• Come realizzare in casa una colla ecologica con farina ed acqua

    Può capitare spesso di trovarsi nei momenti meno opportuni senza colla o di voler realizzare un progetto interamente biodegradabile e di non trovare mai il collante adatto.

    Nella lista delle possibili “ricette” di colle ecologiche con ingredienti più o meno facilmente reperibili ci sono sicuramente quelle ottenute dalle farine: è possibile utilizzare praticamente tutte le farine, quindi di mais, di riso, di frumento o addirittura anche di legumi.

    La preparazione è molto semplice: si mischiano a freddo le stesso quantità di acqua e di farina, dunque per ottenere un vasetto di medie dimensioni si utilizzano una tazza di acqua e una di farina. Bisogna mescolare bene per evitare la formazione di grumi. Si travasa il composto ottenuto in un pentolino e lo si porta ad ebollizione continuando a rigirare. Appena il composto ottiene una consistenza viscosa, ma non eccessivamente compatto, si può tranquillamente togliere dal fuoco.

    La colla di farina a questo punto è pronta per essere utilizzata come una comunissima colla vinilica. Per la carta e il cartone è davvero insuperabile e non fa rimpiangere i collanti sintetici. Gli unici aspetti negativi della colla di farina sono la durata (è un prodotto altamente deperibile, quindi si consiglia di realizzarne piccoli quantitativi per volta e di conservarla in barattoli chiusi ermeticamente e di riporla in frigo) e la forza: per altri tipi di materiali, al di fuori di quelli cellulosici, non è altrettanto efficace.

    Per prolungare lievemente la durata della colla si può inserire un cucchiaino di sale prima della cottura. Ad ogni modo, se opportunamente conservata, si può mantenere bene per un paio di mesi. Se mostra segni di muffa, ingiallimento o altre mutazioni, è preferibile compostarla.

    Un’altra colla da realizzare da soli con ingredienti che comunemente tutti hanno in casa è la colla caseina o colla di latte. Si può realizzare anche con latte scaduto.

    Per realizzare la colla di latte occorrono:

    • 200 ml di latte
    • 1 cucchiaio di aceto
    • 1 cucchiaio e 1/2 di bicarbonato

    Versare il latte in un pentolino e scaldarlo senza però portarlo ad ebollizione. Aggiungere l’aceto continuando a mescolare. L’aceto oltre a favorire la conservazione, ha il potere di far addensare il latte e dunque un’eventuale formazione di grumi o separazione del siero dalla parte solida del composto non è un problema, in quanto il tutto va filtrato ed è proprio la caseina (la parte solida) così ottenuta che conferisce il potere adesivo alla colla. Unire la caseina al bicarbonato, ad un bicchiere di acqua tiepida e riscaldarlo nel pentolino ancora per qualche minuto. Conservare in un barattolo e spalmare sulle parti da incollare con un pennello.

    Per attivarsi deve essere tiepida. Molto più forte della colla di farina, può incollare anche il legno. Tuttavia essendo completamente naturale, senza additivi o conservanti, deperisce altrettanto presto come la colla di latte.

    Per concludere il discorso delle colle ecologiche ottenute da materie prime biodegradabili, annoveriamo anche la colla ottenuta da resina di pino e carbone. Gli ingredienti in questo caso sono più difficili da reperire ed anche la preparazione è più lunga, tuttavia risulta essere un collante molto più resistente di tutti quelli elencati finora. Per realizzare la colla di resina bisogna sciogliere la resina a fuoco lento ed unire in parti uguali carbone finemente polverizzato e la resina liquida. Il risultato è una pasta morbida nera che riscaldata si ammorbidisce e può essere spalmata sulle zone da incollare.

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  • Come realizzare scatoline ed astucci regalo

    Nelle settimane che precedono le festività natalizie diventa sempre più ricorrente la sensazione di non avere le idee chiare sui regali per i parenti e gli amici. Poi se il budget è piuttosto esiguo, rivalutare l’autoproduzione non è solo un modo per aggiungere valore al gesto, ma quasi un’esigenza. A tal proposito segnaliamo alcune nostre idee regalo che su Pinterest stanno riscuotendo un discreto successo: Sali da bagno e scrub e biscotti in barattolo. Nelle prossime settimane aggiungeremo altre idee. Per non perdere nemmeno uno dei nostri post, seguici nella bacheca dedicata di Pinterest al nostro blog  o sugli altri social (Facebook, Instagram, Twitter).Per gli appassionati del Natale in tutte le sue sfaccettature, dalle tradizioni alle curiosità, suggeriamo di navigare per “tag” e visitare quello dedicato proprio a questa festività al link http://www.ifioridelbene.com/blog/tag/natale/.

    Superato lo “scoglio” della selezione del pensiero più adatto, anche il confezionamento ha la giusta importanza: un regalo ideato e realizzato su misura esige un astuccio allo stesso livello.

    Il modo più semplice e, perché no, anche economico per realizzare da soli in casa scatoline o astucci è stampare i modelli scaricati dalla rete.Le ricerche in italiano non portano agli stessi risultati di quelle fatte in inglese, o meglio, in inglese c’è sicuramente più scelta. Le chiavi di ricerca da utilizzare sono ‘scatoline fai da te’ o ‘scatoline da stampare’. In inglese invece bisogna fare una ricerca del tipo “box templates free printable”, specificando la parola “free” perché è molto facile imbattersi in modelli bellissimi, ma a pagamento. I modelli chiaramente devono essere adatti per forma e dimensione a quelle del regalo.

    Una volta scelto il modello più adatto, si può stampare direttamente sul cartoncino oppure prima su un comune foglio e poi questo incollato sul cartoncino. Questa seconda opzione permette di utilizzare cartoncini più spessi, che difficilmente passerebbero nella stampante o addirittura cartoncini di recupero ricavati da scatole da imballaggio (il cosiddetto cartone ondulato) o confezioni di alimenti, incollando chiaramente il modello dal lato stampato.

    Il modello può essere stampato anche in bianco e ulteriormente personalizzato a mano con tempere, colori naturali ricavati dalle verdure, sabbia, semi o qualsiasi elemento suggerito dalla fantasia.

    Tra i modelli gratuiti, segnaliamo questa scatolina a forma di matriosca originale e molto fashion. La forma allungata e le dimensioni (circa 10 cm di altezza) la rende molto adatta a contenere un regalo autoprodotto di ecocosmesi. Citiamo subito la fonte: è una realizzazione di Dansmonbocal.com.

    Bisogna stampare il modello due volte per ottenere le quattro facce della scatola. Per chiuderla, una volta assemblata, si può passare un nastrino, dopo aver forato la matriosca al livello del collo.

    Per chi ha dimestichezza con programmi di editing si può modificare il colore o le dimensioni.

    Puoi scaricare il modello della scatolina qui.

     

     

     

     

    Tra i modelli invece a pagamento abbiamo trovato questa confezione che si presta molto bene per contenere tre barattoli, quindi adatto ad esempio per chi regala le proprie conserve.

    Dicevamo, il modello è a pagamento, ma il disegno può aiutare ad avere un’idea di come dovrebbe essere realizzato. Armandosi di pazienza, matite e squadre si può realizzare facilmente. Allo stesso modo, utilizzando un qualunque software di editing anche molto basico, si possono ottenere risultati altrettanto ottimi.

    Se le scatoline da realizzare sono davvero tante o anche per motivi lavorativi vi trovate spesso a tagliare sagome, cartellini o altro, si potrebbe pensare di fare un piccolo investimento e comperare una fustellatrice, una macchina che taglia diversi materiali(carta, cartoncino, pannolenci…ecc..) in base alla fustella (sagoma) utilizzata.

    Grazie alla fustellatrice è possibile realizzare oltre a scatoline, anche sagome di varie forme, tipo etichette, stencil e tanto altro.

    Le scatoline così realizzate possono essere utilizzate anche per allestire il calendario dell’Avvento o altre decorazioni natalizie e non. Possono diventare delle bomboniere homemade o qualsiasi cosa possa suggerire la creatività.

     

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  • Un calendario dell’Avvento speciale

     

    Le festività natalizie dagli adulti vengono vissute piuttosto male, soprattutto perché sono associate allo stress dei regali e ai deludenti resoconti di un intero anno che non ha mantenuto quello che aveva promesso.

    Per i bambini invece è pura gioia: un momento per stare in famiglia, rivivere i riti legati all’allestimento degli addobbi, alla preparazione dei piatti tipici con i nonni e, ovviamente, la possibilità di ricevere quel particolare gioco sognato per mesi.

    Questo non vuole essere un post/guida per riscoprire le gioie del Natale, ma potrebbe diventarlo: se si ha qualcuno con cui condividere una tradizione o un rito, può essere un Natale gioioso. Un rito molto divertente tanto per i bambini, quanto per gli adulti è sicuramente il calendario dell’Avvento: ogni  giorno, dal 1 Dicembre, per 24 giorni, appunto fino al 24 Dicembre, si suole scoprire una sorpresa che può essere racchiusa in sacchettini, bustine, cassettini o quant’altro, come se ogni giorno fosse un piccolo assaggio del Natale.

    In realtà pare che il primo calendario dell’avvento sia stato inventato da una madre in Germania intorno all’800 perché stufa di sentirsi domandare dal figlio “Quanto manca a Natale?” e così escogitò questo carinissimo modo per scandire le giornate.

    Sebbene in commercio esistano tantissime versioni di calendario con svariate sorprese: le più comuni sono quelle con cioccolatini, ma ce ne sono anche di più originali, come il calendario dell’Avvento realizzato con 24 birre artigianali. In pratica ogni giorno si stappa una birra diversa.

    Per gli astemi, o semplicemente per chi desidera realizzare una calendario più adatto ai bambini, o ad un adulto, bisogna prima identificare i gusti della persona. Ad esempio, per un bambino si possono alternare dolciumi con delle attività tipo una caccia al tesoro con annessa mappa, disegni scaricati da internet da colorare, un rebus personalizzato, un puzzle ottenuto da una foto di famiglia…ecc…chiaramente da personalizzare anche sulla base dell’età. Per adolescenti o un adulto ad esempio anche cosmetici, “buoni” per attività da svolgere insieme, tipo cinema, piccolo viaggio o un concerto.

    Una volta scelte le 24 soprese personalizzate, si cerca di trovare il modo di confezionarle. L’idea più carina è utilizzare materiale di recupero e in questo i rotoli della carta igienica si prestano bene. Si applica su ciascun contenitore un numero da 1 a 24 e si collocano in bella vista.

    Noi abbiamo usato ad esempio 24 scatoline realizzate appunto con i rotoli di carta igienica, ricoperti con carta velina. Sono stati applicati i numeri e appesi all’albero con del nastro in raso.

    Volendo le scatoline possono essere realizzate anche appositamente su misura della sorpresa. Se state cercando il modo di realizzarle da solo in casa, suggeriamo di leggere anche Come realizzare scatoline ed astucci regalo .

    Dicevamo, non è una guida per riscoprire la magia del Natale, ma sicuramente capirete il senso del post nel momento in cui creerete nuove tradizioni o rivivrete vecchi ricordi: il Natale davvero sarà più lieto con poco.

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  • Mangiatoia per uccelli realizzata con materiale di recupero

    Con l’arrivo dei primi freddi e in prossimità di gelate o, peggio ancora, di nevicate, per la fauna selvatica e, nello specifico, per gli uccelli che non migrano, risulta molto difficile reperire il cibo.
    Erroneamente si pensa che sia sufficiente disporre briciole di pane sul davanzale o sui balconi per aiutare i volatili a superare l’inverno.
    In realtà come spesso dichiarato anche dalla LIPU, i prodotti lievitati, salati, o con additivi chimici non sono adatti all’alimentazione degli uccelli. Dunque è preferibile utilizzare semi di girasole, canapa o anche quelli già in miscela dei canarini. Alcuni uccelli non disdegnano nemmeno uvetta, pezzetti di mela e grasso.
    Il modo ottimale per somministrare il cibo è attraverso delle mangiatoie disposte in punti strategici del giardino o del balcone lontani da occhi indiscreti dove gli uccelli si possano sentire al sicuro. Può capitare di dover spostare più volte le mangiatoie per trovare il punto più giusto.
    Per la mangiatoia riportiamo un’idea molto interessante tratta dal libro di Marinella Correggia “Io lo so fare. Piccola guida all’autoproduzione manuale, creativa ed ecologica. Far da sé, non sprecare, risparmiare“
    Occorrente :
    – miscela semi per uccelli e pezzetti di frutta
    – bottiglia di plastica da 2 litri
    – stecchi di legno o due cucchiai di legno
    – carta da cucina

    Con la carta si forma sul fondo della bottiglia uno strato di circa 5 cm. Quindi si inseriscono dei vecchi cucchiai di legno o degli stecchini nella bottiglia in modo tale che sporgano di pochi centimetri all’esterno, così che formino tra loro angoli retti e ad una distanza di circa 5-10 cm di altezza. Utilizzando un taglierino creare una fessura di circa 5 cm sopra ogni cucchiaio: da queste fessure cadranno i semi, dunque devono essere delle dimensioni adatte. Fessure troppo grandi rischierebbero di far cadere troppi semi, sprecandoli. Fessure troppo piccole, al contrario, ne bloccherebbero la caduta.
    Riempire la bottiglia con il becchime, avvitare il tappo, avvolgere il filo intorno al collo della bottiglia ed appenderla.
    Le mangiatoie vanno posizionate all’inizio dell’inverno, rabboccando all’occorrenza i semi fino alla primavera.
    Sfamare gli uccellini può essere anche uno spunto per osservarli e conoscerli meglio.

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  • Come curare il prato: dalla semina al taglio, alla manutenzione stagionale

    Sfatiamo da subito un mito: l’erba del vicino non è sempre più verde, ma solo più curata!

    Un prato verde ed uniforme richiede cure costanti in tutte le stagioni dell’anno, non solo in primavera quando si comincia a vivere di più gli spazi all’aperto e ci si rende conto delle imperfezioni, quali erba ingiallita, poco brillante, con chiazze di vegetazione secca e troppo compatta.

    In realtà già dalla semina o dall’istallazione di zolle o rotoli, bisognerebbe scegliere la varietà adatta in base all’esposizione al sole, al clima (temperature e piovosità) e all’uso del prato (se sarà molto calpestato o meno), e, da non sottovalutare, anche alla frequenza di taglio che richiedono.

    In linea di massima i semi più utilizzati sono la FESTUCA che si adatta bene ai terreni aridi, con crescita lenta, dunque una bassa manutenzione; l’AGROSTIDE, anch’essa con crescita lenta e manto fitto e compatto, caratteristica che le conferisce un’altissima resistenza al calpestio; il LOIETTO, invece, ha una crescita molto veloce, si adatta a chi ha fretta di vedere il proprio prato subito verdissimo, tuttavia richiede tagli frequenti. E’ resistente al calpestio.

    Per risultati ottimali, si predilige utilizzare miscele di più varietà per sfruttare i vari punti di forza di ciascuna componente.

    La semina avviene in primavera o in autunno, quando le temperature sono costanti: la temperatura ottimale è di 20° C. Prima di procedere però alla semina è fondamentale livellare eventuali avvallamenti o piccole gobbe del terreno. Il livellamento del terreno non è solo una necessità estetica, ma risulterà utile per un risultato omogeneo del prato. In caso di avvallamenti l’acqua ristagna in maniera differente e la crescita e la compattezza dell’erba sarà maggiore rispetto ad altre zone. Anche durante il taglio, eventuali sporgenze o rientranze del prato rischiano di compromettere l’uniformità, fino addirittura a poter danneggiare le lame del tagliaerba. Per lo stesso motivo è necessario anche ripulire il terriccio da sassi o altri detriti. La superficie deve essere compatta e omogenea.

    Dopo aver scelto la varietà di semi più adatta e livellato il terreno, si può finalmente seminare: la semina avviene a spaglio, ovvero si getta in modo casuale, ma mantenendo una distribuzione uguale su tutta la superficie. Le irrigazioni devono essere costanti, senza ristagni: il terriccio nelle prime settimane deve mantenersi sempre umido. Dopo circa 5-10 giorni l’erba comincerà a spuntare. Il primo taglio può essere fatto solo dopo circa 4 settimane, ma le tempistiche dipendono molto anche dalla varietà scelta.

    Dopo il primo taglio, le irrigazioni vanno diradate, per essere sospese quasi completamente in inverno.

    A che altezza tagliare il prato? 

    Praticamente tutti i tagliaerba hanno la possibilità di regolare l’altezza di taglio dell’erba. In linea di massima l’altezza ottimale per avere un prato compatto è 2-4 cm, sebbene questo comporti una frequenza maggiore dei tagli. In base alla stagione è preferibile scegliere altezze diverse. In estate e in tardo autunno, prima della sospensione dei tagli (in inverno il prato entra in riposo vegetativo, quindi cresce pochissimo), è preferibile aumentare di qualche centimetro l’altezza per proteggere il prato dal caldo e dal freddo.

    Dopo l’estate, già a partire da Settembre, è possibile riabbassare l’altezza del taglio a 2-4 cm, almeno fino a Novembre, dopo bisogna rialzarla.

    A Settembre è fondamentale arieggiare il prato nelle zone in cui il caldo e il sole forte ha fatto danni: bisogna rimuovere il “feltro”, ovvero il prato secco e compattato ed eventualmente riseminare se la situazione è particolarmente grave.

    Dunque in primavera si semina, si falcia e s’irriga il prato, in estate s’irriga e si taglia con lama alta, in autunno si risemina, si procede con la sfeltratura e l’arieggiatura… e in inverno?

    In inverno, dicevamo, il prato rallenta molto la crescita, pertanto non ha particolari esigenze: i tagli e le irrigazioni praticamente si sospendono. Tuttavia continua a fare la fotosintesi e per farlo ha bisogno di luce. Dunque è fondamentale rimuovere il fogliame secco che coprendo il prato, impedisce alla luce di filtrare. In questo modo si previene anche la causa dell’ingiallimento del prato.

    Bisogna concimare il prato?

    Il prato è un insieme di erbe spontanee addomesticate: se somministrate concime chiaramente crescerà più rigoglioso, ma non è così indispensabile.

     

     

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  • Semine di Settembre


    Il primo settembre puntualmente ogni anno sembra cancellare il caldo afoso dei precedenti mesi, catapultandoci in poche ore in un’altra stagione: l’aria si fa fresca e frizzante, le ore di sole gradualmente si riducono, i colori verdi brillanti del fogliame in giardino vengono sostituiti da altre sfumature più autunnali. Siamo ufficialmente entrati nell’autunno meteorologico.

    In questo mese si raccolgono ancora molti degli ortaggi estivi, sebbene siano quasi al termine del loro ciclo vitale e dunque la qualità è leggermente inferiore. Si inizia a preparare l’orto per le semine autunnali-invernali.

    In fase di luna crescente, a dimora, all’aperto, si semina prezzemolo, ravanello. In zone ben illuminate, calendula, convolvolo, papavero, alisso marittimo e altre varietà di fiori rustici annuali. Per chi ha subito danni al prato durante l’estate, è preferibile rinfoltirlo proprio in questo periodo del mese con nuove semine e areandolo. A tal proposito suggeriamo anche il post dedicato al la cura del prato, stagione per stagione“Come curare il prato: dalla semina al taglio, alla manutenzione stagionale”.

    Si trapiantano finocchio, cavolo, bietole, indivia e lattughe. Via libera anche al trapianto dei bulbi primaverili.

    In questa fase del mese è possibile anche preparare le talee di rose, di sempreverdi o specie a foglia caduca. A tal proposito, potrebbe interessarti anche l’articolo Ormoni radicanti naturali.

    In fase di luna calante, in semenzaio all’aperto, si semina la cipolla bianca. A dimora all’aperto, lattughe da taglio, radicchio, spinacio, valerianella. E’ possibile trapiantare all’aperto il porro.

    LAVORI: Rincalzare il finocchio, sedano, il porro per farlo imbianchire insieme anche a scarola, radicchio e indivia.

    In questo mese le temperature permettono la preparazione di nuovi cumuli di compost o l’allestimento di una nuova compostiera. (Leggi anche Compostaggio: come si prepara e quali sono i vantaggi del compost )

    E’ possibile potare i rami di rose esauriti e spuntatura di rami secchi degli arbusti e alberi.

    Riprendono gli innesti di rosacee (pruno, pesco, pero, albicocco, ciliegio..ecc..) a gemma o a scudetto. (Leggi anche Guida agli innesti e all’uso dell’innestatrice 3 T (tipologie di taglio))

     

     

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  • Curiosità: i fichi sono fiori o frutti?


    Insieme all’anguria, alcuni tra i frutti più rappresentativi della stagione estiva sono sicuramente i fichi, così gustosi ed abbondanti che possono essere consumati freschi o essiccati, da soli o in preparazioni dolci, come confetture o crostate, e salate, come la pizza o nel pane con il prosciutto.

    Insomma, un frutto tanto versatile quanto calorico, con le sue 74 Kcal per 100 grammi, in pratica di poco meno delle banane.

    Eppure pochi sanno che il fico in realtà non rappresenta il frutto dell’albero, bensì il fiore, o meglio ancora, l’infiorescenza: i fiori non si dischiudono verso l’esterno, ma verso l’interno in una struttura chiamata siconio o sicono dove solo pochi insetti possono entrare per impollinarli. Infatti, i fichi oltre alla peculiarità dell’infiorescenza carnosa, sono caratterizzati anche dalla necessità di impollinatori specializzati capaci di raggiungere i fiori disposti in un ricettacolo irraggiungibile ad altri. Addirittura ogni specie di fico ha una specie esclusiva di vespa destinata ad impollinarla.

    Anche il ciclo vitale della vespa del fico, la Blastophaga, è piuttosto atipico: i maschi non hanno ali e nascono, vivono e muoiono all’interno delle infiorescenze neutre del fico. Il fico infatti ha tre differenzi tipi di infiorescenze: il caprifico che produce il polline (fiore maschio), il neutro e il falso-frutto commestibile (il fico) che invece contiene l’ovario e dopo l’impollinazione i semi (fiore femmina).

    Erroneamente negli ultimi anni si è diffusa la notizia che i vegani non possano mangiare fichi perché contengono le larve e i maschi della vespa. In realtà la femmina della vespa del fico si introduce prima nel fiore maschio, poi in quello femmina, impollinandolo, e solo infine in quello neutro dove s’accoppia con il maschio e depone le larve. Le larve e i maschi della vespa risiedono solo nel fiore neutro. Quello che noi mangiamo e comunemente chiamiamo fico, il falso-frutto, è il fiore femmina e per sua conformazione, la vespa femmina neppur volendo potrebbe deporre le larve al suo interno. Dunque anche i vegani possono mangiare tranquillamente i fichi.

     

     

     

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  • Il pH e l’influenza sulla fertilità del terreno


    Abbiamo parlato più volte nei precedenti post del pH del terreno, accennando sommariamente all’influenza su altri parametri come la fertilità o addirittura sulla colorazione dei fiori dell’ortensia.

    Senza scendere troppo nel dettaglio tecnico-chimico del pH, diciamo che è una scala con valori dallo 0 al 14 che esprimono l’acidità o la basicità (alcalinità) di un ambiente. Una pubblicità di un noto detergente di qualche anno fa “martellava” sull’importanza di mantenere inalterato il pH della nostra pelle che è leggermente acido, con un valore generalmente intorno al 5.5. Infatti tutti i valori inferiori al 7 sono acidi, quelli superiori sono basici, mentre un pH uguale a 7 è detto neutro.

    Per fare qualche esempio, l’acqua distillata (dunque pura) ha un pH neutro (=7), il limone è circa 2.4, dunque molto acido (più il valore si allontana dal 7, ovvero diminuisce, più è acido), invece l’albume d’uovo è molto basico (pH intorno a 9: più il valore si allontana dal 7, in questo caso aumentando, più il pH è basico.)

    Fatta questa doverosa premessa, vediamo nel dettaglio in che modo il pH del terreno influisce sulla fertilità.

    In un precedente post ( Elementi della fertilità del terreno e sintomi in caso di carenze ) abbiamo visto come la presenza o l’assenza di azoto, potassio, fosforo, calcio, magnesio, zolfo, più altri micro elementi come rame, zinco, boro e manganese, appunto detti elementi della fertilità, incidono sui regolari cicli di crescita delle piante. L’assorbimento di tali elementi può essere inibita sia dall’eccedenza di uno di essi a discapito di un altro (come abbiamo visto, infatti, il calcio in eccesso inibisce il potassio che, a sua volta, è antagonista del magnesio, diminuendone l’assorbimento in caso di sovradosaggio.

    Un altro fattore che inibisce l’assorbimento di alcuni elementi è il pH del terreno. Addirittura ogni elemento reagisce diversamente in presenza di valori di pH diversi.

    Ad esempio in presenza di un pH del terreno che varia da 6 a 8, l’azoto ha un assorbimento ottimale, mentre il fosforo viene assorbito meglio dalle piante quando il terreno ha un pH tra il 6.5 e il 7.5 o tra il 9 e il 10. Allo stesso modo il potassio ha per così dire due preferenze, una nell’intervallo 6-7.2 e l’altra 8.7-10.

    L’unico elemento con uno spettro di assorbimento maggiore è lo zolfo, che mostra un livello di assorbimento ottimale in presenza di un pH del terreno da 6 a 10. Poi per il resto, manganese, rame e boro hanno un atteggiamento molto simile, con un assorbimento ottimale tra un pH 5, fino a 7.

    Si deduce, pertanto, che definire una pianta “acidofila” semplicemente come amante di terreni acidi è un po’ riduttivo, in quanto in realtà ciascuna pianta predilige un pH differente proprio in base alle differenti esigenze di elementi nutritivi di cui necessita.

    Come si può modificare il pH del terreno in modo naturale?

    Ci sono tanti metodi per modificare il pH del terreno. Sicuramente ricorrere a prodotti chimici è la via più breve, ma non la più ecologica. Un metodo più lento, ma del tutto naturale è l’uso della pacciamatura: utilizzando aghi di pino o torba, infatti, il pH del terreno tende ad aumentare di acidità. Anche l’impiego del caffè (sia l’infuso che la polvere usata) può contribuire a ridurre il pH, dunque a renderlo acido. Viceversa, se si vuole rendere il terreno più basico, occorre aggiungere cenere di legna che, oltre ad abbassare il pH, è anche un eccellente concime organico grazie all’elevata presenza di calcio, potassio, fosforo e magnesio.

    Come misurare il pH del terreno?

    Oltre alle classiche cartine tornasole, in commercio ci sono dei piccoli misuratori, a volte dotati anche di altre funzioni, come la misurazione di luce ed umidità, che grazie all’inserimento delle sonde nel terreno riescono in breve tempo a fornire valori precisi.

    Curiosità: Anche le piante spontanee hanno delle preferenze verso un pH del terreno piuttosto di un altro. Ad esempio le spontanee che indicano un terreno acido sono la camomilla, la margherita, il ranuncolo e il giavone.
    Invece, le piante che indicano un terreno alcalino sono l’avena selvatica, il papavero, la lingua di cane e il tarassaco . Bisogna considerare che l’abbondante presenza di tutte le specie indica un pH più o meno neutro (intorno a 7). Invece, la distinzione tra terreno acido e alcalino può essere fatta osservando se ci sono piante che crescono in una quantità non esclusiva, ma tuttavia prevalente.

    Considerazione: La pratica di fertilizzazione, sia che si scelgano prodotti chimici o organici/biologici, è molto più complessa di quanto si possa immaginare, perché, come abbiamo visto, i fattori e gli equilibri che determinano la fertilità sono tanti e delicati. Pertanto è opportuno sempre seguire con attenzione i dosaggi indicati e le frequenze suggerite.

     

     

     

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  • Semine e lavori di Agosto

    Agosto è una domenica lunga 31 giorni.

    Le attività principali nell’orto del mese di Agosto sono l’irrigazione e la raccolta , con annesse conserve per non sprecare nulla e poter godere dei frutti del lavoro primaverile ed estivo anche nelle stagioni meno ricche e abbondanti, come delle operose formichine.

    Considerata la problematica dell’emergenza siccità che affligge tutta Italia con conseguenze molto gravi sull’agricoltura e non solo, consigliamo anche la lettura di 10 semplici regole per risparmiare acqua in giardino.

    Ricordiamo sempre che le irrigazioni devono essere costanti: irrigazioni sporadiche ed abbondanti per compensare sono spesso la causa di problematiche come il marciume apicale o le crepe del pomodoro . Viceversa, irrigazioni troppo abbondanti e frequenti causano marcescenze. Dunque “in medio stat virtus”, bisogna trovare un equilibrio.

    Restando in tema di “conservazione” e lungimiranza, è questo il momento migliore per selezionare e conservare i semi delle varietà antiche ( ne abbiamo già parlato anche in Come autoprodurre i propri semi ) perché si presuppone che in questo mese i frutti siano al culmine della maturazione.

    Cosa seminare in Agosto :

    In fase di luna crescente, a dimora all’aperto, prezzemolo, ravanello e verdure da taglio ( spinacio , lattughe, indivia..ecc..). Si trapiantano all’aperto cavolo cappuccio autunnale-invernale precoce, cicoria, porro, scarola, cavoli.

    In fase calante in semenzaio all’aperto cipolla bianca e finocchio autunnale.

     

     

     

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  • Il pH del terreno e il colore delle ortensie

    Tutte le piante, con o senza fiori, sono interessanti per proprietà, caratteristiche, possibili usi o semplicemente perché esteticamente gradevoli.

    Nel corso dei mesi abbiamo visto le peculiarità di varie piante: la capacità della bella di notte (Mirabilis Jalapa) di bonificare il terreno da metalli pesanti [ leggi anche “La bella di notte e la fitodepurazione” ], la tendenza di alcuni fiori a chiudersi in prossimità di bassa pressione, permettendo quindi di prevedere il cattivo tempo [ leggi anche “Le piante barometro, altro che app!“, o come preparare un surrogato del caffè con le erbe spontanee.

    Oggi è il turno di una varietà tanto diffusa quanto particolare: l’ortensia, la pianta ornamentale più amata, con le sue grandi foglie dentellate e i fiori dalle mille sfumature che possono virare dal rosa chiaro al blu scuro.

    In realtà  la colorazione dei fiori delle ortensie è influenzato dal pH del terreno. In presenza di un pH acido, le ortensie assumono una colorazione blu. Se invece il terreno ha un pH basico, assumono il colore rosa. In commercio, infatti, esistono dei prodotti definiti “azzurranti”: altro non sono che delle soluzioni acide che fanno spostare il pH del terreno.

    Dunque il fiore dell’ortensia funziona come una cartina tornasole, virando dal rosa al blu, passando per gradazioni intermedie.

    Conoscere questa caratteristica della pianta può dunque essere utile sia se desideriamo modificare il colore della pianta, sia per conoscere il pH del terreno.

    A cosa può servire conoscere il pH del terreno? E come è possibile modificarlo in modo naturale? Ne abbiamo parlato ampiamente nell’apposito post “Il pH e l’influenza sulla fertilità del terreno”.

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