Curiosità: i fichi sono fiori o frutti?


Insieme all’anguria, alcuni tra i frutti più rappresentativi della stagione estiva sono sicuramente i fichi, così gustosi ed abbondanti che possono essere consumati freschi o essiccati, da soli o in preparazioni dolci, come confetture o crostate, e salate, come la pizza o nel pane con il prosciutto.

Insomma, un frutto tanto versatile quanto calorico, con le sue 74 Kcal per 100 grammi, in pratica di poco meno delle banane.

Eppure pochi sanno che il fico in realtà non rappresenta il frutto dell’albero, bensì il fiore, o meglio ancora, l’infiorescenza: i fiori non si dischiudono verso l’esterno, ma verso l’interno in una struttura chiamata siconio o sicono dove solo pochi insetti possono entrare per impollinarli. Infatti, i fichi oltre alla peculiarità dell’infiorescenza carnosa, sono caratterizzati anche dalla necessità di impollinatori specializzati capaci di raggiungere i fiori disposti in un ricettacolo irraggiungibile ad altri. Addirittura ogni specie di fico ha una specie esclusiva di vespa destinata ad impollinarla.

Anche il ciclo vitale della vespa del fico, la Blastophaga, è piuttosto atipico: i maschi non hanno ali e nascono, vivono e muoiono all’interno delle infiorescenze neutre del fico. Il fico infatti ha tre differenzi tipi di infiorescenze: il caprifico che produce il polline (fiore maschio), il neutro e il falso-frutto commestibile (il fico) che invece contiene l’ovario e dopo l’impollinazione i semi (fiore femmina).

Erroneamente negli ultimi anni si è diffusa la notizia che i vegani non possano mangiare fichi perché contengono le larve e i maschi della vespa. In realtà la femmina della vespa del fico si introduce prima nel fiore maschio, poi in quello femmina, impollinandolo, e solo infine in quello neutro dove s’accoppia con il maschio e depone le larve. Le larve e i maschi della vespa risiedono solo nel fiore neutro. Quello che noi mangiamo e comunemente chiamiamo fico, il falso-frutto, è il fiore femmina e per sua conformazione, la vespa femmina neppur volendo potrebbe deporre le larve al suo interno. Dunque anche i vegani possono mangiare tranquillamente i fichi.

 

 

 

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Il pH e l’influenza sulla fertilità del terreno


Abbiamo parlato più volte nei precedenti post del pH del terreno, accennando sommariamente all’influenza su altri parametri come la fertilità o addirittura sulla colorazione dei fiori dell’ortensia.

Senza scendere troppo nel dettaglio tecnico-chimico del pH, diciamo che è una scala con valori dallo 0 al 14 che esprimono l’acidità o la basicità (alcalinità) di un ambiente. Una pubblicità di un noto detergente di qualche anno fa “martellava” sull’importanza di mantenere inalterato il pH della nostra pelle che è leggermente acido, con un valore generalmente intorno al 5.5. Infatti tutti i valori inferiori al 7 sono acidi, quelli superiori sono basici, mentre un pH uguale a 7 è detto neutro.

Per fare qualche esempio, l’acqua distillata (dunque pura) ha un pH neutro (=7), il limone è circa 2.4, dunque molto acido (più il valore si allontana dal 7, ovvero diminuisce, più è acido), invece l’albume d’uovo è molto basico (pH intorno a 9: più il valore si allontana dal 7, in questo caso aumentando, più il pH è basico.)

Fatta questa doverosa premessa, vediamo nel dettaglio in che modo il pH del terreno influisce sulla fertilità.

In un precedente post ( Elementi della fertilità del terreno e sintomi in caso di carenze ) abbiamo visto come la presenza o l’assenza di azoto, potassio, fosforo, calcio, magnesio, zolfo, più altri micro elementi come rame, zinco, boro e manganese, appunto detti elementi della fertilità, incidono sui regolari cicli di crescita delle piante. L’assorbimento di tali elementi può essere inibita sia dall’eccedenza di uno di essi a discapito di un altro (come abbiamo visto, infatti, il calcio in eccesso inibisce il potassio che, a sua volta, è antagonista del magnesio, diminuendone l’assorbimento in caso di sovradosaggio.

Un altro fattore che inibisce l’assorbimento di alcuni elementi è il pH del terreno. Addirittura ogni elemento reagisce diversamente in presenza di valori di pH diversi.

Ad esempio in presenza di un pH del terreno che varia da 6 a 8, l’azoto ha un assorbimento ottimale, mentre il fosforo viene assorbito meglio dalle piante quando il terreno ha un pH tra il 6.5 e il 7.5 o tra il 9 e il 10. Allo stesso modo il potassio ha per così dire due preferenze, una nell’intervallo 6-7.2 e l’altra 8.7-10.

L’unico elemento con uno spettro di assorbimento maggiore è lo zolfo, che mostra un livello di assorbimento ottimale in presenza di un pH del terreno da 6 a 10. Poi per il resto, manganese, rame e boro hanno un atteggiamento molto simile, con un assorbimento ottimale tra un pH 5, fino a 7.

Si deduce, pertanto, che definire una pianta “acidofila” semplicemente come amante di terreni acidi è un po’ riduttivo, in quanto in realtà ciascuna pianta predilige un pH differente proprio in base alle differenti esigenze di elementi nutritivi di cui necessita.

Come si può modificare il pH del terreno in modo naturale?

Ci sono tanti metodi per modificare il pH del terreno. Sicuramente ricorrere a prodotti chimici è la via più breve, ma non la più ecologica. Un metodo più lento, ma del tutto naturale è l’uso della pacciamatura: utilizzando aghi di pino o torba, infatti, il pH del terreno tende ad aumentare di acidità. Anche l’impiego del caffè (sia l’infuso che la polvere usata) può contribuire a ridurre il pH, dunque a renderlo acido. Viceversa, se si vuole rendere il terreno più basico, occorre aggiungere cenere di legna che, oltre ad abbassare il pH, è anche un eccellente concime organico grazie all’elevata presenza di calcio, potassio, fosforo e magnesio.

Come misurare il pH del terreno?

Oltre alle classiche cartine tornasole, in commercio ci sono dei piccoli misuratori, a volte dotati anche di altre funzioni, come la misurazione di luce ed umidità, che grazie all’inserimento delle sonde nel terreno riescono in breve tempo a fornire valori precisi.

Curiosità: Anche le piante spontanee hanno delle preferenze verso un pH del terreno piuttosto di un altro. Ad esempio le spontanee che indicano un terreno acido sono la camomilla, la margherita, il ranuncolo e il giavone.
Invece, le piante che indicano un terreno alcalino sono l’avena selvatica, il papavero, la lingua di cane e il tarassaco . Bisogna considerare che l’abbondante presenza di tutte le specie indica un pH più o meno neutro (intorno a 7). Invece, la distinzione tra terreno acido e alcalino può essere fatta osservando se ci sono piante che crescono in una quantità non esclusiva, ma tuttavia prevalente.

Considerazione: La pratica di fertilizzazione, sia che si scelgano prodotti chimici o organici/biologici, è molto più complessa di quanto si possa immaginare, perché, come abbiamo visto, i fattori e gli equilibri che determinano la fertilità sono tanti e delicati. Pertanto è opportuno sempre seguire con attenzione i dosaggi indicati e le frequenze suggerite.

 

 

 

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Semine e lavori di Agosto

Agosto è una domenica lunga 31 giorni.

Le attività principali nell’orto del mese di Agosto sono l’irrigazione e la raccolta , con annesse conserve per non sprecare nulla e poter godere dei frutti del lavoro primaverile ed estivo anche nelle stagioni meno ricche e abbondanti, come delle operose formichine.

Considerata la problematica dell’emergenza siccità che affligge tutta Italia con conseguenze molto gravi sull’agricoltura e non solo, consigliamo anche la lettura di 10 semplici regole per risparmiare acqua in giardino.

Ricordiamo sempre che le irrigazioni devono essere costanti: irrigazioni sporadiche ed abbondanti per compensare sono spesso la causa di problematiche come il marciume apicale o le crepe del pomodoro . Viceversa, irrigazioni troppo abbondanti e frequenti causano marcescenze. Dunque “in medio stat virtus”, bisogna trovare un equilibrio.

Restando in tema di “conservazione” e lungimiranza, è questo il momento migliore per selezionare e conservare i semi delle varietà antiche ( ne abbiamo già parlato anche in Come autoprodurre i propri semi ) perché si presuppone che in questo mese i frutti siano al culmine della maturazione.

Cosa seminare in Agosto :

In fase di luna crescente, a dimora all’aperto, prezzemolo, ravanello e verdure da taglio ( spinacio , lattughe, indivia..ecc..). Si trapiantano all’aperto cavolo cappuccio autunnale-invernale precoce, cicoria, porro, scarola, cavoli.

In fase calante in semenzaio all’aperto cipolla bianca e finocchio autunnale.

 

 

 

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Il pH del terreno e il colore delle ortensie

Tutte le piante, con o senza fiori, sono interessanti per proprietà, caratteristiche, possibili usi o semplicemente perché esteticamente gradevoli.

Nel corso dei mesi abbiamo visto le peculiarità di varie piante: la capacità della bella di notte (Mirabilis Jalapa) di bonificare il terreno da metalli pesanti [ leggi anche “La bella di notte e la fitodepurazione” ], la tendenza di alcuni fiori a chiudersi in prossimità di bassa pressione, permettendo quindi di prevedere il cattivo tempo [ leggi anche “Le piante barometro, altro che app!“, o come preparare un surrogato del caffè con le erbe spontanee.

Oggi è il turno di una varietà tanto diffusa quanto particolare: l’ortensia, la pianta ornamentale più amata, con le sue grandi foglie dentellate e i fiori dalle mille sfumature che possono virare dal rosa chiaro al blu scuro.

In realtà  la colorazione dei fiori delle ortensie è influenzato dal pH del terreno. In presenza di un pH acido, le ortensie assumono una colorazione blu. Se invece il terreno ha un pH basico, assumono il colore rosa. In commercio, infatti, esistono dei prodotti definiti “azzurranti”: altro non sono che delle soluzioni acide che fanno spostare il pH del terreno.

Dunque il fiore dell’ortensia funziona come una cartina tornasole, virando dal rosa al blu, passando per gradazioni intermedie.

Conoscere questa caratteristica della pianta può dunque essere utile sia se desideriamo modificare il colore della pianta, sia per conoscere il pH del terreno.

A cosa può servire conoscere il pH del terreno? E come è possibile modificarlo in modo naturale? Ne abbiamo parlato ampiamente nell’apposito post “Il pH e l’influenza sulla fertilità del terreno”.

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Semine e lavori di Luglio

Luglio miete il grano biondo,
la mano stanca, il cuore giocondo.
Canta il cuculo tra le foglie
– Gianni Rodari –

Le semine non vanno in ferie e chi si prende cura di un orto o un giardino non si riposa mai .

E’ ancora periodo di seminare qualche varietà estiva che andrà a sostituire piante ormai esauste , per avere in questo modo la possibilità di prolungare fino ad inizio autunno il raccolto .

In fase crescente si seminano direttamente all’aperto fagiolo , fagiolino , zucchino , bietola a coste , ravanello , prezzemolo , ma anche fiori come primula , malva rosa , violacciocca . In questa periodo del mese è preferibile trapiantare sedano , cavoli , indivia , lattughe , scarola .

In fase calante si semina all’aperto cicoria , indivia , lattughe , porro , radicchio , direttamente a dimora finocchio e barbabietola .

Nel mese di Luglio è possibile , inoltre , innestare a gemma dormiente  le drupacee , come pesco , ciliegio , susino , ecc..

In caso di raccolti abbondanti si consiglia fin da subito di iniziare a preparare le conserve , in quanto in questo momento la qualità di frutta e verdura è superiore rispetto a quella di fine stagione .

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Come autoprodurre i propri semi


In passato raccogliere e conservare i semi per le semine successive era una consuetudine molto diffusa. Oggi lo è decisamente meno, complice la facilità nel reperire i semi di varietà anche insolite, la tendenza a pensare che quelli acquistati siano migliori o che siano difficili da ricavare.

In realtà raccogliere e conservare i semi garantisce, come per gran parte delle cose realizzate con le proprie mani, una qualità maggiore, oltre ad altri vantaggi.

Ricavando da soli i propri semi è possibile ottenere semi biologici, privi di additivi (molte case produttrici “conciano” i semi, aggiungendo fungicidi chimici), oltre che preservare la biodiversità e continuare a riprodurre varietà antiche o rare.

Le regole base per diventare “seed saver“, letteralmente conservatori di semi, sono poche, ma fondamentali:

  • bisogna selezionare e raccogliere solo semi di piante sane
  • i frutti e le piante devono tendenzialmente completare il loro ciclo per essere certi che i semi siano pronti
  • i semi, una volta raccolti, devono essere asciugati all’aria in un luogo fresco e conservati lontani da fonti di calore e all’asciutto (L’acqua e il calore attivano i semi, oltre a favorire la proliferazione di muffe. A tal proposito potrebbe essere utile cospargere i semi prima di riporli in recipienti ermetici con cannella in polvere, ottimo antifungino naturale.)

Nel caso di piante annuali, come melanzana, peperone, pomodoro, zucche, ecc.., la raccolta dei semi richiede un’attesa relativamente breve ed è piuttosto semplice ed intuitivo capire quando raccogliere i semi.

Le verdure a foglia come lattughe e spinaci quando in gergo “montano a seme” iniziano a svilupparsi in altezza e a formare al centro dei fiorellini dai quali sarà possibile raccogliere i semi.

Nel caso di piante biennali, come ad esempio prezzemolo, sedano, lunaria, carota, cipolla, il loro ciclo vitale dura due anni, quindi, se normalmente avremmo utilizzato la pianta e le sue parti nel primo anno, per raccoglierne i semi bisogna aspettare il secondo anno.

In presenza di semi particolarmente piccoli o “volatili” (semi che si disperdono facilmente nell’ambiente), può essere utile collocare sul fiore o sul frutto dei sacchetti di organza che permettono la traspirazione e al tempo stesso di controllare la situazione: appena i semi sono ormai pronti, si preleva sacchetto e semi. Chiaramente il sacchetto va collocato sul fiore solo dopo che è avvenuta l’impollinazione, quando comincia a sfiorire.

Il bello di questa pratica è sicuramente la possibilità di poter osservare con attenzione l’intero ciclo vitale di una pianta con tutte le sue trasformazioni e concludersi con il punto di partenza di un nuovo ciclo.

Poi per i seed savers ci sono molte occasioni di scambio per poter arricchire il proprio “bottino” in molti eventi appositamente dedicati.

A tal proposito segnaliamo l’associazione “Civiltà Contadina“, la realtà italiana più importanti del settore.

 

 

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Altri riti della notte di San Giovanni : il nocino


Il 24 Giugno ricorre la festa di San Giovanni Battista : la vigilia di questo giorno nella notte si suole ripetere ogni anno una serie di rituali che variano da regione in regione .

Insieme alla raccolta di iperico , per ottenere l’oleolito ( leggi anche Oleolito di iperico e la notte di San Giovanni ), si suole anche raccogliere le noci per preparare il noto liquore , il nocino , che sarà pronto solo per il 31 ottobre , a Ognissanti .

Occorrente :

  • 1 Kg di noci (acerbe , verdi) in numero dispari ( circa 33/35 noci )
  • 1 litro alcool puro 95°
  • spezie ( 6 chiodi di garofano , 1 stecca di cannella , qualche foglia di alloro , bacche di ginepro , ecc..)
  • 500 g di zucchero
  • 500 ml di acqua minerale naturale

La preparazione è molto semplice : si lavano e si asciugano le noci e si tagliano in quattro parti . Disporre in un grande recipiente di vetro con chiusura ermetica le noci , le spezie e l’alcool e lasciare macerare al sole per circa 45 giorni rimescolando ed agitando di frequente .

Trascorsi i 45 giorni , si fa uno sciroppo con lo zucchero e l’acqua , facendoli sciogliere in un pentolino il tempo sufficiente per diventare trasparente ed omogeneo . Nel frattempo che lo sciroppo raffredda , si filtra l’alcool dalle spezie e le noci . Dopo aver filtrato bene , si può unire lo sciroppo ormai freddo . Il nocino tecnicamente è già pronto , ma si suole farlo riposare fino al 31 Ottobre in un luogo fresco e al buio .

La scelta delle spezie è molto soggettiva : qualcuno aggiunge anche noce moscata o bucce di limone .

 

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Malattie e problemi nella coltivazione del pomodoro


La coltivazione dei pomodori, indipendentemente dalla varietà scelta, è piuttosto semplice. Tuttavia richiede degli accorgimenti per prevenire malattie e problematiche tipiche di questa solanacea piuttosto diffuse.

Fortunatamente ad ogni problema c’è un rimedio e un modo per prevenirlo.

In assoluto il problema più diffuso è il cosiddetto marciume apicale.

Come si manifesta il marciume apicale: gran parte dei frutti, soprattutto le varietà allungate, presentano l’estremità opposta al picciolo annerita e marcescente. La causa scatenante è una carenza di calcio nel suolo o una mancanza di umidità o, come spiegato in precedenza in Elementi della fertilità del terreno e sintomi in caso di carenze,anche da un eccesso di potassio ed azoto che impediscono l’assorbimento di calcio.

Rimedi naturali al marciume apicale del pomodoro

Una volta che il marciume apicale si è formato chiaramente per i frutti già colpiti non c’è più nulla da fare, se non rimuoverli. E’ opportuno somministrare calcio alle piante colpite, irrigare con regolarità e, nel caso di sovradosaggi di azoto e potassio, sospende le concimazioni. Il modo più green per integrare calcio è sbriciolare gusci di uova ai piedi delle piante di pomodoro.

 

Dopo il marciume apicale, un altro problema molto frequente è rappresentato dalle lesioni della buccia dei pomodori, soprattutto nelle varietà con frutti grossi, come i “cuor di bue”: le spaccature sono superficiali, molto spesso formano una stella, da qui appunto spaccatura a stella, intorno all’attaccatura del picciolo. La causa è una crescita troppo rapida del frutto, dovuta quasi sempre ad un’eccessiva fertilizzazione o irrigazioni troppo abbondanti in seguito a lunghi periodi di siccità. Le crepe superficiali del pomodoro, in realtà, oltre ad essere antiestetiche, a breve termine non comportano gravi danni: appena notate pomodori con crepe è preferibile raccoglierli subito ed utilizzarli, eliminando solo la parte rovinata. A lungo termine, invece, i frutti con buccia lesionata sono esposti a virus e batteri, compromettendo l’intero frutto.

Come evitare le crepe sui pomodori

Il rimedio naturale alle crepe dei pomodori è la costanza: giusti dosaggi di acqua e concimi prevengono il problema. Evitare, dunque, lunghi periodi di siccità, seguite da eccessive irrigazioni di recupero.

A seguire, tra i problemi più frequenti c’è la cascola  di fiori, ovvero all’improvviso cadono in quantità massicce i fiori del pomodoro: questo fenomeno si verifica in presenza di temperature troppo basse, di solito sotto i 13° C, o troppo alte, sopra i 32° C. A meno che non ci sia stato uno sbalzo climatico mentre le piantine erano già in campo (e in tal caso è preferibile applicare tessuto-non tessuto), si consiglia di non trapiantare in pieno campo le piantine di pomodoro mai prima di Aprile e mai oltre Giugno.

In presenza, invece, di foglie ingiallite e arricciate, molto probabilmente si tratta di un attacco di afidi: nella parte sottostante della foglia, la cosiddetta pagina inferiore, sono presenti dei piccoli insetti che succhiano la linfa della pianta e secernono una sostanza appiccicosa, la melata. Dunque, oltre al danno strutturale della pianta (la foglia si arriccia per via dei fori praticati dagli afidi), subentrano successivamente anche delle malattie fungine. In caso di afidi, o altri parassiti, i rimedi naturali sono diversi, a partire dal già citato macerato di ortica, ma anche prodotti specifici ammessi in agricoltura biologica come l’olio di neem  o  il sapone molle potassico. Se invece le foglie sono solo ingiallite e non arricciate, molto probabilmente è solo una carenza di azoto.

Ultima problema ricorrente, ricordiamo, in fine, la ruggine, ovvero delle macchie polverose di colore scuro che altro non sono che delle muffe. Come la peronospora (altra muffa che colpisce il pomodoro), la ruggine predilige e prolifera in presenza di umidità. Dunque ancora una volta eccessi di acqua provocano solo danni. Inoltre bisogna specificare che la prima forma di prevenzione contro malattie e parassiti è la buona salute complessiva della pianta: una pianta sana tende ad ammalarsi meno e ad affrontare meglio le avversità. Molto utili pertanto a tale scopo l’impiego di prodotti a base di propoli o equiseto che al tempo stesso rinforzano le difese immunitarie della pianta e prevengono gli attacchi di muffe come anche l’oidio.

In caso di piante colpite da ruggine o peronospora, è preferibile eliminare le piante colpite, distruggendole. Dunque si sconsiglia anche di compostarle, per evitare la contaminazione del compost, perché purtroppo le spore di queste muffe sono molto resistenti e potrebbero addirittura resistere al naturale processo di “pastorizzazione” che avviene durante la maturazione degli scarti vegetali.

 

 

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Semine e lavori di Giugno

Che cosa si può dire di giugno, il tempo dell’estate nella sua nascente perfezione, il compimento della promessa dei mesi precedenti, e ancora nessun segno che ci ricordi che la sua fresca e giovane bellezza potrà un giorno svanire.
– Gertrude Jekyll –

Giugno è il risultato del lavoro fatto nei mesi precedenti : tutti i sacrifici e gli sforzi cominciano a dare i suoi risultati , o meglio ancora , i suoi frutti in questo mese .

Tuttavia le semine non s’interrompono , anzi , proseguono senza restrizioni di coperture o sbalzi di temperatura .

In fase di luna crescente all’aperto si seminano cavolfiore ( semenzaio)  , direttamente all’aperto cardo , fagiolo , fagiolino , basilico , bieta , carota , prezzemolo e zucchino , piante da fiore biennali ( garofano dei poeti , primula , campanula , malvarosa , digitale , non ti scordar di me ) e violaciocca . Sempre in fase crescente , si trapiantano all’aperto pomodori seminati nei mesi precedenti , cavoli , indivia , lattughe , scarola e sedano .

In questa fase si consiglia inoltre di applicare i tappeti erbosi a rotoli per un miglior risultato .

Via libera a talee di salvia e rosmarino . Si possono facilmente riprodurre in questo momento anche le fragole tramite gli stoloni .

In fase calante all’aperto in semenzaio si seminano radicchio di Chioggia , il cappuccio autunnale , porro , scarola , a dimora finocchio precoce . In questa fase del mese si consiglia inoltre di cimare le cucurbitacee rampicanti ( melone , zucche e angurie ) ; rincalzare fagiolo , patata , peperone , melanzana e pisello ; pacciamare le colture che maggiormente soffrono la mancanza di acqua o la concorrenza delle infestanti ; effettuare l’imbianchimento dell’indivia riccia , legando i cespi ( l’imbianchimento rende il cuore dell’indivia più tenero ) ; mettere i tutori alle rampicanti .

Sempre in fase calante si consiglia di cimare gli steli dei crisantemi , per ottenere una fioritura più abbondante , cimare i rampicanti , potare le rose non rifiorenti . Si estirpano i bulbi sfioriti , si ripuliscono e si lasciano asciugare in un locale non umido .

 

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Nuovi e vecchi sapori: i tenerumi

Chi ha origini meridionali conosce sicuramente i “tenerumi”, detti anche “talli” in Campania , “caddi” in Sicilia o “ciùmm” in Puglia.

Cosa sono i tenerumi

I tenerumi sono la parte più tenera dei germogli, comprese le foglie, delle cucurbitacee rampicanti, come zucche o le lagenarie.
Apparentemente i tenerumi potrebbero sembrare una parte di scarto da destinare alla fine del ciclo della pianta alla compostiera, piuttosto che in tavola. In realtà sono invece utilizzabili in molti modi e sono addirittura una vera e propria leccornia. Sicuramente, come l’alimurgia, l’uso delle foglie e dei germogli delle cucurbitacee trae origine dall’esigenza di poter cucinare, in tempi di crisi, tutte le parti edibili della pianta.

Come si cucinano i tenerumi

L’impiego più diffuso  dei tenerumi è lessati nelle minestre estive, ma in realtà possono essere anche ripassati in padella, utilizzati nelle frittate, in torte salate, sulla pasta o frullati per creare deliziose vellutate.
Si consiglia di raccoglierli tra maggio e giugno, proprio per avere la certezza che siano effettivamente ancora teneri e per non compromettere la fioritura e la produzione della pianta.

Proprietà dei tenerumi

Oltre ad essere buoni e praticamente a costo zero, i tenerumi hanno anche pochissime calorie e tutte le proprietà della zucca: molte vitamine, fibre e proprietà depurative.

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