• Peperoncini tondi piccanti ripieni

    peperoncini tondi ripieni
    I peperoncini tondi calabresi sono leggermente piccanti, intorno ai 10-15 mila nella scala Scoville, tuttavia, in questa speciale preparazione, la piccantezza si smorza e addirittura esalta il gusto del ripieno.

    La procedura di questa proposta è un po’ lunga e laboriosa, ma sarà una piacevole scoperta in autunno o in inverno arricchire gli antipasti con questa prelibatezza.

    Occorrente :

    • Guanti
    • 500 grammi di peperoncini tondi (ciliegia) calabresi maturi e sodi
    • olio
    • barattoli

    Per il ripieno

    • 500 grammi di tonno sottolio sgocciolato
    • circa 15 filetti di acciughe dissalate
    • un cucchiaio di capperi dissalati
    • aglio ( opzionale)

    Per sbollentare i peperoncini

    • 300 ml di aceto bianco
    • 300 ml acqua
    • 4-5 foglie alloro
    • sale

    Prima di iniziare la preparazione, bisogna indossare i guanti: questa varietà di peperoncino è mediamente piccante, ma maneggiarne 50-60 alla lunga ha i suoi effetti.

    Tagliare il picciolo dei peperoncini, svuotarli eliminando i semi e facendo attenzione a non romperli. Sciacquarli  velocemente sotto l’acqua per rimuovere eventuali semi ed immergerli in una pentola con l’acqua, l’aceto, l’alloro e un pizzico di sale. Portare ad ebollizione e tenerli per altri 2-3 minuti: devono essere morbidi, ma compatti e sodi.

    Scolarli e metterli a raffreddare e ad asciugare per qualche ora su un canovaccio pulito con l’apertura rivolta verso il basso.

    Nel frattempo si prepara il ripieno tritando in un mix tutti gli ingredienti. A piacere si può mettere 1-2 spicchi d’aglio.

    Appena i peperoncini sono freddi e asciutti, si possono riempire con la farcia, compattandola bene, usando un cucchiaino.

    Inserire i peperoncini ripieni nei barattoli precedentemente sterilizzati, pressandoli ed evitando vuoti. Coprire bene con olio.

    Prima di riporli in dispensa, è consigliabile bollire i barattoli per creare il sottovuoto ed evitare il rischio di botulino, muffe e batteri.

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    Semi di peperoncino ciliegia calabrese

     

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  • Kokedama: i mini giardini pensili da appartamento

    kokedamaIn un post precedente abbiamo parlato del muschio e di una tecnica per coltivarlo per uso decorativo. Un impiego molto decorativo ed anche molto di tendenza è sicuramente il kokedama: un compromesso tra design e la classica pianta in vaso da appartamento. In giapponese significa proprio “palla di muschio”: si tratta, infatti, di una pianta (da appartamento) che non ha vaso , ma affonda le sue radici in una palla di terriccio e argilla (akadama), ricoperta di muschio.
    Pare siano la moda del momento e acquistati in garden specializzati, possano costare anche diverse centinaia di euro, in base alle dimensioni e al tipo di pianta. Possono essere sospesi con dei fili di nylon o, nei modelli più costosi, a levitazione magnetica:  sono presenti due magneti (uno nella palla di muschio e uno nella base) che si respingono, creando un effetto levitazione molto scenografico.
    Realizzarlo, almeno nella versione con fili, non è complesso.
    Occorre mescolare il terriccio comune con quello argilloso e, bagnando con acqua, creare una palla.
    Successivamente si pratica un foro nella palla sufficientemente largo da poter inserire le radici della pianta. Poi si ricopre la palla con il muschio, tenendolo ben saldo con l’aiuto di un po’ di spago o del filo di nylon trasparente con il quale sarà possibile anche tenere in sospensione il kokedama. Chiaramente lo spago rende il kokedama più “rustico”, mentre il nylon più elegante.
    Tutti i materiali sono facilmente reperibili nei garden specializzati in bonsai.
    Un’alternativa più pratica è utilizzare una spugna da fioraio a forma sferica al posto della terra e argilla e procedere come sopra. Le piante più adatte per realizzare i kokedama sono varietà perenni, adatte alla vita in appartamento, con non troppe esigenze di luce e con piccole dimensioni.
    Il kokedama  andrà periodicamente immersione completamente nell’acqua o nebulizzato in caso di pianta grassa.

     

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  • Pane al grano saraceno senza cottura (raw) e senza glutine

    Abbiamo già parlato del “Raw food” nel post sul gelato con 1 ingrediente : durante la preparazione di questo cibo non è prevista l’utilizzo di temperature superiori ai 40 °. Per realizzare questo tipo di pane, infatti, non è prevista una cottura classica, ma un’essiccazione al sole o in essiccatore. Non è previsto lievito, quindi non sarà un pane soffice, ma piuttosto una schiacciatina croccante, tipo cracker. Il grano saraceno, che abbiamo già utilizzato anche per la preparazione della pasta fresca, non contiene glutine, quindi questa ricetta è indicata anche per i celiaci .

    Ingredienti:

    • 1/2 Kg di grano saraceno
    • 1 Kg di zucchine
    • aromi e spezie ( aglio, cipolla, rosmarino, prezzemolo..)
    • 1 cucchiaino di sale
    • 2-3 cucchiai di olio extravergine di oliva
    • 2-3 tazze di semi di lino ( in alternativa altri semi, che danno gusto e croccantezza )

    Mettere in ammollo per almeno 12 ore il grano saraceno. Tritare finemente in un mixer le zucchine, poi aggiungere il grano bel lavato e scolato, e poi tutti gli altri ingredienti. Bisogna ottenere un impasto liscio ed omogeneo.

    Stendere l’impasto in sfoglie sottili ( più sono sottili, prima si seccano ). L’ideale sarebbe utilizzare la macchina a manovella per stendere la pasta. Stendere le sfoglie al sole su telai e lasciare asciugare per mezza giornata, avendo l’accortezza di capovolgerle. Oppure inserire in essiccatore per 4-6 ore per lato.

    Le zucchine, come il lino, possono essere sostituite da altre verdure a piacere, come ad esempio carote o zucca.

    Volendo se ne può fare una versione dolce, sostituendo il sale con lo zucchero ( o miele ) e le verdure con bacche di goji, uvetta, ciliegie o altra frutta, purché non apporti troppa umidità al composto che altrimenti impiegherebbe molto più tempo per essiccarsi.

    Con questi quantitativi si ottengono davvero molte sfoglie, che si conservano in un recipiente ermetico per molti giorni.

     

     

     

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  • Moss graffiti: disegnare con il muschio

    MossGraffiti - disegnare con il muschioImbrattare i muri di strade pubbliche o, peggio ancora, i monumenti da qualche anno è diventato un vero e proprio reato punibile con un decreto penale e relativa multa che varia sulla base del luogo in cui è avvenuto lo scempio. In alcuni comuni d’Italia per limitare i danni del graffitismo vandalico e al tempo stesso valorizzare gli artisti, sono state preposte delle zone dove è possibile dare sfogo alla creatività, senza però deturpare case o monumenti.

    Un’alternativa più green e al tempo stesso originale, è la creazione di graffiti con il muschio. Visivamente molto belli e al tempo stesso molto semplici da realizzare. E’ necessario prima realizzare una poltiglia di muschio e yogurt ( lo yogurt ha la duplice funzione di far aderire il muschio alla superficie e dare l’acidità di cui ha bisogno per crescere) e poi utilizzarla come una sorta di pittura .

    Per realizzare questa speciale “vernice” ecologica al 100% , occorrono:

    • Una o due zolle di Muschio fresco
    • 1 yogurt ( anche scaduto o vegano)
    • 2 tazze di Acqua
    • 1/2 cucchiaio di Zucchero

    Frullare tutti i componenti ed utilizzare come una qualsiasi vernice .
    Nebulizzare settimanalmente il graffito ( il muschio ha bisogno di un ambiente umido per crescere e vivere e , possibilmente , non troppo esposto al sole ) e , eventualmente , ritoccarlo con altra vernice al muschio .

    In alternativa è possibile realizzare il disegno su del compensato , come se fosse una tela . In questo modo in realtà è più facile gestire le esigenze del muschio (umidità ed ombra) .

    Questo stesso composto può essere utilizzato anche come tecnica per coltivare il muschio , molto utile in giardino come decorazione, per creare un tappeto uniforme verde. Oppure se si vuole invecchiare oggetti come statue, vasi, fontane o altro .

    Potrebbe interessarti anche il post sulla realizzazione dei Kokedama, ovvero delle composizioni sferiche ricoperte, appunto , da muschio molto di tendenza.

     

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  • Crema di nocciole fatta in casa 

    crema di nocciole fatta in casaCrema di nocciole fatta in casa
    (Tratta da “Fatto in casa – Smetto di comprare tutto ciò che so fare” di Lucia Cuffaro )

    Ingredienti e occorrente :
    – 150 g di nocciole sgusciate
    – 150 g di cioccolato fondente
    – 5 cucchiai di zucchero di canna o miele
    – 2 tazzine latte bio (anche vegetale)
    – barattolo di vetro

    Tostare nel forno o in padella per cinque minuti a fuoco basso le nocciole sgusciate . Disporle su un panno e sfregarle per eliminare le pellicine . inserirle in un frullatore e tritare fino ad ottenere una farina grossolana .
    Sciogliere a bagnomaria il cioccolato ed incorporare il trito di nocciole , lo zucchero o il miele , il latte ( a temperatura ambiente) . Se il composto risulta poco cremoso , aggiungere altro latte . Trasferire la crema in un barattolo pulito . Si conserva per un mese in frigo , ma probabilmente finirà in pochi giorni !

    Si può sostituire il cioccolato fondente , con quello al latte o bianco .

    E i gusci delle nocciole? Si possono riutilizzare cospargendo il terriccio dei vasi come pacciamatura , per isolare le radici dal caldo estivo ( riducendo la dispersione di acqua) e dal freddo invernale .

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  • Elementi della fertilità del terreno e sintomi in caso di carenze

    carenze-nutritive-piante-foglie

    Quando si parla di elementi della fertilità del terreno molto spesso si fa riferimento principalmente all’azoto , ma in realtà sono 6 gli elementi nutritivi principali (macroelementi ) , più i microelementi , che svolgono funzioni specifiche durante il ciclo delle piante , e in base ad una eventuale carenza , corrispondono sintomi ben precisi .

    1. Azoto : Dicevamo , forse insieme al potassio , l’elemento più noto . La sua funzione è quella di stimolare lo sviluppo vegetativo , quindi la formazione di radici , fusti , rami e foglie . Quindi davvero indispensabile per piante da frutto , soprattutto durante la fase giovanile o la ripresa vegetativa , ma anche per tutte le altre specie , in quanto , dalla fioritura in poi , il sostentamento del fogliame sottrae nutrimenti al resto della pianta , tardando la produzione di frutti . Dunque una carenza di azoto si manifesta con crescita lenta , fusti esili e colorito spento .
    2. Potassio : Favorisce l’accumulo di sostanze di riserva , come zuccheri ed amidi ,la colorazione , il sapore e la pezzatura , dunque indispensabile per tutte le piante da frutto o ortaggi (pomodoro , zucchine , patate , cipolle , carote…) . Quindi quando la pianta non riceve sufficiente potassio generalmente ha una scarsa produzione di frutti e di piccole dimensioni .
    3. Fosforo : Permette alla pianta un maggiore vigore e quindi una maggiore resistenza alle malattie . Deve essere presente , ma non in quantità eccessive , altrimenti tende a rendere legnosi i tessuti . Viceversa , una sua assenza o carenza , porta la pianta ad ammalarsi con maggiore frequenza .
    4. Calcio : E’ fondamentale nella formazione di nuovi tessuti , infatti un’eventuale carenza si manifesta con giovani foglie fragili e deformi .Come il fosforo , non deve eccedere , altrimenti inibisce l’assorbimento del potassio .
    5. Magnesio : Ha un ruolo principale nella fotosintesi , quindi direttamente collegato alla pigmentazione della pianta , regola varie funzioni e una sua carenza porta ad un repentino ingiallimento delle foglie e alla caduta anticipata . Un’elevata presenza di potassio , suo antagonista , ne riduce l’assorbimento .
    6. Zolfo : Importantissimo per aumentare la resistenza alle malattie fungine , inoltre migliora l’assorbimento di azoto e fosforo . In assenza ( o carenza ) , l’apparato radicale è fragile e una maggior tendenza agli attacchi di oidio (patologia fungina )
    7. Microelementi : E’ una vastissima categoria di elementi , tra i quali ricordiamo ferro , rame , zinco , boro e manganese . Sono chiamati microelementi perché stimolano con dosi ridottissime le principali funzioni fisiologiche delle piante .

    L’assorbimento dei macroelementi è influenzato non solo dagli antagonisti , ma anche da altri fattori , come ad esempio il pH del terreno . Quindi la fertilità è un equilibrio tra più fattori ed elementi che bisogna vagliare nel complesso .

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  • Erbe spontanee e surrogati del caffè

    Erbe spontanee e surrogati del caffè[Tratto da “Succhi e centrifughe” Di Pat Crocker]

    Nessun tipo di erba può sostituire il sapore del caffè o dare lo stesso apporto di caffeina. Per preparare il vostro gustoso surrogato del caffè, utilizzate tutte le radici qui elencate: astragalo, bardana, cicoria, echinacea, liquirizia, romice, tarassaco, altea e ginseng.
    Ogni radice ha gusti e proprietà differenti e possono essere miscelate tra di loro , volendo anche con aggiunta di spezie .
    Per tostare le radici fresche , preriscaldare il forno a 150 ° , pulirle bene e ridurre in pezzi di media grandezza . Adagiare su una teglia non unta e lasciare in forno per 45 minuti . Abbassare il forno a 100 ° per un’altra ora , rigirando ogni 20 minuti . Far raffreddare prima di utilizzarle .
    Per tostare radici essiccate : in erboristeria si trovano già essiccate, la tostatura conferisce un sapore più forte , ma non è indispensabile . Anche in questo caso adagiare su una teglia per 20 minuti o finché non saranno brunite.

    Per preparare il caffè, occorre tritare le radici in un macina caffè o in mixer . E’ sufficiente 1 ml ( 1 cucchiaino ) di radice per tazza (250 ml) di acqua [ndr: probabilmente sono le dosi per un caffè lungo , all’americana! Si consiglia di sperimentare e modificare eventualmente il rapporto radici-acqua], utilizzando la tradizionale macchinetta del caffè .

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  • Detersivo per piatti a mano o in lavastoviglie fatto in casa

    detersivo per piatti fatto in casa(Tratto da “Fatto in casa. Smetto di comprare tutto ciò che so fare ” di Lucia Cuffaro )

    I comuni detersivi in commercio hanno più effetti collaterali, che benefici, a cominciare dall’essere estremamente aggressivi sulla pelle e, ovviamente, sull’ambiente. Oggi vediamo insieme come sia facile realizzarne uno interamente biodegradabile e non irritante per le mani. Anzi, come vedremo, nella versione con acqua di cottura del riso (si, avete letto bene!), sarà anche lenitivo grazie alla presenza dell’amido.

    Ingredienti e materiali :

    • 3 limoni di dimensione media (circa 500 grammi)
    • 300 ml di acqua
    • 200 g di sale fino
    • 200 ml di aceto bianco
    • pentola
    • frullatore
    • dispenser in plastica e barattoli di vetro

    Per avere un pulito senza macchie “di coscienza” possiamo sostituire il detersivo per piatti a mano, quello per lavastoviglie, i guanti di plastica e il brillantante con ingredienti naturali, economici e facilmente reperibili, con cui potremo prepararci da noi un detersivo naturale, non inquinante e anallergico.
    Utilizzandolo, eviteremo dermatiti e fastidiose allergie, che sono sempre più comuni, facendo anche qualcosa di utile anche per il pianeta.
    Potrà sembrare poco, una goccia nel mare, specie se confrontato all’inquinamento prodotto da traffico o industria, ma pur sempre una goccia pulita in più!
    Tagliamo allora in piccoli spicchi i tre limoni, di dimensione media − circa 500 g − e maturi (vanno bene anche ammaccati), cercando
    di togliere tutti i semi. Non importa che siano rondelle, cubetti o quant’altro: l’operazione serve solo a facilitare il lavoro del frullatore o del mixer. Sempre meglio comprare agrumi bio, o ancor meglio coglierli dal proprio alberello. Non serve avere un giardino: va bene anche un piccolo
    terrazzo, dato che la produzione dei limoni è “garantita” anche in vaso!
    Mettiamo, dicevamo, i pezzi di limone in un mixer o frullatore, assieme a 200 g di sale e un po’ dell’acqua che abbiamo preparato (50 ml dei
    300 totali).
    Frulliamo il più finemente possibile, cercando di ottenere una purea.
    Versiamo il composto in una pentola in acciaio inox o di altro materiale: l’importante è che non sia di alluminio, altrimenti reagirà con il limone
    diventando verde! Aggiungiamo anche il resto dell’acqua (i 250 ml rimanenti) e 200 ml di aceto bianco. Facciamo bollire per circa quindici
    minuti, mescolando spesso con un cucchiaio di legno per non far attaccare il composto al fondo. Durante la bollitura è consigliabile tenere l’ambiente aerato, poiché i vapori dell’aceto potrebbero dar fastidio alla respirazione. Quando il composto è morbido e omogeneo come una crema pasticciera, il detersivo per i piatti è pronto.
    Se ci sono ancora dei grandi grumi si può frullare di nuovo. È talmente bello e vellutato che spesso mi sbaglio e intingo il dito per assaggiarlo!
    Versiamolo, una volta raffreddato, in barattoli di vetro, dove si conserverà perfettamente per quasi due mesi in frigorifero.
    Una parte invece versiamola subito in un comodo dosatore con beccuccio per detersivi, o anche in un flacone usato di sapone per le mani o per
    il corpo, che potremo quindi riciclare all’infinito.
    Questo detersivo è un “due per uno”, grazie al suo doppio utilizzo.
    Primo, perché può essere usato per i piatti a mano versandone un po’ su una spugnetta. Per potenziarne l’effetto si deve utilizzare acqua calda
    (senza sprecarla ovviamente!) o − ancor meglio − l’acqua di cottura della pasta e del riso, che, essendo naturalmente ricca di amido, sgrassa, deterge e nutre al contempo le nostri mani. Lavando i piatti con questo detersivo non avremo neanche bisogno dei guanti in gomma, poiché questo prodotto, essendo completamente naturale, non provoca allergie e non rovina le mani: anzi, le profuma, eliminando odori forti come pesce, cipolla o aglio, e le esfolia leggermente rendendole morbide grazie alla presenza dei piccoli grumi di sale e limone.
    Secondo, può essere utilizzato anche per il lavaggio in lavastoviglie. Per un pieno carico ne servono due-tre cucchiai. Le stoviglie usciranno dal
    lavaggio perfettamente pulite e anche profumate.

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  • Il controllo delle infestanti

    il controllo delle infestanti La lotta alle infestanti è impari e la necessità dell’uomo di volerle debellare è irrazionale! Una volta che ci si rassegna a quest’amara verità, si può procedere a stabilire tuttalpiù una serie di strategie per limitarne la propagazione. Innanzitutto è proprio il caso di dirlo, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio: le erbe spontanee si distinguono in alimurgiche , ovvero erbe edibili e quindi che possono essere utilizzate in cucina (quindi sono una risorsa!), in erbe officinali, ovvero hanno proprietà terapeutiche , cosmetiche , e possono essere addirittura un aiuto nella coltivazione , come l’ortica e il suo macerato, e poi le infestanti.

    Ad ogni modo tutte le spontanee, in un contesto di biodiversità e rispetto degli equilibri interni di un vero e proprio ecosistema quale è in fondo un orto-giardino, hanno un ruolo: al tempo stesso sono attaccate dagli stessi parassiti e malattie delle colture ed ospitano sia i parassiti che i predatori dei parassiti. Dunque è bene, secondo la lotta biologica, preservare zone incolte dove far sviluppare le spontanee.

    In prossimità di frutteti, orti o giardini, è bene non far entrare in competizione le colture con le infestanti che sottraggono spazio e nutrimento.

    Strategie di controllo delle infestanti da utilizzare singolarmente o in combinazione 

    1. Con la pacciamatura: ne abbiamo già parlato ampiamente in un post precedente, rivestire con materiale pacciamante il suolo impedisce le infestanti di ricevere luce e dunque di svilupparsi.
    2. Impedire la maturazione dei semi delle infestanti e la propagazione degli stessi: bisogna sradicare le infestanti prima che i semi maturino ed impedirne la propagazione ad esempio con la pacciamatura.
    3. Sradicare manualmente la malerba, facendo attenzione ad estrarre anche tutto l’apparato radicale.
    4. Utilizzare altre tecniche di copertura del suolo (sovescio, rotazione, consociazione..) che impediscono l’insediarsi delle infestanti.
    5. Utilizzare un sistema di irrigazione a goccia che, oltre a far risparmiare acqua, irriga solo le radici della pianta coltivata.

    In ultima analisi, se proprio non si riesce a tamponare il problema, si puà pensare di far uso di un diserbante naturale a base di acqua e sale.

     

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  • Erbe tintorie per capelli: non solo Henné

    erbe tintorie : non solo hennéLe erbe officinali, oltre che per le proprietà curative e l’impiego in cucina, possono essere utilizzate anche come coloranti naturali di tessuti, saponi o per i capelli, in sostituzione delle tinture a base di ammoniaca, o altri INCI (acronimo di International Nomenclature of Cosmetic Ingredients: ingredienti dei cosmetici con nomi riconosciuti in tutto il mondo) pericolosi per l’uomo e l’ambiente. L’Henné è sicuramente l’erba tintoria più conosciuta: è una polvere ricavata dalle radici e dalle foglie della Lawsonia inermis, un piccolo arbusto. Ma in realtà si possono utilizzare anche altre erbe, facilmente reperibili addirittura al mercato o dal fruttivendolo. Per ricavare la colorazione vengono impiegate foglie, radici, frutti, semi, pistilli e petali, in base alla colorazione e alle sfumature desiderate.

    Per capelli biondi si può utilizzare la camomilla, lo zafferano, la calendula, petali di girasole, buccia di limone, erba gatta, tagete, radice di rabarbaro, curcuma. A proposito del limone, utilizzando anche solo il succo e lasciandolo agire in purezza sui capelli per almeno 3-4 ore, è possibile schiarire i capelli di qualche tono già dopo poche applicazioni.

    Per capelli rossi bisogna invece impiegare petali di ibisco, fiori di trifoglio rosso, petali rosa rossa, barbabietola, carote, robbia (o garanza).

    Per capelli castani, ortica, rosmarino, salvia, corteccia castagno, corteccia ciliegio, chiodi di garofano, cannella.

    Per capelli neri, infine, mallo di noce, tè nero, caffè, petali di fiordaliso (dona sfumature di blu).

    Prima di procedere con la tintura di erbe, è preferibile fare un impacco per 30 minuti di tè molto concentrato per aprire le squame del capello e facilitare l’assorbimento del colore. Successivamente nebulizzare con aceto di mele (1 cucchiaio diluito in 5 cucchiai di acqua), senza risciacquare per fissare il colore.

    Preparare la tintura inserendo 1/2 tazza delle erbe sopra elencate in 3/4 di aceto di mele precedentemente intiepidito , lasciare in infusione per 5 minuti. Aggiungere 1 cucchiaio di olio a scelta tra mandorle, oliva, argan (opzionale) ed applicare sui capelli, tenendo in posa da 45 minuti a 2 ore.
    La tintura si può conservare in barattoli ermetici per molti mesi, in quanto l’aceto è un ottimo conservante naturale. Ovviamente più le erbe sono state in infusione, più la tintura è efficace, quindi eventualmente è preferibile ridurre il tempo di posa.
    Risciacquare senza usare shampoo.

    In conclusione, riportiamo una breve lista di F.A.Q. sul post :

    1) Bisogna necessariamente usare aceto di mele? Non posso usare quello di vino? 
    L’aceto di vino risulta più aggressivo (acido) rispetto a quello di mele.

    2) Le erbe vanno polverizzate o frullate? E dopo l’infusione e prima della posa, bisogna filtrarle?

    Più piccole sono le dimensioni delle erbe, più velocemente rilasceranno la colorazione nell’aceto. Se le erbe sono state in infusione per molto tempo (possono stare in infusione anche per mesi, in quanto l’aceto è un ottimo conservante naturale), possono essere tranquillamente filtrate prima dell’applicazione.

    3) Le erbe tintorie coprono i capelli bianchi o grigi?

    In linea di massima si, ma la coprenza varia da capello a capello e da erba ad erba. Bisogna sperimentare.

    4) Il mio parrucchiere mi sconsiglia di usare l’henné sui capelli precedentemente tinti con agenti chimici, perché il colore finale potrebbe essere diverso da quello desiderato, con colorazioni improbabili, tipo il verde. Vale lo stesso per le altre erbe tintorie?

    Premesso che, se l’henné è puro (quindi contiene solo Lawsonia inermis nell’ Henné rosso, Indigofera tinctoria nell’ Henné nero e Cassia obovata nell’ Henné neutro), non dovrebbe generare controindicazioni nelle colorazioni. Le colorazioni “improbabili” si verificano quando l’henné è di bassa qualità, al quale è stato aggiunto picramato, un colorante sintetico che rende la colorazione più forte e in tempi più brevi.Dunque nel caso delle erbe tintorie, il dubbio non si pone. Tuttavia, in una fase sperimentale, si può sempre scegliere di fare qualche prova sulle ciocche più nascoste della nuca.

    5) Bisogna usare tutte le erbe dell’elenco per tipo di colore?

    No, le erbe vengono scelte in base alle disponibilità.

    6) Ma dove si possono reperire queste erbe?

    La stragrande maggioranza sono reperibili al supermercato o in erboristeria.

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