Pesto di aglio orsino ( Allium Ursinum)

Gli esperti di “foraging” aspettano la fine dell’inverno e l’inizio della primavera come i bimbi aspettano il Natale . Proprio a cavallo delle due stagioni l’aglio orsino ( Allium Ursino) è in piena produzione . Infatti sembra che prenda il nome dall’abitudine degli orsi a cibarsene al risveglio dal letargo . Lo si trova spontaneo in molte regioni d’Italia , principalmente nel sotto bosco , dunque il suo habitat è ombroso ed umido . E’ facilmente riconoscibile per le foglie lunghe e i fiori bianchi e , ovviamente , dall’odore dell’aglio , ma meno pungente ed intenso rispetto al ” cugino domestico” .

L’uso in cucina più diffuso è il pesto , ma in realtà può essere utilizzato in zuppe o insalate , sia cotto che crudo in sostituzione dell’aglio o dell’erba cipollina .

Oltre ad essere particolarmente prelibato , ha anche proprietà depurative , antisettiche , antiasmatiche , ipotensive , diuretiche , vaso-dilatatrici e febbrifughe proprio come tutte le liliacee .

Dunque un alimento buono e che fa bene , e non è poco .

Nella preparazione del pesto , l’aglio orsino sostituisce sia il basilico che l’aglio , dunque si utilizzano solo le foglie giovani di aglio ursino ( circa 100 g) , i pinoli ( 80 g) o altra frutta secca a piacere , formaggio ( 60 g) , olio evo ( 1 dl) , sale , pepe e a piacere una spruzzata di limone che smorza i sapori e rinfresca il palato  .

Chiaramente gli ingredienti sono opzionali e sostituibili con altri elementi . Ad esempio al posto del limone , si possono aggiungere delle foglie di menta o qualche pomodorino .

Insomma , non ci sono regole e ognuno può personalizzare la ricetta come meglio crede , variandola anche di volta in volta per avere risultati sempre squisitamente nuovi .

Come sempre ricordiamo di raccogliere le spontanee con moderazione , senza rovinare la pianta ( prelevare solo le foglie , senza estirpare l’intera pianta ) , non rovinare la vegetazione intorno , non raccogliere se non si ha la certezza che sia una varietà commestibile . Nel dubbio chiedere ad una persona esperta o iscriversi a uno dei tanti gruppi Facebook dedicati al riconoscimento delle spontanee ( ad esempio Erbe spontanee mangerecce o Erbacce e dintorni ) .

E se dove vivete non trovate l’aglio ursino come spontanea , si può sempre coltivare , avendo la premura di ricreare un ambiente ombroso ed umido .

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Argilla : proprietà ed usi

Quando si parla di argilla , nell’immaginario collettivo si pensa subito alle maschere . In realtà questo preziosissimo dono della natura di origine minerale è incredibilmente versatile e si presta a moltissimi impieghi .

Infatti l’argilla in polvere che , appunto , utilizziamo in cosmesi per realizzare le maschere , è la stessa che viene utilizzata per la produzione di ceramiche , o in campo floro-vivaistico per produrre l’argilla espansa . Addirittura in agricoltura biologica l’argilla , nella variante bianca (caolino) , viene utilizzata , diluita con acqua e spruzzata sugli alberi per proteggerli dalle mosche delle olive , dai danni del sole e prevenire la cascola , ovvero la caduta prematura delle gemme . Anche la cosiddetta “sabbietta” della lettiera dei gatti altro non è che argilla .

Ma che cos’è l’argilla ? In termini strettamente geologici , è una famiglia di minerali presenti in natura con una granulometria molto ridotta , dall’aspetto per così dire polveroso , caratterizzata da due principali aspetti : elevata assorbenza e , se idratata , formare una massa plastica molto compatta .

In un contesto cosmetico , le argille più usate sono la bianca , costituita da caolino , la verde ( bentonite) che si suddividono in base alla granulometria in macinata grossa , macinata fine , e ventilata .

La più versatile è la ventilata , adatta sia ad un uso interno che esterno .

Ebbene sì , oltre alle maschere , dell’argilla se ne può fare anche un uso interno . Per la precisione si può realizzare una bevanda a base d’argilla , sciogliendo un cucchiaio raso di argilla in un bicchiere di acqua fredda . Si lascia sedimentare per una notte e si beve solo l’acqua , lasciando l’argilla sul fondo . Non è piacevolissima come bevanda , soprattutto le prime volte . Tuttavia è molto depurativa ed indicata nei periodi di stress e cattiva alimentazione .

Per gli amanti dell’autoproduzione , con l’argilla si può realizzare anche un dentifricio in polvere , come ben spiegato nel libro “Io lo so fare ” di Mariella Correggia . Occorrono un barattolino di vetro , 3 parti di argilla bianca , 1 parte di bicarbonato , qualche foglia essiccata di menta o salvia , opzionale qualche goccia di olio essenziale . Si mescola il tutto e si applica sullo spazzolino all’occorrenza .

E per concludere , un ultimo utilizzo dell’argilla come smacchiatore dei tessuti : si applica sulle macchie e la si lascia agire .Grazie al suo potere assorbente , eliminerà ogni alone . Sarà sufficiente lasciar asciugare e spazzolare via l’argilla .

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Insonnia primaverile : cause e rimedi

In primavera , oltre ai disturbi legati ai pollini , anche dormire può risultare difficile a causa delle ore di luce che aumentano , riducendo la secrezione della melatonina , ormone che regola appunto il sonno . La melatonina , infatti , viene prodotta dall’ipofisi durante il buio e viene interpretato dall’organismo come segnale di imminente riposo . Viceversa , in presenza di luce , la quantità di melatonina si riduce , portando l’organismo a stare sveglio .

Oltre agli integratori di sintesi , la melatonina è presente in natura in numerosi alimenti , come banane , ciliegie , uva , riso , cereali e prugne .

Tuttavia , se la sola correzione dell’alimentazione non dovesse bastare , esistono anche altri rimedi naturali per sconfiggere l’insonnia .

Tra i tanti rimedi , può aiutare anche l’assunzione di escolzia ( Eschscholtzia californica )   sotto forma di tintura madre , compresse o essiccata in infusione .
L’Escolzia , chiamata anche “Papavero Californiano” , in quanto appartenente appunto alla famiglia delle papaveracee , è una varietà erbacea annuale , largamente usata per decorare aiuole e bordure , ma in erboristerie è impiegato anche come sedativo : è utile contro mal di testa, disturbi dell’umore e del sonno, e la pressione alta . Lo stelo e i fiori , infatti , contengono degli alcaloidi che agiscono da un lato sull’attività cardiaca, abbassandone la pressione; dall’altro sul sistema nervoso centrale, riducendo l’attività delle cellule della corteccia cerebrale, in quanto inducono il rilassamento muscolare e stimolano il sonno .
La pianta ha anche un’azione antispasmodica e analgesica, dovuta alla presenza della chelidonia, che agisce come spasmolitico soprattutto al livello del sistema gastroenterico .
Il metodo più semplice per usarla è l’infusione delle sommità , essiccate o fresche , circa un cucchiaio per una tazza d’acqua .
Se ne sconsiglia l’uso ai bambini , in gravidanza o allattamento e alle persone che assumono psicofarmaci , antistaminici , antidepressivi e per chi è affetto da patologie cardiache .

A proposito di Escolzia …lo sapevi che è chiamata anche “pianta barometro” perché i suoi fiori poco prima di un temporale avvisano dell’imminente cambio di tempo chiudendosi ? No ? Allora ti potrebbe interessare anche il post “ Le piante barometro , altro che app !

Ti sei deciso a coltivare l’escolzia ?

Ecco dove comprare i semi di Escolzia –>> http://www.ifioridelbene.com/semi/44-semi-di-escolzia-in-miscuglio-eschscholtzia-californica-.html

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Spunti di coltivazione urbana in piccoli spazi

La coltivazione per così dire “urbana” , sfruttando piccoli spazi con adeguate condizioni di luminosità , è andata ben oltre la moda o una tendenza passeggera . Negli ultimi anni , infatti , è diventata una consuetudine dettata da svariate esigenze : il risparmio , la voglia di autosufficienza , la necessità di un cibo più naturale , ma anche il bisogno di conoscere i cicli vitali e la stagionalità del cibo .

La domanda più ricorrente dei detrattori dell’orto urbano è << Un pomodoro cresciuto nello smog è più sano di quello da serra ? >> .

Dal momento che il fenomeno dell’orto sul balcone è mondiale , sono stati fatti degli studi in varie nazioni . Le più approfondite risultano quelle da un’università tedesca che ha evidenziato che effettivamente coltivare in città può contaminare gli ortaggi con metalli pesanti derivati dai gas di scarico delle auto , ma che , tuttavia , a confronto con gli ortaggi ottenuti da coltivazione intensiva , risultano essere comunque meno contaminati da altre sostanze ugualmente dannose , quali concimi chimici o pesticidi .

In definitiva , è preferibile coltivare in città solo se si ha la possibilità di essere lontani da centri con intenso traffico . Inoltre quello stesso smog che contamina i “pomodori cittadini” è presente anche nell’aria che respiriamo . Dunque il problema non è l’orto urbano , il vero problema è lo smog !

L’orto sul balcone , in realtà , aiuta anche l’ambiente , aumentando la quota urbana di verde , oltre a ridurre anche , indirettamente , tutti gli imballaggi e la benzina che ne deriverebbe dal trasporto del pomodoro acquistato al supermercato .

Quindi più che evitare l’orto sul balcone , iniziamo ad evitare l’auto quando possibile .

Parlavamo di adeguata luminosità degli spazi urbani dove coltivare , infatti è possibile sfruttare balconi , davanzali , tetti , verande , purché si sfrutti al meglio lo spazio a disposizione e si rispettino le esigenze delle piante (illuminazione in primis  , ma anche il tipo di terriccio e le necessità idriche )

La scelta delle varietà da coltivare :

In base all’esposizione del balcone e alla luminosità  , si può stabilire la varietà di pianta più adatta da coltivare , ricordando che per una buona produzione ( fiori o ortaggi ) , ciascuna pianta necessita di almeno 6 ore di luce , al di sotto i risultati saranno scarsi .

Se il balcone è soleggiato , ovviamente , non c’è nessun tipo di limitazione . Mentre se si tratta di un balcone ombroso , è possibile coltivare principalmente le lattughe da taglio e le aromatiche .

Ad ogni modo sono da privilegiare piante a ciclo vitale breve, ovvero che possono essere raccolti dopo 30-60 gg dalla semina , quali lattuga , valeriana ,spinacio , indivia e rucola . O in alternativa ortaggi da radice , quali carote , ravanelli , barbabietole , avendo l’accortezza di usare vasi o contenitori più profondi e poi via libera anche a pomodori , peperoni , melanzane , zucchine e tutte le aromatiche .

Chi coltiva l’orto , che sia urbano o no , spesso si lamenta di avere una quantità spropositata dello stesso tipo di ortaggio per breve tempo . La soluzione è la semina “a scalare” che consente di avere meno ortaggi per periodi più lunghi : è sufficiente seminare poco , ma più spesso .

Ad esempio , la nostra confezione di spinaci contiene 15 g di semi . Utilizzando il contenuto in un’unica volta , il risultato è tanta verdura (di gran lunga superiore alle reali esigenze di una famiglia) , ma per poco tempo . Tuttavia seminando , ad esempio , 5 g ogni 2 mesi , è possibile raccogliere spinaci sempre freschi e nella quantità realmente necessaria per un periodo più lungo . Tuttavia , in caso di esuberi , i vicini di casa li appezzano volentieri o , in assenza di persone a cui regalarli , ci sono vari modi per conservarli : sottolio , sotto sale o essiccando .

Lo spazio :

Per sfruttare al meglio tutto lo spazio a disposizione , si fa ricorso a vasi con ganci al soffitto , fioriere con graticci che hanno anche la doppia funzione di sostegno per le rampicanti , utilizzando sia lo spazio interno che quello esterno al balcone , tenendo sempre presente la sicurezza in caso di vento o temporali , durante i quali è sempre preferibile riportare tutto all’interno . Fondamentale è disporre le piante su altezze differenti , in modo tale da non farsi ombra a vicenda . In commercio si trovano delle strutture studiate appositamente per creare delle gradinate per i vasi , ma in realtà possono andar bene anche vecchie cassette della frutta , disposte al di sotto dei vasi in maniera tale da creare i dislivelli .

Dunque usare tutto  lo spazio , soprattutto in altezza , ricorrendo eventualmente anche a mensole , scaffalature o vecchie librerie riportate a nuova vita .

Per chi ne ha la possibilità , si può usare anche il davanzale di una finestra ben illuminata come serra ,  isolando il vano con un pannello di plexiglas trasparente , per evitare la dispersione di calore .

N.B.:Prima di inserire le piante nella “Finestra-serra” , è buona norma testare la temperatura che non deve superare i 25 ° C , inoltre l’esposizione non deve essere mai diretta , altrimenti più che una serra , avrete costruito un forno solare , che ha comunque i suoi pro , ma non in questo frangente .

Il terriccio :

Per la coltivazione in vaso , sia di ortive che di piante da fiore , si consiglia l’utilizzo di una miscela di terriccio , composta da torba , terriccio universale ( salvo esigenze specifiche di acidità ) , argilla espansa , sassi ,  ecc..: tale miscela , con un’adeguata stratificazione nei vasi , favorisce la fuoriuscita dell’acqua in eccesso e un’adeguata circolazione dell’aria , entrambi fattori importanti per la prevenzione di muffe e marcescente . A proposito della stratificazione , è buona norma disporre sul foro del vaso cocci o sassi per evitare la dispersione della terra non ancora compatta . Poi si dispone l’argilla espansa e la miscela di torba e terriccio , mista a compost maturo che , oltre ad essere un ottimo ammendante ( migliora , cioè , la struttura del terreno , rendendolo meno compatto ) , lo arricchisce di elementi della fertilità .

L’irrigazione :

L’irrigazione è il cruccio di tutti i neofiti del giardinaggio , in quanto non esistono regole fisse per stabilire quante volte in un dato lasso di tempo occorre irrigare , perché le variabili sono tantissime . Molto infatti dipende dall’esposizione al sole del balcone , dalla varietà della pianta e dunque dalle sue esigenze , dall’ampiezza e dal materiale del vaso ( la terracotta traspira molto rispetto alla plastica che , invece , trattiene molto di più l’acqua ) e dalla stagione . In linea di massima , in estate può essere necessario annaffiare anche tutti i giorni , se il terriccio appare arido e la pianta sofferente (preferibilmente al mattino o nel tardo pomeriggio) . In inverno , invece , si possono diradare o addirittura sospendere , in caso di piogge .

Ad ogni modo , i danni di un’irrigazione eccessiva sono irrimediabili perché generano marcescenze al livello radicale , dunque sono visibili solo quando ormai è troppo tardi , mentre invece la carenza di acqua si manifesta subito con la perdita di turgidità delle foglie e si può rimediare in pochi minuti annaffiando .

Nel dubbio , dunque , meglio stare un po’ indietro con le irrigazioni e consigliamo anche di leggere il post su come risparmiare acqua in giardino , dal momento che l’acqua è un bene prezioso .

Caldo e freddo :

Le radici delle piante in vaso sono molto più esposte agli sbalzi di temperatura rispetto a quelle coltivate in piena terra , dunque la pacciamatura , ovvero l’isolamento delle radici è fondamentale . Ne abbiamo già parlato molto approfonditamente nel post ” La pacciamatura ” , dove spieghiamo i vantaggi e i materiali da utilizzare .

Impollinazione :

Molto spesso chi coltiva ortaggi come cucurbitacee ( zucchine , zucche , cetrioli , ma anche la luffa o le lagenarie ) si lamenta che i fiori delle loro piante , dopo qualche giorno dalla fioritura , cadono senza dar vita ai frutti . Questo accade perché non c’è stata l’impollinazione che di solito avviene ad opera di insetti o anche del vento . In questi casi , l’impollinazione deve essere manuale , utilizzando un pennellino , o lo stesso fiore .

 

Potrebbe interessarti anche la nostra sezione interamente dedicata ai prodotti per sfruttare al meglio lo spazio , come fioriere verticali , orti pensili e fioriere con griglie :

Visita —> Categoria ” Orto sul balcone

 

 

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“Capperi” ( boccioli ) di tarassaco sotto sale

Lo diremo fino allo sfinimento : del tarassaco non si butta via nulla ! Si utilizzano i rizomi , le foglie , i fiori e soprattutto i boccioli che , prima della fioritura possono essere raccolti e messi sotto sale proprio come i capperi . Ovviamente il gusto sarà diverso da quello del cappero , in quanto come le foglie , hanno un retrogusto amaro , però è proprio questo il bello dell’alimurgia : scoprire o riscoprire sapori e gusti nuovi per arricchire e rielaborare piatti della tradizione .
La preparazione è semplice . Occorre lo stesso quantitativo di sale grosso e boccioli di tarassaco . I boccioli vanno precedentemente lavati ed asciugati con cura , cosparsi di sale ed utilizzati dopo almeno 2-3 settimane .
Si possono conservare anche con l’aceto , ma gran parte degli aromi vengono dispersi . In realtà anche i tradizionali capperi sono da preferire sotto sale piuttosto che sotto aceto per lo stesso motivo .

Se ti è piaciuto questo post , non puoi non leggere anche Erbe spontanee e surrogati del caffè , dove spieghiamo proprio come ricavare un surrogato del caffè dal rizoma di alcune erbe spontanee , tra cui anche il tarassaco .

Ancora , se disponi di un grande quantitativo di fiori di tarassaco , non più adatti per farne “capperi” , leggi anche Miele (sciroppo) di tarassaco : un toccasana per la tosse , ricavato proprio con i fiori .

E se nel tuo orto o giardino non c’è tarassaco a sufficienza ?

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Semine e lavori di Marzo

 

Finalmente Marzo ! L’inverno è decisamente alle spalle insieme al freddo e alla pioggia . E’ stato un inverno decisamente lungo e rigido . I danni sono stati tanti , soprattutto nelle regioni dove difficilmente si raggiungevano temperature così basse .

Le piante perenni sono sicuramente un punto di riferimento nei nostri giardini : al primo inaspettato fiore , avremo la certezza che la primavera non è così lontana .

E in effetti ci siamo !

Già dal mese di Febbraio abbiamo dato il via libera a talee ed innesti .

I temerari sono già partiti con le semine da Gennaio , ma sicuramente Marzo è il momento migliore per iniziare , senza dover temere per bruschi cali di temperatura .

In luna crescente , ancora al riparo , in vaso si seminano anguria  , basilico , cetriolo , melone , zucca , zucchino , mentre in semenzaio melanzana , peperone , peperoncini piccanti , pomodori . Direttamente a dimora , riparando con serra a tunnel  è possibile seminare arachidi , bietola a costa larga  , carota , pisello , prezzemolo , ravanello , fagiolo , fagiolini e piante aromatiche .

Via libera anche alla semina della calendula , bella di notte , clarkia , fiordaliso , e tutti gli altri fiori annuali , anche direttamente a dimora all’aperto se le temperature si sono stabilizzate sopra i 10 °C .

Si trapianta all’aperto l’asparago .

In luna calante , in semenzaio protetto , sedano , indivia scarola riccia , lattughe , misticanze  ,  valerianella , spinacio , cipolla e porro .

Si ultimano e si sospendono le potature dei alberi a foglia caduca , delle rose o deli alberi da frutto prima della ripresa vegetativa .

Marzo è anche il periodo ottimale per partire o ripartire con il compost , preparando nuova composta con le sfalciature di prato o il fogliame e utilizzare la composta matura per arricchire e migliorare la struttura del terreno . Per approfondimenti sul compostaggio suggeriamo il nostro articolo ” Compostaggio : come si prepara e quali sono i vantaggi del compost ” .

 

 

 

 

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Guida agli innesti e all’uso dell’innestatrice 3 T ( tipologie di taglio )

L’ innesto è una pratica agronomica che ha moltissimi vantaggi , quali la sostituzione di cultivar senza la necessità di espiantare un albero riducendo i tempi di attesa , rendere la parte innestata più resistente a virus o malattie grazie alle peculiarità del portainnesto , riprodurre cultivar che difficilmente riescono in altro  modo .

Innestare è un’arte , ma studiando i meccanismi , le tecniche e , perché no , anche la struttura dell’albero aiuta ad aumentare le possibilità di successo .

Affinché si verifichi una buona saldatura tra marza e portainnesto è necessario il rispetto di alcune regole generali .

AFFINITÀ

L’ affinità é l’insieme delle condizioni che danno origine ad un unione (innesto) durevole.

La mancanza di queste caratteristiche da origine alla disaffinità.

Le cause della disaffinità sono diverse, tra quelle più importanti ne ricordiamo due: la

distanza botanica e la presenza di virus i quali interferiscono sul grado di affinità dei bionti.

Per praticare un innesto infatti occorre che i due individui interessati, di cui uno fornisce

il soggetto sul quale fare l’innesto e l’altro il nesto stesso, siano il più “vicini” possibile dal punto di vista botanico.

É più facile perciò che un innesto riesca se si opera nell’ambito della stessa specie. Più improbabile, ma ancora relativamente facile, se si lavora con individui dello stesso genere.

Per concludere, ricordiamo il problema della reciprocità. Spesso si commette l’errore di credere che, essendo possibile innestare il melo su un pero, sia altrettanto corretto innestare il pero su un melo.

Questo non é possibile in quanto pur essendo botanicamente molto vicini sono tra essi disaffini.

É meglio quindi attenersi sempre ai portinnesti consigliati per non incorrere in spiacevoli sorprese.

EPOCA

Il periodo degli innesti va da Febbraio a Settembre, ma nelle regioni più calde in Ottobre è ancora possibile innestare. Per l’operazione di innesto bisogna quindi tenere conto delle condizioni climatiche, in particolare della temperatura e delle precipitazioni.

Gli innesti autunnali, effettuati appena prima del periodo di riposo invernale, realizzeranno le condizioni di attecchimento solo nella primavera successiva in corrispondenza della ripresa vegetativa.

La maggior parte degli innesti si esegue alla fine dell’inverno e alla fine dell’estate , momenti in cui la temperatura non é più tanto fredda o tanto calda e l’attività vegetativa delle piante non é più così intensa.

POLARITÀ

E’ importante mantenere sempre il normale senso di orientamento alla crescita delle parti utilizzate per l’innesto . Questo perchè ogni pianta , come ogni sua parte , ha bisogno di essere sempre orientata nel proprio senso naturale di crescita e di flusso dei liquidi vitali , ovvero quello in cui si trovava prima di essere tagliata .

SALDATURA

Il cambio ( vedi illustrazione sezione del fusto ) , all’interno delle parti legnose , è una corona circolare “generatrice” , poichè contiene cellule vegetali in costante e frenetica attività che producono continuamente i due strati di tessuti che la racchiudono . Perchè si verifichi una completa saldatura dell’innesto , è necessario che le zone cambiali dei simbionti si tocchino e restino a contatto fra loro almeno in un punto . Infatti sono proprio le zone generatrici a produrre cellule capaci di fare attecchire marza e soggetto , quindi più sarà vasta l’area cambiale di contatto , maggiore saranno le possibilità che l’innesto avvenga . Da qui si comprende che , proprio per aiutare la saldatura , si devono praticare tagli netti , con strumenti ben affilati , e che non lascino increspature sulle aree di contatto . 
Inoltre una maggiore aderenza tra le due zone di contatto riduce le infiltrazioni di muffe e parassiti . In commercio infatti esistono delle pinze , chiamate innestatrici , che permettono di preparare le marze e creare un taglio ad incastro speculare sul portainnesto per render l’adesione totale .

Si possono eseguire innesti fino a temperature intorno ai 30-32°C, al di sopra dei quali l’eccessivo calore impedisce una saldatura efficace e completa. A partire da una temperatura dell’aria intorno ai 18°C costanti si ha un attecchimento di tutti i tipi di innesto.

Se la temperatura é troppo alta, conviene proteggere dal sole circondando il punto di innesto con carta bianca. Al contrario, quando la temperatura é bassa conviene circondare gli innesti con materiali (tipo polietilene nero) che mantengono l’umidità e consentono l’innalzamento della temperatura.

MATERIALI

Occorre fare molta attenzione nella scelta del materiale per la legatura.

Esistono in commercio nastri adesivi, nastri in fibra sintetica, fili cavi in gomma e rafia naturale che hanno la caratteristica di tenere bene unite le parti innestate ma consentono il passaggio dell’aria e dell’umidità ambientale.

CRITERI PER LA SCELTA DEL PORTINNESTO E DELLA MARZA

Scegliendo il portinnesto si deve ricordare che il requisito più importante che deve avere é l’affinità con la marza, in modo da avere più possibilità di attecchimento. Inoltre bisogna considerare la sua adattabilità al terreno e al clima e, quando é possibile, scegliere soggetti resistenti ai parassiti.

Per la scelta della marza ci si deve preoccupare dello stato sanitario della pianta madre.

I migliori rami per il prelievo delle marze sono quelli ben esposti alla luce, formati da tessuti ben maturi, evitando quelli troppo esili o troppo vigorosi.

TECNICA DI INNESTO

I tipi di innesto si possono suddividere in due grandi categorie: innesto a gemma ed innesto a marza.

Tra gli innesti a gemma sono compresi gli innesti a occhio, a scudo, a pezza, a zufolo, ciò tutti quegli innesti in cui l’oggetto é costituito da una gemma unita ad una parte di corteccia.

L’innesto a marza, che viene praticato soprattutto all’inizio della ripresa vegetativa, è molto più usato dell’innesto a gemma il quale è particolarmente complicato da eseguire.

Nell’innesto a marza il nesto (chiamato anche marza o calma) é costituito da una porzione di ramo lungo 10-12 cm provvisto di 2-3 gemme; per comodità possiamo dire che la marza é costituita da un “corpo” (cioè da un tratto di ramo provvisto delle gemme) e da una “coda” (parte terminale) diversamente incisa a seconda del tipo di innesto.

L’epoca di esecuzione degli innesti a marza va dalla seconda metà dell’inverno fino all’inizio della primavera.

Gli innesti a marza che si possono fare con la nostra INNESTATRICE MANUALE sono di due tipo:

Innesto a “V” o incastro e Omega.

Per questi innesti il materiale che costituisce il nesto deve essere a riposo vegetativo , nel senso che le sue gemme non devono avere iniziato a rigonfiarsi. Occorre pertanto staccare dalla pianta madre in pieno inverno ( tra Dicembre e Gennaio ) il ramo o i rami destinati a fornire le marze e conservarli in un locale freddo e al buio (meglio in frigorifero a 0-1°C) ben chiusi in un sacchetto di plastica.

Vediamo ora, in dettaglio, due i tipi di innesto a marza eseguibili con l’ INNESTATRICE MANUALE.

 

INNESTO A “V” o INCASTRO

L’innesto a “V” é tra i più antichi ed ancora oggi molto usati. Può essere praticato durante tutto il periodo di riposo vegetativo delle piante ma i risultati migliori si ottengono eseguendo l’innesto all’inizio del riposo (ottobre-novembre) o, meglio ancora prima della fase di ripresa primaverile (febbraio). In questo modo si supera il pericolo del freddo invernale che limita notevolmente le possibilità di attecchimento.

INNESTO A OMEGA

L’innesto a Omega é particolarmente usato nella vite e nelle rose , piante le quali una volta recise hanno una notevole fuori uscita di linfa. Per favorire l’attecchimento dei cambio si procede con l’innesto a Omega , il quale crea grazie al taglio a forma di occhiello , regola l’afflusso della linfa e consente una rapida cicatrizzazione.

Questo tipo di innesto é particolarmente consigliato all’inizio del riposo vegetativo delle piante (ottobre-novembre) ma lo si può praticare anche nella fase di ripresa primaverile (febbraio).

In sintesi , riportiamo nella seguente tabella le varietà e i rispettivi periodi ottimale e tipologia di innesto .

 

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Lavori nell’orto e semine di Febbraio

“Il sole di Febbraio si insinua nei rami : tinge i germogli e gonfia le foglie che sono dentro”

Febbraio è il mese delle attese , della preparazione , delle promesse che saranno mantenute e esploderanno come fuochi d’artificio in un turbinio di colori e profumi solo nel mese di Marzo .

In questo mese si comincia a fare sul serio nell’orto : in semenzaio riscaldato , in luna crescente si seminano basilico , melanzana , peperoni e pomodoro . Nei vasetti anguria , cetriolo , melone , zucchino . Direttamente a dimora protetta , erbe aromatiche , ( timo , santoreggia , lavanda ) . A dimora all’aperto , bietola , carota , pisello , prezzemolo , ravanello , rucola .

E’ possibile trapiantare all’aperto la cipolla da seme, al riparo le lattughe .

Nel giardino , sempre in luna crescente , in vaso al riparo è possibile seminare begonia , garofano , dalia , petunia , ecc… A dimora all’aperto possibilmente con pacciamatura rampicanti annuali ( convolvolo , clematide ..) . Ancora , si possono trapiantare alberi , arbusti , rampicanti , rose ed ortensie .

Via libera alle talee e agli innesti ( Leggi anche “Guida agli innesti e all’uso dell’innestatrice 3T ” )

In fase calante , invece , in semenzaio riscaldato , si seminano sedano , lattuga . A dimora all’aperto scalogno , cipolle , radicchio , spinacio , valeriana . Si trapianta all’aperto aglio , cipolla ( piccoli bulbi ) , scalogno , topinambur .

Potatura : Si potano le erbe aromatiche come salvia e rosmarino . Gli alberi che hanno avuto una fioritura a Dicembre o Gennaio , quelli a foglia caduca , eliminando i rami secchi o danneggiati dal vento e dalla neve .

Eliminare i polloni ( quei rami che si sviluppano alla base degli alberi o direttamente sul tronco ) che sottraggono solo nutrimenti all’albero e spesso , nel caso di alberi innestati , non porterebbero nemmeno frutti .

 

 

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Sciroppo per la tosse con il marrubio

Il marrubio comune ( nome scientifico Marrubium Vulgare ) è una varietà erbacea perenne spontanea diffusa praticamente in tutta Italia , fatta eccezione della Pianura Padana . E’ riconoscibile per i fiori bianchi , le foglie ovali , picciolate , attraversata da nervature , con bordi irregolari e un aspetto rugoso . Non supera i 50-60 cm di altezza .

Deve il suo nome ( in ebraico “mar” significa amaro e “rob” succo ) al sapore amaro delle sue foglie . In realtà questo particolare sapore lo si attribuisce alla marrubina , una sostanza che conferisce alla pianta le proprietà mucolitiche ed espettoranti , oltre che depurative per fegato e reni .

Le parti utilizzate della pianta sono fiori e foglie che però vanno utilizzate esclusivamente da essiccate , in quanto da fresche possono generare dermatiti da contatto .

Se ne sconsiglia l’uso in gravidanza e in allattamento , se affetti da gastriti , o ulcera peptica . Prima di intraprendere qualsiasi cura , anche mediante rimedi naturali , chiedere consiglio al medico curante .

Si ricorda inoltre che prima di raccogliere ed utilizzare una qualsiasi varietà spontanea bisogna essere certi dell’identificazione perché naturale non significa innocuo !!! In natura ci sono tante piante velenose o tossiche . Inoltre potrebbe rientrare tra le specie protette e raccogliere anche un solo esemplare potrebbe compromettere l’esistenza di una varietà rara in via di estinzione . Ancora , dopo essersi accertati dell’identità della pianta e quindi anche della possibilità di raccoglierla , è sempre buona norma non danneggiarla , prelevare solo il fogliame , per consentirle di continuare a vivere e crescere .

Dopo questa doverosa precisazione , passiamo alla preparazione dello sciroppo di marrubio .

Occorrente :

  • Un cucchiaio di foglie e fiori di marrubio precedentemente essiccati
  • 1 tazza di acqua
  • mezza tazza di miele

Preparazione :

Come già detto , il marrubio va utilizzato solo dopo essiccazione . Il periodo di raccolta è da Maggio a Settembre . Si prelevano le foglie e i fiori , facendo attenzione a lasciare integro il fusto , così la pianta continuerà a dare nuove foglie .

L’essiccazione può essere fatta al sole , in essiccatore o al forno per qualche minuto ad una temperatura bassa : purtroppo molti forni partono direttamente da 60° . L’ideale sarebbe intorno ai 40° .

Dopo aver essiccato il marrubio , lo si lascia in infusione in acqua bollente per circa 10-15 minuti . Si filtra e si aggiunge all’infuso ancora tiepido il miele così da farlo sciogliere bene . Il miele in questa preparazione alla duplice funzione di dolcificante , in quanto il marrubio è molto amaro e di antibatterico naturale . Si fa raffreddare del tutto riponendolo in un contenitore ermetico o una bottiglia e si conserva in frigo per qualche mese .

All’occorrenza , in caso di tosse grassa , mal di gola e raffreddamento in generale , si assumono 4 cucchiai nell’arco della giornata .

Il marrubio può essere anche coltivato addirittura in vaso , considerate le ridotte dimensioni .

I semi di Marrubio comune sono disponibili sul nostro shop al link http://www.ifioridelbene.com/semi/304-semi-di-marrubio-marrubium-vulgare-.html

 

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Primo “give away” : regalo ai lettori

Cominciamo spiegando cos’è un “Give away” : letteralmente significa ” Dar via ” , “regalare” . In realtà è un modo per i blogger  ( youtubbers , webstar..ecc..) per ringraziare i lettori facendo loro un regalo e al tempo stesso farsi ulteriormente conoscere da altre persone .

Cosa regaliamo :

Come ogni azienda , abbiamo diverso materiale nuovo , ma con confezione danneggiata . Talvolta lo vendiamo a prezzo scontato . Questa volta abbiamo deciso di regalarlo .

Chi sarà estratto , riceverà direttamente a casa il bellissimo libro di Elisa Nicoli , “100 CULT in padella” . La copia è nuova , ma con la copertina leggermente rovinata .

Come aderire :

Condividi il post sulla tua bacheca ( Facebook , Twitter , Google+ , ecc..ecc..) , seguire una delle nostre pagine :

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e scrivere nei commenti a questo post semplicemente “Fatto” .

Attribuiremo pubblicamente nei commenti a ciascun partecipante un numero univoco da 1 a 90 .

Per l’estrazione del vincitore ci affideremo all’ufficiale estrazione del Lotto del 21/01/2017 ore 20.00 : il primo numero estratto sulla ruota di Napoli di quel giorno , si aggiudicherà il premio .

Se il primo numero estratto non sarà stato assegnato , il vincitore sarà il secondo numero estratto… e così via .

Buona fortuna 🙂

 

 

 

 

 

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