

In inverno, dicevamo, il prato rallenta molto la crescita, pertanto non ha particolari esigenze: i tagli e le irrigazioni praticamente si sospendono. Tuttavia continua a fare la fotosintesi e per farlo ha bisogno di luce. Dunque è fondamentale rimuovere il fogliame secco che coprendo il prato, impedisce alla luce di filtrare. In questo modo si previene anche la causa dell’ingiallimento del prato.

Bisogna concimare il prato?

Il prato è un insieme di erbe spontanee addomesticate: se somministrate concime chiaramente crescerà più rigoglioso, ma non è così indispensabile.

 

 

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Semine di Settembre


Il primo Settembre puntualmente ogni anno sembra cancellare il caldo afoso dei precedenti mesi, catapultandoci in poche ore in un’altra stagione: l’aria si fa fresca e frizzante, le ore di sole gradualmente si riducono, i colori verdi brillanti del fogliame in giardino vengono sostituiti da altre sfumature più autunnali.

In questo mese si raccolgono ancora molti degli ortaggi estivi, sebbene siano quasi al termine del loro ciclo vitale e dunque la qualità è leggermente inferiore. Si inizia a preparare l’orto per le semine autunnali-invernali.

In fase di luna crescente, a dimora, all’aperto, si semina prezzemolo, ravanello. In zone ben illuminate, calendula, convolvolo, papavero, alisso marittimo e altre varietà di fiori rustici annuali. Per chi ha subito danni al prato durante l’estate, è preferibile rinfoltirlo proprio in questo periodo del mese con nuove semine e areandolo.

Si trapiantano finocchio, cavolo, bietole, indivia e lattughe. Via libera anche al trapianto dei bulbi primaverili.

In questa fase del mese è possibile anche preparare le talee di rose, di sempreverdi o specie a foglia caduca. A tal proposito, potrebbe interessarti anche l’articolo Ormoni radicanti naturali.

In fase di luna calante, in semenzaio all’aperto, si semina la cipolla bianca. A dimora all’aperto, lattughe da taglio, radicchio, spinacio, valerianella. E’ possibile trapiantare all’aperto il porro.

LAVORI: Rincalzare il finocchio, sedano, il porro per farlo imbianchire insieme anche a scarola, radicchio e indivia.

In questo mese le temperature permettono la preparazione di nuovi cumuli di compost o l’allestimento di una nuova compostiera. (Leggi anche Compostaggio: come si prepara e quali sono i vantaggi del compost )

E’ possibile potare i rami di rose esauriti e spuntatura di rami secchi degli arbusti e alberi.

Riprendono gli innesti di rosacee (pruno, pesco, pero, albicocco, ciliegio..ecc..) a gemma o a scudetto. (Leggi anche Guida agli innesti e all’uso dell’innestatrice 3 T (tipologie di taglio))

 

 

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Curiosità: i fichi sono fiori o frutti?


Insieme all’anguria, alcuni tra i frutti più rappresentativi della stagione estiva sono sicuramente i fichi, così gustosi ed abbondanti che possono essere consumati freschi o essiccati, da soli o in preparazioni dolci, come confetture o crostate,e salate, come la pizza o nel pane con il prosciutto.

Insomma, un frutto tanto versatile quanto calorico, con le sue 74 Kcal per 100 grammi, in pratica di poco meno delle banane.

Eppure pochi sanno che il fico in realtà non rappresenta il frutto dell’albero, bensì il fiore, o meglio ancora, l’infiorescenza: i fiori non si dischiudono verso l’esterno, ma verso l’interno in una struttura chiamata siconio o sicono dove solo pochi insetti possono entrare per impollinarli. Infatti, i fichi oltre alla peculiarità dell’infiorescenza carnosa, sono caratterizzati anche dalla necessità di impollinatori specializzati capaci di raggiungere i fiori disposti in un ricettacolo irraggiungibile ad altri. Addirittura ogni specie di fico ha una specie esclusiva di vespa destinata ad impollinarla.

Anche il ciclo vitale della vespa del fico, la Blastophaga,è piuttosto atipico: i maschi non hanno ali e nascono, vivono e muoiono all’interno delle infiorescenze neutre del fico. Il fico infatti ha tre differenzi tipi di infiorescenze: il caprifico che produce il polline(fiore maschio), il neutro e il falso-frutto commestibile (il fico) che invece contiene l’ovario e dopo l’impollinazione i semi(fiore femmina).

Erroneamente negli ultimi anni si è diffusa la notizia che i vegani non possano mangiare fichi perché contengono le larve e i maschi della vespa. In realtà la femmina della vespa del fico si introduce prima nel fiore maschio, poi in quello femmina, impollinandolo, e solo infine in quello neutro dove s’accoppia con il maschio e depone le larve. Le larve e i maschi della vespa risiedono solo nel fiore neutro. Quello che noi mangiamo e comunemente chiamiamo fico, il falso-frutto, è il fiore femmina e per sua conformazione, la vespa femmina neppur volendo potrebbe deporre le larve al suo interno. Dunque anche i vegani possono mangiare tranquillamente i fichi.

 

 

 

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Il pH e l’influenza sulla fertilità del terreno


Abbiamo parlato più volte nei precedenti post del pH del terreno, accennando sommariamente all’influenza su altri parametri come la fertilità o addirittura sulla colorazione dei fiori dell’ortensia.

Senza scendere troppo nel dettaglio tecnico-chimico del pH, diciamo che è una scala con valori dallo 0 al 14 che esprimono l’acidità o la basicità (alcalinità) di un ambiente. Una pubblicità di un noto detergente di qualche anno fa “martellava” sull’importanza di mantenere inalterato il pH della nostra pelle che è leggermente acido, con un valore generalmente intorno al 5.5. Infatti tutti i valori inferiori al 7 sono acidi, quelli superiori sono basici, mentre un pH uguale a 7 è detto neutro.

Per fare qualche esempio, l’acqua distillata (dunque pura) ha un pH neutro (=7), il limone è circa 2.4, dunque molto acido (più il valore si allontana dal 7, ovvero diminuisce, più è acido), invece l’albume d’uovo è molto basico (pH intorno a 9: più il valore si allontana dal 7, in questo caso aumentando, più il pH è basico.)

Fatta questa doverosa premessa, vediamo nel dettaglio in che modo il pH del terreno influisce sulla fertilità.

In un precedente post ( Elementi della fertilità del terreno e sintomi in caso di carenze ) abbiamo visto come la presenza o l’assenza di azoto, potassio, fosforo, calcio, magnesio, zolfo, più altri micro elementi come rame, zinco, boro e manganese, appunto detti elementi della fertilità, incidono sui regolari cicli di crescita delle piante. L’assorbimento di tali elementi può essere inibita sia dall’eccedenza di uno di essi a discapito di un altro (come abbiamo visto, infatti, il calcio in eccesso inibisce il potassio che, a sua volta, è antagonista del magnesio, diminuendone l’assorbimento in caso di sovradosaggio.

Un altro fattore che inibisce l’assorbimento di alcuni elementi è il pH del terreno. Addirittura ogni elemento reagisce diversamente in presenza di valori di pH diversi.

Ad esempio in presenza di un pH del terreno che varia da 6 a 8, l’azoto ha un assorbimento ottimale, mentre il fosforo viene assorbito meglio dalle piante quando il terreno ha un pH tra il 6.5 e il 7.5 o tra il 9 e il 10. Allo stesso modo il potassio ha per così dire due preferenze, una nell’intervallo 6-7.2 e l’altra 8.7-10.

L’unico elemento con uno spettro di assorbimento maggiore è lo zolfo, che mostra un livello di assorbimento ottimale in presenza di un pH del terreno da 6 a 10. Poi per il resto, manganese, rame e boro hanno un atteggiamento molto simile, con un assorbimento ottimale tra un pH 5, fino a 7.

Si deduce, pertanto, che definire una pianta “acidofila” semplicemente come amante di terreni acidi è un po’ riduttivo, in quanto in realtà ciascuna pianta predilige un pH differente proprio in base alle differenti esigenze di elementi nutritivi di cui necessita.

Come si può modificare il pH del terreno in modo naturale?

Ci sono tanti metodi per modificare il pH del terreno. Sicuramente ricorrere a prodotti chimici è la via più breve, ma non la più ecologica. Un metodo più lento, ma del tutto naturale è l’uso della pacciamatura: utilizzando aghi di pino o torba, infatti, il pH del terreno tende ad aumentare di acidità. Anche l’impiego del caffè (sia l’infuso che la polvere usata) può contribuire a ridurre il pH, dunque a renderlo acido.

Come misurare il pH del terreno?

Oltre alle classiche cartine tornasole, in commercio ci sono dei piccoli misuratori, a volte dotati anche di altre funzioni, come la misurazione di luce ed umidità, che grazie all’inserimento delle sonde nel terreno riescono in breve tempo a fornire valori precisi.

Curiosità: Anche le piante spontanee hanno delle preferenze verso un pH del terreno piuttosto di un altro. Ad esempio le spontanee che indicano un terreno acido sono la camomilla, la margherita, il ranuncolo e il giavone.
Invece, le piante che indicano un terreno alcalino sono l’avena selvatica, il papavero, la lingua di cane e il tarassaco . Bisogna considerare che l’abbondante presenza di tutte le specie indica un pH più o meno neutro (intorno a 7). Invece, la distinzione tra terreno acido e alcalino può essere fatta osservando se ci sono piante che crescono in una quantità non esclusiva, ma tuttavia prevalente.

Considerazione: La pratica di fertilizzazione, sia che si scelgano prodotti chimici o organici/biologici, è molto più complessa di quanto si possa immaginare, perché, come abbiamo visto, i fattori e gli equilibri che determinano la fertilità sono tanti e delicati. Pertanto è opportuno sempre seguire con attenzione i dosaggi indicati e le frequenze suggerite.

 

 

 

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Semine e lavori di Agosto

Agosto è una domenica lunga 31 giorni.

Le attività principali nell’orto del mese di Agosto sono l’irrigazione e la raccolta , con annesse conserve per non sprecare nulla e poter godere dei frutti del lavoro primaverile ed estivo anche nelle stagioni meno ricche e abbondanti, come delle operose formichine.

Considerata la problematica dell’emergenza siccità che affligge tutta Italia con conseguenze molto gravi sull’agricoltura e non solo, consigliamo anche la lettura di 10 semplici regole per risparmiare acqua in giardino.

Ricordiamo sempre che le irrigazioni devono essere costanti: irrigazioni sporadiche ed abbondanti per compensare sono spesso la causa di problematiche come il marciume apicale o le crepe del pomodoro . Viceversa, irrigazioni troppo abbondanti e frequenti causano marcescenze. Dunque “in medio stat virtus”, bisogna trovare un equilibrio.

Restando in tema di “conservazione” e lungimiranza, è questo il momento migliore per selezionare e conservare i semi delle varietà antiche ( ne abbiamo già parlato anche in Come autoprodurre i propri semi ) perché si presuppone che in questo mese i frutti siano al culmine della maturazione.

Cosa seminare in Agosto :

In fase di luna crescente, a dimora all’aperto, prezzemolo, ravanello e verdure da taglio ( spinacio , lattughe, indivia..ecc..). Si trapiantano all’aperto cavolo cappuccio autunnale-invernale precoce, cicoria, porro, scarola, cavoli.

In fase calante in semenzaio all’aperto cipolla bianca e finocchio autunnale.

 

 

 

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Omino testa d’erba : un passatempo estivo

L’omino testa d’erba è a metà tra un gioco educativo per bambini e un riutilizzo simpatico di calze e materiali di vario genere . Come vedremo , le varianti sono infinite, così come i materiali da utilizzare . Noi daremo solo delle linee guida per realizzarlo con le possibili sostituzioni .

Occorrente :

  • calza
  • semi
  • substrato ( terriccio , torba , cotone idrofilo , segatura…ecc…)
  • elastici
  • accessori

A seconda dal soggetto che si desidera realizzare , si possono utilizzare calze di nylon o calzini di cotone . Chiaramente materiali di recupero : calze smagliate o i famosi calzini spaiati vanno benissimo . Anche la scelta dei semi è puramente indicativa : sarebbe preferibile utilizzare semi di prato , tuttavia , in mancanza , si può adoperare quello che si ha in casa . Lenticchie , mangime degli uccellini , germogli possono essere un discreto sostituto. Nella lista per substrato s’intende il materiale sul quale cresceranno i semi . Può andare bene tutto , anche la segatura , purché sia un materiale inerte che trattenga bene l’umidità .

Fondamentale è l’ordine di inserimento : la calza va riempita prima con i semi e poi con il substrato . Va chiusa , annodandola alla base e con degli elastici bisogna sagomare e fermare il naso e , volendo , anche le orecchie .

Aggiungere gli accessori realizzati con panno lenci, o in alternativa, disegnare occhi e bocca con un pennarello indelebile .

Dicevamo , l’omino testa d’erba può essere un valido gioco educativo per i bambini : dovranno prendersene cura , bagnandolo quotidianamente, almeno fino a che i semi non siano germogliati . Una volta spuntati i “capelli”, invece potranno divertirsi a creare acconciature o, addirittura , a tagliarli . Seguendo lo stesso procedimento, è possibile realizzare anche altri soggetti . Sostituendo la calza di nylon con un coloratissimo calzino e usando dei semplici bottoni per fare occhi e naso, si può creare , ad esempio uno simpaticissimo riccio , con fili d’erba al posto degli aculei . Anche in questo caso bisogna ricordarsi di disporre prima i semi e poi il substrato .

 

 

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Il pH del terreno e il colore delle ortensie

Tutte le piante , con o senza fiori , sono interessanti per proprietà , caratteristiche o possibili usi .

Nel corso dei mesi abbiamo visto le peculiarità di varie piante : la capacità della bella di notte ( Mirabilis Jalapa  ) di bonificare il terreno da metalli pesanti [ leggi anche ” La bella di notte e la fitodepurazione ” ] , la tendenza di alcuni fiori a chiudersi in prossimità di bassa pressione , permettendo quindi di prevedere il cattivo tempo [ leggi anche ” Le piante barometro , altro che app ! ” , o come preparare un surrogato del caffè con le erbe spontanee .

Oggi è il turno di una varietà tanto diffusa quanto particolare : l’ortensia , la pianta ornamentale più amata , con le sue grandi foglie dentellate e i fiori dalle mille sfumature che possono virare dal rosa chiaro al blu scuro .

In realtà  la colorazione dei fiori delle ortensie è influenzato dal pH del terreno . In presenza di un pH acido , le ortensie assumono una colorazione blu . Se invece il terreno ha un pH basico , assumono il colore rosa .

In commercio , infatti , esistono dei prodotti definiti “azzurranti” : altro non sono che delle soluzioni acide che fanno spostare il pH del terreno .

Dunque il fiore dell’ortensia funziona come una cartina tornasole , virando dal rosa al blu , passando per gradazioni intermedie .

Conoscere questa caratteristica della pianta può dunque essere utile sia se desideriamo modificare il colore della pianta , sia per conoscere il pH del terreno .

A cosa può servire conoscere il pH del terreno ? E come è possibile modificarlo in modo naturale ?

Lo vedremo nel prossimo post !

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Semine e lavori di Luglio

Luglio miete il grano biondo,
la mano stanca, il cuore giocondo.
Canta il cuculo tra le foglie
– Gianni Rodari –

Le semine non vanno in ferie e chi si prende cura di un orto o un giardino non si riposa mai .

E’ ancora periodo di seminare qualche varietà estiva che andrà a sostituire piante ormai esauste , per avere in questo modo la possibilità di prolungare fino ad inizio autunno il raccolto .

In fase crescente si seminano direttamente all’aperto fagiolo , fagiolino , zucchino , bietola a coste , ravanello , prezzemolo , ma anche fiori come primula , malva rosa , violacciocca . In questa periodo del mese è preferibile trapiantare sedano , cavoli , indivia , lattughe , scarola .

In fase calante si semina all’aperto cicoria , indivia , lattughe , porro , radicchio , direttamente a dimora finocchio e barbabietola .

Nel mese di Luglio è possibile , inoltre , innestare a gemma dormiente  le drupacee , come pesco , ciliegio , susino , ecc..

In caso di raccolti abbondanti si consiglia fin da subito di iniziare a preparare le conserve , in quanto in questo momento la qualità di frutta e verdura è superiore rispetto a quella di fine stagione .

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Come autoprodurre i propri semi


In passato raccogliere e conservare i semi per le semine successive era una consuetudine molto diffusa. Oggi lo è decisamente meno, complice la facilità nel reperire i semi di varietà anche insolite , la tendenza a pensare che quelli acquistati siano migliori o che siano difficili da ricavare.

In realtà l’autoproduzione dei semi garantisce, come per gran parte delle cose realizzate con le proprie mani, una qualità maggiore, oltre ad altri vantaggi.

Ricavando da soli i propri semi è possibile ottenere semi biologici, privi di additivi ( molte case produttrici “conciano” i semi, aggiungendo fungicidi chimici ), oltre che preservare la biodiversità e continuare a riprodurre varietà antiche o rare.

Le regole base per diventare “seed saver“, letteralmente conservatori di semi, sono poche, ma fondamentali:

  • bisogna selezionare e raccogliere solo semi di piante sane
  • i frutti e le piante devono tendenzialmente completare il loro ciclo per essere certi che i semi siano pronti
  • i semi, una volta raccolti, devono essere asciugati all’aria in un luogo fresco e conservati lontani da fonti di calore e all’asciutto (L’acqua e il calore attivano i semi, oltre a favorire la proliferazione di muffe. A tal proposito potrebbe essere utile cospargere i semi prima di riporli con cannella in polvere , è un ottimo antifungino naturale.)

Nel caso di piante annuali, melanzana, peperone, pomodoro, zucche, ecc.., la raccolta dei semi richiede un’attesa relativamente breve ed è piuttosto semplice ed intuitivo capire quando raccogliere i semi.

Le verdure a foglia come lattughe e spinaci quando in gergo “montano a seme” iniziano a svilupparsi in altezza e a formare al centro dei fiorellini dai quali sarà possibile raccogliere i semi.

Nel caso di piante biennali, come ad esempio prezzemolo, sedano, lunaria, carota, cipolla, il loro ciclo vitale dura due anni, quindi, se normalmente avremmo utilizzato la pianta e le sue parti nel primo anno, per raccoglierne i semi bisogna aspettare il secondo anno.

Il bello di questa pratica è sicuramente la possibilità di poter osservare con attenzione l’intero ciclo vitale di una pianta con tutte le sue trasformazioni e concludersi con il punto di partenza di un nuovo ciclo.

Poi per i seed savers ci sono molte occasioni di scambio per poter arricchire il proprio “bottino” in molti eventi appositamente dedicati.

A tal proposito segnaliamo l’associazione “Civiltà Contadina“, la realtà italiana più importanti del settore.

 

 

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